Da Anathema, volume IX numero 1, Aprile 2023
Negli ultimi mesi, gli attacchi alle sottostazioni elettriche in Florida, Washington, Oregon, Carolina del Sud e Carolina del Nord hanno fatto notizia. I media, pur riconoscendo che nessuno ha rivendicato questi atti di sabotaggio e che potrebbero essere stati compiuti da diversi gruppi “estremisti”, hanno puntato il dito contro l’estrema destra. Gli articoli hanno collegato questi recenti atti alla letteratura accelerazionista fascista e all’attività sui social media che promuove tali attacchi e fornisce istruzioni su come metterli in atto, citando altri casi in cui esponenti dell’estrema destra sono stati arrestati per aver cospirato per attaccare la rete elettrica.
Non solo nessuno ha rivendicato queste recenti azioni, ma, secondo le stesse aziende elettriche, esse sono ben lungi dall’essere gli unici atti di sabotaggio perpetrati contro la rete elettrica. A quanto pare, azioni simili sono piuttosto comuni, ma vengono raramente rese pubbliche per scoraggiare eventuali emulatori. Che questi attacchi specifici siano stati compiuti o meno da reazionari (è degno di nota il fatto che il blackout molto pubblicizzato avvenuto in North Carolina a dicembre abbia coinciso con uno spettacolo di drag queen nella regione), gli anarchici non dovrebbero permettere la costruzione di una narrazione secondo cui interrompere l’energia che alimenta la civiltà industriale potrebbe servire solo al fascismo. Infatti, gli stessi articoli dei media mainstream proseguono paragonando i recenti eventi a un attacco a una sottostazione in California di quasi un decennio fa che «avrebbe potuto mettere fuori uso tutta la Silicon Valley» e causare 15 milioni di dollari di danni, dimostrando che il sabotaggio delle sottostazioni è una tattica in grado di infliggere un duro colpo al dominio tecnologico.
A dicembre, Unicorn Riot ha pubblicato un articolo intitolato «Il fascino della rete elettrica statunitense per l’estrema destra», in cui viene illustrato un pericoloso ragionamento che ormai è da considerare senso comune tra gli anarchici di sinistra. Dopo aver riportato la notizia dell’attacco alla sottostazione della Carolina del Nord, l’articolo mette insieme frammenti provenienti dal Dipartimento della Sicurezza Interna e da altri organi del governo federale sulla minaccia della violenza dei suprematisti bianchi alla sicurezza nazionale, lamentando al contempo l’incapacità dello Stato di adottare “misure adeguate per combattere il terrorismo interno di estrema destra”. Gli autori proseguono delineando l’ideologia dell’accelerazionismo e citano casi di individui di estrema destra che promuovono attacchi contro la rete elettrica e altre infrastrutture su Discord, Telegram ecc. Concludono l’articolo con un elenco di sei recenti attacchi alle sottostazioni sotto il titolo “Pacific Northwest: un focolaio di estrema destra”, sottintendendo che tutti e sei fossero innegabilmente motivati da obiettivi di supremazia bianca/accelerazionisti senza nemmeno tentare di sostenere questa affermazione.
Quindi, persone sconosciute stanno attaccando la rete elettrica e lo Stato ha ritenuto che ciò costituisca una minaccia alla sicurezza nazionale. Lo Stato ha anche considerato i nazisti una minaccia alla sicurezza nazionale; i nazisti hanno promosso e sono stati arrestati per aver pianificato di attaccare la rete elettrica; ci sono molti nazisti nel Nord-Ovest, pertanto qualsiasi attacco alla rete elettrica in quella regione deve necessariamente essere opera dei nazisti. Questo nonostante il fatto che nel 2022 siano stati segnalati più di 120 incidenti (attacchi diretti, sabotaggi, atti di vandalismo), il che suggerisce che attaccare la rete elettrica non sia l’esclusiva di una minoranza reazionaria organizzata, ma una pratica relativamente comune. Mark Christie della Commissione Federale per la Regolamentazione dell’Energia (FERC) ha persino affermato che ci sono “molti incidenti” in cui “un ubriaco qualsiasi con una pistola e la propensione giusta” attacca dei trasformatori di potenza.
