Archivi categoria: Memoria combattiva

[Canelones, Uruguay] Rivendicazione dell’attacco incendiario contro un’antenna telefonica

Da Informativo Anarquista, 19.06.26

Il fuoco luddista è tornato a illuminare la notte della soddisfazione cittadinista e la monotonia delle nostre vite da consumatori. Nella notte tra il 29 e il 30 maggio abbiamo bruciato un’antenna di telefonia e tutta la sua merda di apparecchi radiomagnetici. Questo sulla costa di Canelones, territorio controllato dallo stato uruguaiano, assassino e repressore. In memoria del compagno Panky Mauri, caduto 17 anni fa e di tuttx lx combattentx assassinatx e incarceratx dal capitale.

In questa epoca di tecnofascismo e di attivismo in rete, ricordiamo che le basi materiali di questo sistema che controlla la vita attraverso la tecnica e gli algoritmi possono ridursi in cenere.
Salutx ax selvaggx!!!!!!!!!!!

Ned e amicx

Silenzio!!!…le antenne stanno bruciando.

[Santiago, Cile]: Sabotaggio contro l’azienda di autobus RED in memoria dex compagnx cadutx

Da Contra info, 22.05.26

22 MAGGIO GIORNO DEL CAOS
PROCURA KE VIVA LA ANARQUÍA
PUNKI MAURI PRESENTE

«Brucia la merce, rompi le gabbie che ti rinchiudono giorno dopo giorno».

– Mauricio Morales –

Questa notte, sotto la luce della luna, abbiamo deciso di agire individualmente e di ricordare i nostri compagni con un’azione. Oggi, 22 maggio, a 17 anni dalla tua scomparsa, rivendichiamo il tuo nome. Mauricio Morales, il compagno morto in seguito all’attivazione anticipata dell’ordigno esplosivo che aveva come obiettivo la scuola della gendarmeria [corpo militare che gestisce le carceri cilene, NdT]. Maggio si tinge di nero e ricordiamo anche Vicente Nicosia, anarchico a cui l’11 maggio un autobus della RED [Red Metropolitana de Movilidad, ex Transantiago, il trasporto pubblico della metropoli di Santiago, NdT] ha strappato la vita; il responsabile del fatto ha reagito immediatamente dandosi alla fuga. Irrompiamo nella quotidianità di questa fredda mattina con rispetto per i familiari e gli amici, per agire in rappresaglia contro la (STU), l’azienda che gestisce la linea dell’autobus 107. Abbiamo sabotato un mezzo che effettuava lo stesso percorso che ha causato la morte del nostro compagno. Con questo vogliamo chiarire che l’impunità del responsabile avrà le sue conseguenze. Non ci sarà riposo senza vendetta e non ci sarà azione senza risposta.

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memorie di un ribelle: entrare in clandestinità

Da Act for freedom now!, 16.05.26

Undici anni fa, il 28 aprile 2015, la polizia ha dato il via a un’operazione repressiva nota come Operazione Phoenix (Fénix). Di conseguenza, ho successivamente deciso di entrare in clandestinità, ovvero di vivere nell’ombra. Il testo che segue funge sia da resoconto di quel periodo che da riflessione critica su di esso.

Entrare in clandestinità

Nel 2015 le autorità hanno si sono scatenate, e in un lasso di tempo relativamente breve sono successe molte cose: quattro anarchici in carcere. Propaganda allarmistica dei media sul terrorismo. Perquisizioni nelle abitazioni e in un centro sociale. Confisca di effetti personali. Interrogatori estenuanti. Intimidazioni, semina di zizzania, sorveglianza della polizia. C’era molto fermento e, nel loro insieme, questi eventi hanno creato un’enorme tensione. Almeno per me, senza dubbio.

