ELECTRIC FUNERAL – Un’analisi approfondita dei circuiti della megamacchina

Da Green Anarchy, n°15 Inverno 2004

In un mondo dominato da un’unica superpotenza, esiste un solo obiettivo privilegiato per chi non è soddisfatto dello status quo. Le infrastrutture critiche costituiscono la categoria di obiettivi più importante all’interno di tale obiettivo privilegiato, e l’infrastruttura elettrica è senza dubbio la più vulnerabile tra le infrastrutture critiche.

Tenente colonnello Bill Flynt, Ufficio per la Sicurezza Interna

Siamo nel 2004 e il pianeta è sotto l’assalto di una megamacchina sterminatrice che segue la propria logica tecnologica di autoannientamento. Questa struttura di potere ormai monolitica, con la sua vasta rete di maglie amministrative e reti militari, è l’inconscio suicida della storia patriarcale che si avvia verso l’Armageddon: il finale fiammeggiante e intriso di sangue del patologico istinto di morte della civiltà. Due mondi, in netto contrasto tra loro, sono entrati in violenta collisione: le acque correnti della vita libera e i pozzi stagnanti e avvelenati della civiltà tecno-industriale.

Una tempesta si sta addensando e, dal rantolo di morte della nostra epoca, sta sorgendo un’ondata di nuova vita: nuovi movimenti di resistenza antiautoritaria che stanno prendendo coscienza dell’orrore e della disperazione della nostra condizione, movimenti pronti a lanciarsi in una guerra aperta contro il sistema tecno-industriale e la sua traiettoria omnicida. Questi nuovi movimenti – nati da una speranza di liberazione nell’ora più buia della nostra Terra – hanno ispirato milioni di persone in tutto il mondo e si sono opposti al sistema con una ferocia che non si vedeva in questo paese da decenni.

Ma una cosa che sembra mancare a molti di questi nuovi movimenti ribelli è una strategia d’insieme, una strategia che miri e che possa portare al crollo della Macchina della Morte. Se siamo d’accordo sul fatto che il nostro obiettivo sia quello di mettere fuori uso la Megamacchina, allora dobbiamo esaminare attentamente l’anatomia fisica dell’Ordine Meccanicistico e individuare le azioni che possiamo intraprendere per «livellare il campo di gioco». Le macchine, le istituzioni e la “realtà” stessa sono costruzioni sociali e sono quindi suscettibili di decostruzione. La civiltà in cui viviamo (o, per essere più precisi, di cui siamo prigionieri) è una Civiltà Elettrica e ci sembra ovvio che la rete elettrica offra ovunque un punto debole ai sabotatori. Ammettiamolo: l’ora dell’ultimo giudizio si avvicina, il Moloch si nutre delle vittime della guerra in maniera difficile da immaginare, la struttura genetica della vita stessa viene manipolata dai mercanti di morte della scienza e stiamo finendo l’aria da respirare…

Le nostre tattiche DEVONO diventare più aggressive se vogliamo abbattere – fisicamente – questo sistema marcio e trascinare via il suo cadavere putrido dalla scena mondiale una volta per tutte.

L’Italia negli ‘80: emerge una strategia

Questi scritti sono apparsi a Palermo in solidarietà con delle azioni in cui sono stati segati i tralicci dell’ENEL a Caorso e Montalto (linea centrale). Si tratta degli ultimi esempi di una serie di atti di sabotaggio che da tempo vengono compiuti in tutta Italia. Perché la polizia e la magistratura stanno scatenando una reazione così sproporzionata a questo tipo di azioni? A nostro avviso queste azioni dirette, che chiunque può compiere in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, li spaventano forse più della formazione stessa di un gruppo armato. Questo perché il gruppo armato specifico è controllabile grazie al programma e alla logica a cui aderisce, mentre la diffusione di atti di sabotaggio mette in difficoltà la struttura del potere perché chiunque può compiere tali atti. Basta procurarsi un seghetto e scegliere un traliccio.

Questo non piace ai Verdi, ai pacifisti o agli ambientalisti perché tali azioni minano il loro lavoro di politici che tendono a omogeneizzare il movimento alla loro pratica di dissenso platonico.