Dopo una serie di attacchi a sottostazioni elettriche avvenuti quest’inverno a Washington e nell’Oregon, due persone sono state arrestate e accusate di aver colpito quattro sottostazioni il giorno di Natale, dopo che uno dei loro cellulari era stato utilizzato per collegarli alle rispettive località. Dopo l’arresto, uno dei due uomini ha dichiarato alla polizia che stava cercando di interrompere l’erogazione di energia elettrica per rapinare un negozio. La sua compagna ha poi rilasciato una dichiarazione ai media affermando che lui non faceva assolutamente parte dell’estrema destra e che era semplicemente a corto di soldi.
Nel maggio 2020 tre sedicenti Boogaloo Boys sono stati arrestati con l’accusa di aver cospirato per attaccare una sottostazione elettrica di Las Vegas come parte di un tentativo di fomentare disordini durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter in città. Nel frattempo, i mass media hanno concentrato un’attenzione sproporzionata sulla partecipazione di una manciata di Boogaloo Boys alle rivolte di Minneapolis. I commentatori liberali hanno continuato a ripetere a pappagallo la narrazione secondo cui le rivolte erano state istigate da accelerazionisti suprematisti bianchi per scatenare una guerra razziale. Le masse di rivoltosi e saccheggiatori neri non solo non erano le vere protagoniste, ma erano in realtà secondo loro esagerate, forse persino inventate, dai media di destra come mezzo per screditare le proteste “legittime” e non violente guidate dai neri. In questa illusione liberale, i rivoltosi sono ridotti a pedine che alimentano inconsapevolmente le fiamme della guerra civile desiderata dai suprematisti bianchi.
Naturalmente, queste due situazioni – una rivolta e una serie disorganica di attacchi – differiscono per molti aspetti significativi. Il punto rilevante è che gli attori di estrema destra tenteranno di scatenare disordini per i propri fini, ma ciò non dovrebbe indurci a cadere in questa trappola e a difendere lo status quo. I media “radicali”, facendo eco alle prospettive di sinistra in generale, spesso riproducono le narrazioni dei media statali o privati, limitandosi a ribadirne le argomentazioni senza modificare l’analisi o mettere in discussione i presupposti di fondo. Il DHS ritiene che alcuni attacchi alla rete elettrica possano essere compiuti da estremisti motivati da ragioni razziali; noi faremo di meglio e diremo che TUTTI questi attacchi DEVONO essere compiuti da nazisti organizzati!
Parlare della recente ondata di attacchi come se fossero senza dubbio opera dei nazisti aiuta involontariamente i media capitalisti e lo Stato a giustificare misure repressive che inevitabilmente verranno utilizzate contro i dissidenti di ogni tipo. I liberali hanno gioito quando gli eventi del 6 gennaio sono stati etichettati come «terrorismo interno»; è così difficile immaginare che il successo di quell’etichetta possa avere qualcosa a che fare con il fatto che ora i difensori della foresta di Atlanta siano accusati dello stesso reato? Dopo le interruzioni di corrente in North Carolina, le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza, con tanto di coprifuoco in tutta la contea. Il successo dei media nel fomentare la paura riguardo a una rete elettrica vulnerabile sotto attacco da parte di nemici fascisti dello Stato getta le basi per misure repressive simili ogni volta che lo Stato si sente minacciato.
Nel frattempo, la rete elettrica si trova già di per sé in una situazione critica. I catastrofici blackout del 2021, che hanno causato almeno 246 vittime in Texas, hanno dimostrato che la rete attualmente non dispone della ridondanza necessaria per resistere a gravi eventi meteorologici, per non parlare dell’aumento della domanda di elettricità previsto tra il 40 e il 60 per cento entro il 2050 a causa della diffusione di auto elettriche, elettrodomestici, infrastrutture, ecc. Mentre lo Stato si precipita verso il suo “futuro senza emissioni di carbonio”, i settori eolico, solare e nucleare sono in crescita, ma le infrastrutture necessarie per immagazzinare, trasformare e trasportare tutta questa energia rischiano di non stare al passo. Le attuali 7.300 centrali elettriche, 55.000 sottostazioni di trasmissione e 160.000 miglia di linee elettriche ad alta tensione non sono neanche lontanamente sufficienti.
Bill Gates, uno dei principali protagonisti di questa espansione energetica, sta costruendo una nuova centrale nucleare da 4 miliardi di dollari, la prima di diverse previste dalla sua società TerraPower, nel Wyoming, sul sito di una ex centrale a carbone. Che poesia. Sta inoltre sostenendo la costruzione di ulteriori linee di trasmissione ad alta tensione interregionali per spianare la strada al futuro senza combustibili fossili (e radioattivo!) che sarebbe, a quanto pare, la nostra unica speranza.
