Archivi categoria: Affinare l’azione

Made in Italy per l’industria del genocidio: dossier dei Giovani Palestinesi sul commercio energetico e militare tra Italia e Israele

Da Il Rovescio, 21.04.26

Segnaliamo questo interessante dossier sulle ditte italiane (suddivise per regione) che collaborano attivamente col genocidio in Palestina, affinché se ne faccia buon uso. Di seguito un estratto dalle conclusioni.


[…] Sulla base dei dati, emerge chiaramente che il commercio militare con Israele è rimasto attivo, strutturato e politicamente protetto. Dall’ottobre 2023, almeno 416 spedizioni legate all’ambito militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante originarie dell’Italia sono state inviate a Israele. Questi trasferimenti includevano spedizioni dirette legate allo Stato, avionica specializzata per aerei da combattimento, componenti per droni e sistemi di guerra elettronica, armi, sistemi idraulici e il carburante necessario a sostenere la mobilità e le operazioni militari. Non si tratta di casi isolati, ma di anelli di una catena di
approvvigionamento continua e strutturata
.
Le prove presentate dimostrano almeno due elementi. In primo luogo, il governo italiano ha raggirato l’opinione pubblica, rifiutando al contempo di chiarire le modalità con cui venivano condotte queste valutazioni “caso per caso”. In secondo luogo, l’Italia non è estranea all’industria genocidaria di Israele. Imprese italiane, enti legati allo Stato, porti, aeroporti, vettori logistici e infrastrutture energetiche hanno contribuito a sostenerla.

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SVILUPPARE UNA CAPACITÀ INCISIVA, RENDERE LE AZIONI EFFICACI

Da Abolition media, 04.03.2024

Un recente testo1 che delinea un percorso per lo sviluppo di capacità d’azione conclude che anche lo “studio delle vulnerabilità del dominio” richiede attenzione. Se esiste una capacità di distruzione, allora sorge spontanea la domanda su come indirizzarla in modo che colpisca dove fa più male. Immaginiamo cosa potrebbe comportare un approccio di questo tipo rivolgendo lo sguardo a un pilastro centrale del potere globale e della controinsurrezione: l’“industria della difesa” statunitense.

Gli anarchici e gli altri ribelli presenti negli Stati Uniti si trovano in una posizione privilegiata per colpire la macchina da guerra nordamericana: gli anni ’60 sono stati segnati da un prolungato sconvolgimento sociale, guidato principalmente da questo obiettivo, e negli anni successivi gli anarchici hanno occasionalmente superato la semplice opposizione alla guerra, arrivando ad attaccarla. L’attuale genocidio in Palestina ha acuito le tensioni sociali contro il militarismo statunitense, ma le azioni degli anarchici, al momento, hanno avuto un impatto limitato sui loro obiettivi e non hanno contribuito in modo significativo a far sì che il militarismo entrasse nell’immaginario popolare come qualcosa che può essere attaccato. Cosa potrebbe consentire agli anarchici di sferrare attacchi più significativi e di affinare una qualità d’azione che vada oltre il simbolico? A questo proposito, merita di essere discussa la proposta avanzata da “Frammenti per una lotta insurrezionale contro il militarismo e il mondo che ne ha bisogno”2: concentrarsi su attacchi ben ideati che prendano di mira i punti deboli della produzione e delle infrastrutture belliche.

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Colpire dove più nuoce

Da Finimondo, 7.05.2022

Le catene da spezzare

Raggiungi le lunghe macabre radici morbose che l’aratro dimentica,
Scopri le profondità; lascia che i lunghi viticci pallidi consumino tutto per scoprire il cielo; ora niente va bene
A parte gli specchi d’acciaio della scoperta ….
E le magnifiche enormi albe del tempo,
Dopo che saremo morti.

Robinson Jeffers, The broken Balance (1929)