Riaffermiamo il nostro antagonismo e disprezzo nei confronti degli alti sacerdoti dell’ecologia. Per noi antagonisti l’azione diretta è un attacco contro le strutture che producono energia nucleare.

Gruppo anarchico di Palermo, 1987

Alla fine degli anni ’80 in Italia si combatteva un’infuocata battaglia (e lo intendiamo letteralmente) contro la costruzione di centrali nucleari e contro le industrie e i think tank responsabili della produzione di questa tecnologia. Da una parte della lotta c’erano tutte le varie forze politiche riformiste (Verdi, Partito Comunista, ambientalisti, pacifisti) che proponevano leggi e referendum antinucleari e che cercavano di collocare la lotta su un piano istituzionale, pienamente integrato nella logica governativa/parlamentare. Ma una componente altrettanto importante della lotta era costituita da una confederazione informale di anarchici insurrezionalisti, libertari e compagni non allineati che operavano al di fuori e contro il quadro istituzionale e che concretizzavano la loro resistenza, non solo con blocchi alle centrali nucleari, ma come un attacco generalizzato all’energia atomica.

Nel 1986 si giunse a un bivio cruciale nella lotta, quando gli anarchici – frustrati dai subdoli «giochetti» dei riformatori del nucleare – iniziarono a sviluppare un movimento autonomo e radicale contro il progetto nucleare. Come affermò all’epoca il gruppo editoriale di “ProvocAzione”: “Alle montagne di carta straccia prodotte da chi sostiene e pratica i referendum parlamentari, noi proponiamo l’azione diretta, unica possibilità di trasformare realmente questa società perché indica la necessità dell’attacco contro le strutture di dominio (comprese quelle nucleari) e gli obiettivi a cui mirare. I nostri alleati e complici sono gli antagonisti e i ribelli, perché vogliono vivere, non vegetare, ribellandosi e prendendo in giro i riformisti che predicano la sopravvivenza». Fu in questo contesto sociale che cominciarono ad emergere nuove ed efficaci strategie contro l’energia nucleare e la rete elettrica stessa…

-Il 12 luglio 1987, un traliccio dell’alta tensione dell’ENEL (Ente Nazionale per Energia Elettrica) a Cosenza, in Italia, fu segato alla base. Dopo aver segato i tralicci, gli ignoti autori dell’azione notturna li fecero cadere, mettendo fuori uso una linea elettrica da 150 mila volt. Lo stesso destino toccò a un altro traliccio dell’ENEL nella zona del Brasimone il 9 settembre 1987. Anche quel traliccio, che alimentava il reattore nucleare Pec, fu sabotato da ignoti che lasciarono un volantino sul posto: “No alle centrali nucleari e a carbone, no alla guerra, no ai padroni dell’energia”.

– L’8 marzo 1988, un gruppo autodenominatosi «Rivoluzionari Antinucleari» attaccò un altro traliccio dell’alta tensione in Italia. Ecco un estratto del loro comunicato:

L’8 marzo abbiamo abbattuto un traliccio dell’alta tensione nella provincia di Cosenza. In questo modo intendiamo colpire la banda infame dell’ENEL, protagonista del progetto atomico in Italia e all’estero. Non deleghiamo a nessuno la nostra libertà di controllare le nostre vite e vogliamo distruggere quella che ci hanno imposto. La miseria del lavoro salariato, la morte nucleare, la crescente militarizzazione del nostro territorio e della società stessa sono le prigioni che si definiscono socialdemocrazia.

L’incubo nucleare è un efficace strumento di polizia per terrorizzare la popolazione, creando quello stato di impotenza e delega necessario per continuare a governarci. La complicità dei partiti politici, con parole, giochi di potere e dolci illusioni attraverso i referendum, sta chiaramente cercando di uccidere la lotta antinucleare e seppellirla in un campo istituzionale. Noi lo rifiutiamo.

La farsa della Conferenza Nazionale sull’Energia convocata dall’ENEL e dal Governo mostra la chiara volontà di far sembrare una scelta decisa da tempo come qualcosa da discutere in Parlamento. Diffondiamo il sabotaggio su tutto il territorio, colpendo le strutture che stanno portando avanti tali progetti di morte.

-Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1988 furono abbattuti altri due tralicci: uno nella zona di Settebagni, vicino a Roma, e un altro nella zona di Cosenza. Il sabotaggio fu rivendicato con una lettera inviata all’agenzia di stampa Ansa, nella quale alcuni compagni anonimi si dichiararono contrari alle centrali nucleari.

-Il 13 aprile 1988, giorno in cui il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio concesse un provvedimento di sospensione all’ENEL, che chiedeva di poter riprendere i lavori alla centrale nucleare di Montalto di Castro, si verificarono tre attentati attacchi con ordigni contro l’industria nucleare. Durante la notte, bombe carta esplosero in un laboratorio di ricerca dell’ENEL e in due aziende: la Carlo Gavazzi Control, che fabbricava condensatori, e la Passoni e Villa, che produceva componenti elettrici ed elettronici. Gli attacchi furono rivendicati da compagni anarchici in un volantino che giunse all’agenzia di stampa ANSA e a Radio Popolare a Milano il giorno successivo. Circa una settimana dopo, il 19 aprile, un’altra bomba antinucleare scoppiò presso l’agenzia di telecomunicazioni FITRE a Milano. Questo attacco era firmato con una A cerchiata.

– Il 9 giugno 1988, una linea elettrica principale del comune di Vicenza fu distrutta da un incendio. Su «Sicilia Libertaria» fu pubblicato un volantino riguardante l’attacco a questa linea elettrica:

Abbiamo sabotato un traliccio dell’alta tensione sopra Crotone1, dove le fabbriche riversano nuvole tossiche, inquinamento, sfruttamento, prodotti tanto inutili quanto velenosi. LA MAFIA DEL CAPITALE E I SUOI STATI STANNO METTENDO IN ATTO LA DISTRUZIONE ASSOLUTA DELLA VITA SULLA TERRA! I loro complici sono i politici, i partiti, i sindacati, gli “uomini di cultura”, gli “scienziati”. I complici forzati del proprio sterminio sono le persone corrotte e soggiogate dai miti del “benessere”, della “merce”, della “civiltà”, del “progresso”. Noi lottiamo per liberarci da questa prospettiva imminente. Ciò potrà avvenire seriamente solo dopo l’eliminazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente.

Quindi stiamo attaccando con il sabotaggio, con il rifiuto del consumismo e dello spreco, e diciamo: fermate immediatamente ogni tipo di produzione industriale e di combustione (traffico, riscaldamento, industria) che sia anche solo leggermente inquinante, e tutti gli altri processi di saccheggio dell’ambiente che sono altrettanto stupidi e omicidi.

-E infine, il 15 ottobre 1988, nella zona montuosa del «Noce», in provincia di Catanzaro, un traliccio dell’ENEL da 150 mila kilowatt fu parzialmente segato. Alla base del traliccio, i Carabinieri trovarono un dispositivo temporizzato e alcuni volantini che gli ignoti sabotatori avevano lasciato sul posto.

Da allora, gli attacchi alle infrastrutture elettriche sembrano essere diventati una tattica privilegiata dagli anarchici in Italia. Negli anni ’90 – parallelamente alla diffusione fulminea di computer e telefoni cellulari – si è assistito a un approfondimento della critica e a un ampliamento della prassi che ha preso di mira l’intera rete elettrica in cui siamo intrappolati. Le torri per le trasmissioni ad alta frequenza e i ripetitori cellulari sono ora bersagli comuni del sabotaggio rivoluzionario, poiché diventa sempre più evidente che il nostro pianeta si sta trasformando in un campo elettromagnetico onnipervasivo e letale, dove emissioni invisibili e correnti silenziose e cancerogene attraversano quotidianamente i nostri corpi.

Voi avete il potere, ma noi abbiamo la notte

In Nord America si sono verificati anche diversi casi degni di nota in cui i radicali hanno colpito le infrastrutture elettriche “dove fa male”, sebbene siano stati più sporadici e maggiormente censurati dallo Stato. Tuttavia, frammenti di folklore radicale relativi a questi episodi sopravvivono nella “tradizione orale” di certi circoli anarchici, e il ricordo di queste ribellioni non è stato completamente soffocato da decenni di propaganda di regime. Uno degli episodi più interessanti (e conosciuti) di sabotaggio elettrico in Nord America si è verificato durante il cosiddetto “Trouble on the Prairie” scoppiato negli anni ’70, durante le “guerre energetiche” tra le comunità agricole del Minnesota e le aziende elettriche sia pubbliche che private.