In primo luogo, la polizia mi ha arrestato e mi ha informato che ero sospettato di aver commesso reati punibili con una pena detentiva da 3 a 10 anni. Anche se mi hanno rilasciato senza formulare alcuna accusa, i miei amici in quel momento erano dietro le sbarre e avevo ancora dei poliziotti in borghese addosso. Mi seguivano da un bel po’ di tempo, senza sosta. Ovunque andassi, mi stavano alle calcagna. Mi era chiaro che si trattava di una strategia di guerra psicologica. Ma non volevo arrendermi senza combattere. Così ho scelto una tattica difensiva che non era difficile ma era piuttosto efficace. Ho iniziato a scattare foto ai poliziotti in borghese e in seguito ho pubblicato online il materiale raccolto. Coloro che avrebbero dovuto seguirmi improvvisamente non erano più invisibili, e questo li ha sicuramente destabilizzati. Di conseguenza, dopo alcuni giorni di scatti, mi hanno lasciato in pace per un po’. Avevo sviluppato dei metodi per capire se qualcuno mi stesse seguendo, quindi non era difficile capire quando la polizia aveva smesso. Beh, sì, ma anche se la polizia era scomparsa dalla vista, la tensione e la paura di ciò che mi aspettava erano ancora presenti. Ecco perché ho deciso di sparire dalla vista delle autorità.

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[Salonicco, Grecia]: Attacco contro la società HERON, controllata del gruppo GEK TERNA

Da Indymedia Atene, 16.04.26

Da due settimane assistiamo a un processo che il potere cerca di sminuire dal punto di vista politico, deviando l’attenzione su presunti terroristi armati e ricorrendo a noti stereotipi per rafforzare la narrazione secondo cui le persone accusate per il caso di Ambelokipi rappresenterebbero un potenziale pericolo per la società. In realtà, i/le nostri/e compagni/e hanno mantenuto intatta la loro dignità politica e la memoria del compagno Kyriakos con il loro comportamento in aula e durante tutta la detenzione.

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[Atene, Grecia]: Attacco esplosivo contro l’EFKA di Kallithea

Da Abolition Media, 08.05.26

«La resistenza violenta è affascinante, è speranza in un mondo disperato e silenzioso».

Mentre la maggioranza della società cerca di adattarsi a un mondo soffocante, un mondo in cui nemmeno il respiro è scontato, in cui la morte è all’ordine del giorno, in cui l’industria bellica rapidamente si sviluppa, in cui i governanti calpestano la dignità umana e in cui il sangue scorre come acqua, imponendo tutto ciò come normalità, alcuni scelgono di ribellarsi all’oppressione, di rifiutare la sottomissione e di non accettare l’assimilazione della miseria. Alcuni scelgono di combattere, di correre dei rischi, di combattere chi li spoglia dei loro sogni… con orgoglio e combattività.

Uno di loro era il combattente armato Kyriakos Xymitiris, ucciso da un’esplosione il 31 ottobre del ’24 mentre maneggiava materiali esplosivi in un appartamento ad Ampelokipis. A ciò ha fatto seguito la vendetta del potere statale , con la custodia cautelare di Marianna Manoura, ferita dall’esplosione, e di Dimitra Zaraveta, nonché di Dimitris, Nikos Romanos e A.K. Dopo un anno e mezzo di carcere, il processo è finito con l’assoluzione degli ultimi tre, mentre le due compagne sono stati giudicate colpevoli di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Marianna M. è stata condannata a 19 anni di carcere, mentre Dimitra a 8. Non dovremmo sorprenderci né degli arresti senza prove né delle condanne. Questa è la guerra del potere e chiunque combatte verrà represso, e questo è il minimo. Innumerevoli le vittime della repressione di Stato, migliaia i morti. Modificando e inasprendo il codice penale, lo Stato preannuncia un regime totalitario moderno in cui chi non si adegua rischia la morte o il carcere. I giudici, in quanto eterni difensori dei padroni, condannano ogni esistenza delinquente, tutto ciò che si discosta dalla monotona realtà distopica, dall’esistenza priva di libertà che ci costringono ad accettare. Con le loro decisioni infami, condannano le persone al confinamento in una cella, all’esposizione alla violenza dilagante all’interno delle carceri, alla recisione violenta dei legami familiari e di amicizia e all’orrore della sparizione nel nulla. Nei tribunali, dove il debole vede la propria vita distrutta per reati minori, ministri, parlamentari e ricchi la fanno franca. Dimostrando che l’essenza della giustizia civile è quella di non voltare mai le spalle agli sporchi interessi dei governanti. Alcuni dei loro interessi più importanti sono indiscutibili: il soffocamento dell’azione politica anarchica, la repressione delle lotte per la libertà, il logoramento dei combattenti con accuse inconsistenti, detenzioni arbitrarie e pene pesanti. Ma l’azione politica non si piega.

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