Il poeta americano che ha scritto queste righe era un uomo che non amava la vita in società. Era troppo innamorato della bellezza della natura selvaggia per inchinarsi davanti alle misere realizzazioni della civiltà umana, preferendo la libertà solitaria ad una vita in compagnia degli orrori, dei genocidi e delle devastazioni avvenuti, che considerava segni peculiari della civiltà. Definiva filosofica la sua poesia, che è stata un’importante fonte di ispirazione per il risveglio ecologico degli anni 60, un «disumanesimo»: «Dobbiamo decentrare le nostre menti da noi stessi / Dobbiamo disumanizzare un po’ i nostri punti di vista e diventare più saldi / Come la roccia e l’oceano di cui siamo fatti». Questi richiami risuonano ancora oggi, nelle foreste oscure e nelle valli remote, e forse perfino nei corridoi delle città-prigioni dove più nulla ci collega alla realtà, a parte le merci inebetenti. E se c’è un ostacolo che ancora ci impedisce di voler demolire tutto per non prolungare l’attesa morbosa che ci attanaglia, un ostacolo da rimuovere con urgenza, dobbiamo sicuramente volgerci verso i famigerati miti del progresso, una convinzione del passato che la storia umana avanzi inesorabilmente verso maggiori libertà e felicità. Ormai è diventato impossibile ignorare che i grandi ecosistemi stanno crollando, o che l’appiattimento e la dipendenza prodotti da un secolo di industrialismo a tappe forzate ci stanno stritolando, e in effetti è sempre dietro la stessa tromba sfiatata del progresso che si schiera ogni adesione alla civiltà.

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AI MIGLIORI MANCA OGNI CONVINZIONE

Da Warrior Up, 08.05.25

Pur non condividendo alcune affermazioni e posizioni, pubblichiamo questo estratto del nr. 3 della rivista anti-tech Garden come contributo al dibattito sulle azioni contro le infrastrutture.

* Il titolo è una citazione della poesia “The second coming” di W.B. Yeats, che nella rivista precede l’articolo qui tradotto.


Alla fine di questo numero [non in questa traduzione, NdT], i lettori troveranno un elenco delle sottostazioni elettriche più critiche degli Stati Uniti. Queste informazioni sono state ottenute con mezzi legali a disposizione di chiunque disponga di una connessione Internet e del tempo necessario per mettere insieme i vari pezzi. Gli strumenti utilizzati a tale scopo saranno indicati alla fine dell’elenco, così che chiunque possa verificarne o incrociarne le informazioni. Anzi, lo incoraggiamo vivamente.


Siamo certi che l’elenco sia accurato e affidabile.
Se queste sottostazioni venissero danneggiate e i trasformatori dell’alta tensione venissero distrutti, la maggior parte, se non tutto il Paese, verrebbe immerso in un blackout caotico della durata di almeno dodici mesi. Crediamo che questo segnerebbe l’inizio di una vera rivoluzione anti-tecnologica. Crediamo che questa rivoluzione sia possibile. Crediamo che sia necessaria. Crediamo che sia l’unica lotta che conti.

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MEGA PROGETTO “TRANSIZIONE ENERGETICA”: INDIVIDUARE I PUNTI DEBOLI

Da Antisistema, numero 2, primavera 2024

+++ Sabotaggio: diversi fori praticati nel gasdotto LNG appena completato a Brunsbüttel +++ Camion bruciato nella miniera di Welzow +++ In fiamme un cementificio a Berlino, i dipendenti sono temporaneamente esonerati dal lavoro+++ Decine di persone sabotano la cava di ghiaia a Langen vicino a Francoforte +++ Un incendio vicino a Monaco distrugge una cava di ghiaia insieme a un hangar, un edificio adiacente e diversi nastri trasportatori +++

Sembra che gli atti di sabotaggio nella lotta contro la distruzione della natura si stiano diffondendo. Per lo meno, sempre più ambienti discutono apertamente se le vecchie forme di protesta non abbiano ormai fatto il loro tempo, dato che sono chiaramente inefficaci e portano solo a processi e sanzioni. In un numero sempre maggiore di dibattiti si percepisce un tono di urgenza e chi si stupisce se, data l’impossibilità di cambiare il corso catastrofico degli eventi, sempre più persone ricorrono a mezzi più coerenti? Mentre la stragrande maggioranza dei gruppi ambientalisti e climatici sta lavorando per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e quindi fare pressione sui politici, con mezzi legali o illegali, la gravità della situazione attuale ha portato molti a considerare un’altra opzione: il sabotaggio, l’idea di interrompere il corso degli eventi e causare destabilizzazioni. È chiaro e ovvio chi sia responsabile della continua distruzione del pianeta, chi ne tragga profitto e chi renda la vita sempre più impossibile a tutti gli esseri viventi su questo pianeta: in primo luogo l’industria dei combustibili fossili, le compagnie petrolifere e plastiche, le aziende militari, i produttori farmaceutici e di fertilizzanti, le industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio e gli operatori minerari. Responsabilità chiare, ostilità chiare. Vogliamo fare appello a questi attori, influenzare la loro coscienza, richiamare simbolicamente l’attenzione sul loro ruolo? Oppure sabotare la loro attività per porre fine alle loro azioni? Queste sono domande fondamentali che devono essere poste e affrontate nelle lotte, perché da un lato sono il punto di partenza per decidere come vogliamo agire (quantitativamente o qualitativamente?) e dall’altro indicano come vogliamo affrontare le forze autoritarie in generale (cooperare con chi detiene il potere e il suo apparato, compresi polizia e stampa, o affrontarli su tutti i livelli?).