Ad esempio, a Lowry, nel Minnesota, un gruppo di cittadini denominato «Assemblea Generale per Fermare la Linea Elettrica» si organizzò per impedire la realizzazione di una «servitù di passaggio» per una linea elettrica che attraversava i loro terreni agricoli rurali. La comunità decise di ricorrere a una «strategia diversificata»: furono organizzate manifestazioni e inviate lettere di protesta ai rappresentanti dello Stato, ma il progetto per la centrale elettrica andò comunque avanti. A quel punto furono distrutte le fondamenta e i materiali da costruzione, e i trattori tirarono giù decine di tralicci man mano che venivano eretti. Alla fine fu chiamata la Polizia di Stato, furono effettuati degli arresti e le centrali elettriche e le linee elettriche furono infine costruite e rese operative. Ma nel loro manifesto del 1981, la comunità di Lowry discusse di come il loro scontro con il governo avesse dissipato molte illusioni che un tempo nutrivano riguardo alla “democrazia”:

Stiamo sopravvivendo. Non ci siamo lasciati fermare quando siamo stati ripetutamente e vergognosamente traditi dai politici. Continuiamo a sopportare le ferite inflitte da una sfilza di burocrati incompetenti che agiscono in collusione con le aziende elettriche. Non siamo stati sconfitti quando giudici insensibili hanno continuato a decidere che il tempo e il denaro delle compagnie elettriche fossero più importanti della verità, e persino più importanti della loro stessa legge. La forza bruta combinata dell’FBI, della BCA2, della polizia statale e locale e degli eserciti privati assoldati dalle aziende elettriche non è stata abbastanza forte da distruggerci. E siamo sopravvissuti alle menzogne, alle minacce, alle intimidazioni, agli inganni e alla distruzione arrogante che le stesse aziende elettriche hanno scagliato contro di noi. La linea è entrata in esercizio commerciale due anni fa e noi siamo ancora qui! Non era mai successo prima…

Il 3 luglio 1981, nei pressi di Moab, nello Utah, alcuni sabotatori abbatterono un traliccio della Utah Power and Light che sosteneva linee elettriche da 345.000 volt, a sette miglia a sud del secondo Round River Rendezvous annuale organizzato da Earth First! Nessuno è mai stato arrestato per questa azione, né per una simile avvenuta un anno prima in Colorado, in cui 3,2 miglia di linee elettriche furono abbattute dopo che i loro supporti furono segati, costando alla Colorado Ute Electric Association 270.000 dollari in spese di riparazione.

Ci sono alcuni altri casi di sabotaggio elettrico avvenuti negli anni Novanta di cui siamo a conoscenza, ma purtroppo questa pratica non ha ancora preso piede in Nord America (lo scopo di questo articolo è proprio quello di approfondire questo argomento). Nel 1990, dopo le celebrazioni della Giornata della Terra, individui sconosciuti che si facevano chiamare Earth Night Action Group hanno compiuto due attacchi consecutivi a Freedom, in California, segando prima due pali della luce in legno e poi abbattendo una torre di trasmissione in acciaio appartenente alla Pacific Gas and Electric Company. Ciò ha causato un’enorme interruzione di corrente che ha lasciato senza elettricità i residenti della contea di Santa Cruz per 10-18 ore. E nel febbraio 1996, sono state utilizzate bombe artigianali per attaccare un sistema SCADA3 di una centrale idroelettrica in Oregon.

Sabotaggio: la via del successo

La natura imperialista della rete elettrica è stata da tempo riconosciuta e contrastata anche dalle comunità indigene, ma i limiti di spazio ci impediscono di approfondire questo argomento in modo troppo dettagliato. Tra i numerosi esempi di resistenza indigena all’avanzata del mondo elettrico vi è la lotta degli indigeni venezuelani contro l’azienda statale «Electrificación del Caroni» (EDELCA). Alla fine degli anni ’90, la Federazione Indigena dello Stato di Bolívar, che comprende le comunità Pemon e altri gruppi nativi, ha protestato contro la costruzione di una linea elettrica, temendo che avrebbe portato a nuovi insediamenti minerari, turismo e urbanizzazione nelle loro terre ancestrali. Quando le loro proteste furono ignorate, la gente iniziò ad abbattere i tralicci destinati a trasportare l’elettricità dalla diga di Guri, nel sud-est del Venezuela, al nord del Brasile. L’EDELCA segnalò almeno quattro episodi di sabotaggio nel settembre del 2000, compreso uno in cui sette tralicci furono abbattuti durante la notte.

Silenziare le telecomunicazioni: un dialogo con il problema

Il grandioso progetto che è il cyberspazio si fonda sulle realtà concrete di ciò che è necessario per sostenerlo. I mondi artificiali e virtuali di Internet sono completamente interconnessi con l’Ordine Elettrico che permea tutto ciò che esiste, e dipendono ancora da temi antichi e ricorrenti che legano la “salute” diagnostica della civiltà alle sue fonti di energia, alla guerra e allo sfruttamento ecologico. Nel suo insieme, questa infrastruttura rappresenta e sostiene materialmente lo spettacolo dell’immaterialità ultraterrena, dipendendo al contempo da un assemblaggio fisico di cavi, spine e prese, linee di distribuzione e pali, trasformatori e centrali elettriche. Senza queste estensioni – e senza elettricità – il cyberspazio cesserebbe di esistere, e così anche la nuova economia globale, poiché dipende dall’energia elettrica, dai media e dalla tecnologia per funzionare. Data la portata dell’industria delle telecomunicazioni (in particolare di Internet) e la sua criticità per le altre infrastrutture, è facile notare come la vulnerabilità dei sistemi di comunicazione delle informazioni potrebbe paralizzare anche la struttura di potere più “impermeabile”.

Un guasto alla rete di AT&T4, ad esempio, avrebbe sicuramente ripercussioni sul settore aereo, che sarebbe costretto a sospendere le operazioni poiché le torri di controllo non potrebbero comunicare tra loro. I virus informatici – un’altra forma di guerra elettronica – potrebbero essere facilmente diffusi con l’intento di danneggiare i computer collegati in rete su scala globale, compresi i servizi bancari elettronici e i mercati azionari. In effetti, basta guardare all’esercito statunitense per avere un’idea di quanto possa essere efficace la guerra elettrica. In Serbia, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno testato un missile da crociera “a grafite”, in cui contenitori di nastro di grafite esplodevano formando grandi reti di nastri sopra le linee elettriche, che poi causavano un cortocircuito nella rete elettrica provocando picchi di tensione e archi elettrici. Nelle guerre del Golfo e in Serbia, le “bombe intelligenti” a guida elettronica hanno individuato centrali elettriche e strutture di telecomunicazione tramite software di intelligenza artificiale (AI) e sistemi di posizionamento globale (GPS), in modo da neutralizzare il comando elettrico delle forze nemiche.

Come ci hanno dimostrato i recenti conflitti tra Stati-nazione, il primo passo per sconfiggere l’avversario consiste nel mettere fuori uso o distruggere le sue fonti di energia artificiale. Oltre alle rivolte ai margini dei vertici economici mondiali, forse è giunto il momento che gli anarchici cerchino modi per rendere inoperante la civiltà industriale staccando la spina alla sua rete elettrica (si consiglia ai liberali che amano i loro computer e le opportunità di “networking” che presumibilmente ci offrono di riflettere sulla radice greca della parola “cyber” – kybernan – che significa controllare o governare).

Un oggetto da distruggere

Potrebbe darsi che, in futuro, la gente guardi indietro all’Impero americano, all’impero economico e all’impero militare, e dica: «Non si erano resi conto che stavano costruendo l’intero impero su fondamenta fragili. Avevano sostituito quelle fondamenta, fatte di mattoni e malta, con bit e byte, e non le avevano mai rinforzate. Per questo, un giorno un nemico è riuscito a presentarsi e a far crollare l’intero impero». Questo è il timore.