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Le navi posacavi: imbarcazioni fondamentali per la rete Internet

Da Trognon, 21.12.25

Un piccolo studio personale sulle navi posacavi Orange Marine e Alcatel Submarine Networks.

Recentemente ho visto il documentario di ARTE intitolato “Internet, un gigante molto vulnerabile” [Internet, un géant très vulnérable]. Il documentario adotta un approccio piuttosto poco critico e la domanda latente è soprattutto quella relativa al miglioramento della resilienza delle reti Internet. Tuttavia, permette di vedere l’interno di diverse infrastrutture strategiche, come i data center. Si parla anche molto dei cavi in fibra ottica sottomarini, un’infrastruttura fondamentale per il funzionamento di Internet e per lo scambio di informazioni in tutto il mondo.

I cavi sottomarini: una sfida strategica

Questi cavi sono spesso descritti come un punto debole della rete. Si trovano sul fondo del mare, dove vengono posizionati da navi posacavi, e possono subire danni a causa di diverse cose: tempeste (possono essere spostati dalle correnti o risalire in superficie), incidenti di pesca (le reti dei pescherecci possono danneggiarli) o veri e propri atti di sabotaggio (per esempio, le navi della flotta segreta russa lascerebbero volontariamente trascinare le loro ancore per tagliare i cavi “nemici”). Questi cavi risalgono verso le coste, dove si trovano stazioni di atterraggio che li collegano alla rete elettrica o in fibra ottica terrestre.

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[Francia] Pilone! Pilone! Fuoco, fuoco!

Da trognon, 28.03.24

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Come preparare una molotov!

Da MTL Counter-info, 04.09.2017

Crediamo sia importante che le conoscenze relative alle tattiche di conflitto si diffondano il più possibile in vista di future rivolte.

Le tattiche di scontro con la polizia possono aumentare la nostra sicurezza e far paura alla polizia stessa.

Dobbiamo stare attenti quando giochiamo con il fuoco, ma con la dovuta cautela le molotov possono aumentare notevolmente la nostra forza nelle strade.

Ingredienti :

  • bottiglia di vetro da 500ml
  • guanti
  • benzina
  • olio motore
  • imbuto
  • garze o stracci
  • nastro adesivo

Non toccare mai i materiali senza guanti per evitare di lasciare impronte.

Per prima cosa, riempite per metà le bottiglie di vetro con una miscela composta da 2/3 di benzina e 1/3 di olio motore. L’aggiunta di olio motore permette di alimentare un fuoco più grande e più duraturo. Lasciare uno spazio vuoto nella bottiglia fa sì che questa si riempia di vapori di benzina, rendendo le molotov più esplosive.

Per la miccia (stracci o garza), fate un nodo che possa rimanere all’imboccatura della bottiglia, a 2,5 cm dal bordo superiore. La miccia dovrebbe essere abbastanza lunga da toccare la benzina. Se capovolgete la bottiglia, il nodo dovrebbe rimanere al suo posto. Poiché la benzina evapora, utilizzate del nastro adesivo per rendere il collo della bottiglia più ermetico.

Per realizzare cocktail Molotov più grandi, puoi usare una bottiglia di vino con tappo a vite, che dovrai semplicemente riavvitare.

Le molotov realizzate con bottiglie birra possono essere trasportate nella loro confezione. Sigillatele in un sacchetto della spazzatura per ridurre l’odore di benzina ed evitare di lasciare impronte digitali.

Aspettare al massimo 30 secondi prima di lanciare una molotov una volta accesa.

State al sicuro! Siate feroci!

Prepararsi per una notte di divertimento immemorabile

Da BC Counter info, 31.8.25

Questo testo è pensato per accompagnare gli opuscoli riportati di seguito, disponibili sul sito web notrace.how [in inglese].

Lo scopo di questo testo è prepararti a come diversi fattori, quali stress, nervosismo e l’intervento della polizia con luci e sirene, possano influenzarti durante la tua notte di divertimento “immemorabile”. Questa non è una guida su come prepararsi o compiere un’azione: ce ne sono già molte disponibili e sono stati forniti i link a risorse che abbiamo trovato utili.

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