Richard Clarke, capo del Comitato Consultivo Presidenziale sulle Infrastrutture Critiche

La sola rete di trasmissione elettrica degli Stati Uniti conta 204.000 miglia di linee di trasmissione gestite da quattro reti regionali distribuite in tutto il Nord America: Western Interconnection, Eastern Interconnection, Electricity Reliability Council of Texas e Provincia del Québec. La rete ha una capacità di generazione di 800.000 megawatt ed è suddivisa nei settori della produzione, della trasmissione e della distribuzione di energia elettrica. Questi settori comprendono una rete nazionale di 5.000 centrali elettriche alimentate a gas naturale, energia nucleare, energia idroelettrica (dighe), petrolio e carbone, nonché una rete fisica di oltre 4.000 miglia di gasdotti, raffinerie, sistemi di comunicazione e sottostazioni.

La struttura di base di un sistema di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica è costituita da un sistema di generazione, un sistema di trasmissione, un sistema di sottotrasmissione, un sistema di distribuzione e un centro di controllo. In genere, la comunicazione tra il sistema del centro di controllo e le apparecchiature sul campo avviene tramite reti di comunicazione di proprietà delle aziende elettriche. Oggi, la maggior parte di queste reti si basa sulla tecnologia a microonde analogica e digitale, sebbene linee dedicate, costituite da linee elettriche, satelliti e fibre ottiche svolgano certamente il loro ruolo. Queste apparecchiature sul campo, denominate Unità Terminali Remote (RTU), fungono da centro di smistamento per i dati in entrata.

I sistemi di controllo digitale, come gli SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition Systems), supervisionano e regolano infrastrutture reali quali gasdotti, raffinerie di petrolio e reti elettriche. Esistono quattro o cinque aziende, tre delle quali europee, che producono il software SCADA ampiamente utilizzato nel settore dell’energia elettrica. La maggior parte dei sistemi SCADA utilizza software operativo Microsoft, il che significa che possono essere manipolati da remoto e che i loro utenti hanno, in sostanza, un bersaglio dipinto sulla fronte.

I trasformatori, le torri per le microonde e le sottostazioni di trasmissione si trovano spesso in zone isolate e disabitate. Le sottostazioni elettriche sono quasi sempre protette solo da un lucchetto sul cancello d’accesso. Una volta all’interno, un sabotatore esperto potrebbe distruggere un’intera sottostazione. Le linee elettriche ad alta tensione sono sostenute da imponenti tralicci, costruiti su fondamenta in cemento ma non progettati per resistere ad atti di sabotaggio. Ogni traliccio ha da quattro a otto gambe, fissate alle fondamenta in cemento con bulloni massicci. Chiavi inglesi, cannelli ossidrilici ed esplosivi sarebbero sufficienti a compromettere l’integrità dell’intera struttura; molte di queste linee elettriche attraversano zone desolate e vengono ispezionate solo una volta alla settimana da squadre di manutenzione, solitamente in elicottero.

Probabilmente ciò che rende la rete elettrica un bersaglio così allettante è il fatto che sta già cadendo a pezzi, da sola! Il blackout del 1996 sulla costa occidentale, che ha colpito 4 milioni di persone dalla Columbia Britannica al Messico (comprese alcune zone degli Stati Uniti che si estendono dall’Oregon al Wyoming), è stato causato dal cedimento delle linee di trasmissione della Bonneville Power Administration (BPA) sui rami degli alberi. Allo stesso modo, il 28 settembre 2003, un albero sradicato dalle tempeste in Svizzera è stato ritenuto responsabile della paralisi delle forniture elettriche in tutta Italia, dopo aver reciso una linea elettrica vitale che attraversava le Alpi. L’intero territorio italiano, insieme ad alcune zone della Svizzera e dell’Austria, è stato colpito dal blackout. E, naturalmente, l’enorme blackout dello scorso agosto nel Nord-Est e in alcune zone dell’Ontario, durato diversi giorni, è stato il singolo più grande blackout nella storia degli Stati Uniti.

Le forti interconnessioni tra i vari settori industriali hanno permesso anche ai ribelli non umani di sferrare colpi efficaci contro l’Impero: nel 1986, in California, un castoro abbatté strategicamente un albero dello spessore di 25 centimetri in modo che cadesse su una linea elettrica principale. Di conseguenza, 400 residenti di Cottage Grove e diverse industrie rimasero senza elettricità per 3 ore (il sabotatore vittorioso non fu mai catturato!). Nel 1987, a Ft. Pierce, in Florida, due attacchi di meduse (considerate ingiustamente da molti come una delle specie più ignobili della Terra) alla centrale nucleare di St. Lucie causarono due arresti separati (il primo attacco di meduse bloccò il sistema di raffreddamento alimentato dall’oceano della centrale, mentre il secondo coprì il sistema di filtraggio dell’acqua: la perdita finanziaria complessiva per la Florida Power and Light, Co. è stata di oltre 1 milione di dollari). E a New York, ogni anno si spendono migliaia di dollari per sostituire i cavi della TV via cavo che vengono usati dai roditori per affilarsi i denti, con grande costernazione degli appassionati del piccolo schermo.

Luci spente!

Con l’avanzare della tecnologia, cresce anche la sua dipendenza da altri settori: alcune infrastrutture dipendono da altre, e quando si verifica un’interruzione imprevista della capacità di trasmissione elettrica, la produzione di energia elettrica deve essere immediatamente sospesa. Altrimenti, la produzione del generatore verrebbe reindirizzata e sovraccaricherebbe le linee di trasmissione rimanenti, causando “oscillazioni di tensione” che si propagherebbero attraverso la rete elettrica e ne metterebbero fuori uso porzioni significative. Pertanto, un attacco ben pianificato che paralizzi le principali strutture energetiche potrebbe ostacolare gravemente la distribuzione del gas naturale e potrebbe facilmente portare a guasti a cascata della rete elettrica e del sistema di telecomunicazioni.

I costi legati al blackout avvenuto negli Stati Uniti nell’agosto 2003 sono attualmente stimati a 700 milioni di dollari e continuano a crescere. Una settimana dopo l’interruzione di corrente negli Stati Uniti, i ribelli separatisti georgiani hanno messo fuori servizio la centrale idroelettrica di Inguri (nella zona del conflitto tra Georgia e Abkhazia), quando due tratti di una linea elettrica da 500.000 volt sono stati danneggiati dai colpi di un’arma automatica. Di conseguenza, la centrale idroelettrica di Inguri si è spenta automaticamente, lasciando tutta la Georgia senza elettricità. Inoltre, l’efficacia del sabotaggio infrastrutturale non è sfuggita agli insorti iracheni, che compiono regolarmente attacchi alle infrastrutture petrolifere, vanificando direttamente i tentativi di “ricostruzione” della coalizione e minando i finanziamenti per l’insediamento di un regime fantoccio sostenuto dalla CIA. A Bassora, i circuiti sotterranei di proprietà della Bechtel Corporation vengono regolarmente attaccati da persone che vi versano addosso del gas e danno fuoco al combustibile.

Allora benvenuti nella Terra Desolata! È ora di ricominciare da capo… è ora di riconquistare il paradiso terrestre che i nostri antenati un tempo conoscevano… le profezie si stanno avverando mentre un ciclo volge al termine… riscaldamento globale, piogge acide, grave riduzione dello strato di ozono… i segni dei tempi sono ovunque, quindi assicuriamoci di essere pronti… a distruggere la Megamacchina prima che possa essere riparata… quando le linee elettriche crolleranno e le strade si disintegreranno… ci fonderemo con le piogge battenti e ci muoveremo per distruggere lo Stato!

The Havoc Mass

  1. NDT Questa incongruenza geografica riflette un’evidente ignoranza dell’autore nei confronti della geografia italiana. Ma questo piccolo errore a nostro parere non toglie valore al testo e al suo evidenziare l’efficacia di una strategia d’attacco alle infrastrutture e gli antecedenti storici nelle pratiche anarchiche. Ad una più approfondita ricerca storiografica il compito di ricostruire correttamente questo intenso periodo di lotta in Italia. ↩︎
  2. NDT Probabilmente ci si riferisce alla Bureau of Criminal Apprehension, un’agenzia statale incaricata di assistere le forze dell’ordine locali nelle indagini penali e negli arresti. ↩︎
  3. NDT Supervisory Control And Data Acquisition, un sistema utilizzato per monitorare e controllare a distanza i macchinari industriali. ↩︎
  4. NDT American Telephone and Telegraph. ↩︎