Man mano che le infrastrutture elettriche si espandono, cresce anche la nostra dipendenza da esse. È ovvio che innumerevoli persone dipendono dall’elettricità per sopravvivere, e questo non è un caso, ma un aspetto fondamentale del dominio e del colonialismo. Rubare la terra delle persone e con essa i loro mezzi di sussistenza, avvelenarla con miniere e oleodotti per produrre energia, e poi costringerle a lavorare per ricomprare l’elettricità succhiata da quella stessa terra rubata o morire congelate: queste sono le regole del gioco che ci tiene tutti in ostaggio. Mentre l’estrazione supera nuove frontiere, sia esternamente in termini di trivellazioni in acque profonde, sia internamente in termini di scavo sempre più profondo nelle nostre menti e nei nostri spiriti per estrarre la materia prima che alimenta i loro algoritmi, ci troviamo di fronte a una scelta: recidere i legami che alimentano la società industriale o permettere loro di continuare ad alimentare senza ostacoli il ciclo di dipendenza sempre più invasivo.
Il romanzo “Almanacco dei morti” descrive un’insurrezione indigena negli Stati Uniti scatenata dal sabotaggio della rete elettrica nazionale. A livello internazionale, gli anarchici hanno sabotato le reti elettriche fin dai tempi di Caraquemada, e questo è stato anche uno degli impulsi iniziali durante sconvolgimenti insurrezionali come la rivolta di Amburgo del 1923. Durante gli anni ’70, quando gli anarchici in Italia svilupparono per la prima volta una prospettiva insurrezionale, centinaia di tralicci furono abbattuti e la rivista Insurrection pubblicò successivamente delle istruzioni su come riprodurre queste azioni. Proprio l’anno scorso, gli anarchici in Francia hanno bruciato un trasformatore per staccare l’elettricità a un comune che ospitava la più grande fabbrica di semiconduttori del paese, mentre in Cile gli anarchici hanno fatto saltare in aria dei tralicci dell’alta tensione.
Se sia i rivoluzionari reazionari che quelli libertari riconoscono che il controllo sociale dipende in larga misura dall’elettricità, è importante allora non accettare la versione statale di «sicurezza» contro un comune nemico fascista nelle nostre discussioni su questi temi. Come possiamo vedere dalle lotte storiche e attuali in altre parti del mondo, è possibile per gli anarchici applicare metodi e obiettivi libertari a questo tipo di rotture del controllo sociale, opponendosi al contempo a quelli reazionari. Un metodo anarchico implica necessariamente prendere sul serio le considerazioni etiche: i possibili impatti dei blackout per le persone la cui vita dipende dall’elettricità non dovrebbero essere minimizzati o ignorati. Né, tuttavia, dovrebbe esserlo la violenza insita nella rete elettrica e nell’ordine che essa alimenta, sebbene sia solitamente naturalizzata e resa invisibile.
Un comunicato che rivendica uno dei numerosi attacchi sferrati quest’anno contro una sottostazione elettrica in Francia offre un’importante analisi della violenza insita in questa dipendenza dalle infrastrutture statali, definendola «il ricatto ideologico a cui l’avanzata del mondo tecno-industriale ci sottopone»:
“È curioso che la morale occidentale contemporanea, pur non avendo mai smesso di fondarsi su una serie di omicidi di massa e di asservimenti di individui (schiavitù, colonizzazione), pur avendo trattato intere popolazioni come cavie nucleari (Polinesia, Algeria,… ), mentre organizza la servitù per la maggioranza delle persone, a malapena mascherata dal consumo, mentre sa senza battere ciglio che il suo intero tenore di vita è il frutto della schiavitù di esseri viventi e di altri esseri umani lontani dalla vista, tratti come terroristi qualsiasi individuo che metta in discussione il livello generale di dipendenza dalle infrastrutture[…] Staccare la spina a questo mondo elettrico è un tentativo di creare una reazione a catena, che colpisca tutte le infrastrutture e le cose che funzionano grazie all’elettricità (telecomunicazioni, sistema bancario, Stato, reti industriali e commerciali, infrastrutture militari e di polizia, ecc.).”
Questo tipo di tattica non è quindi appannaggio esclusivo dei nostri avversari, e la questione diventa quindi come colpire le infrastrutture elettriche per portare avanti la guerra sociale contro il dominio, piuttosto che la guerra civile auspicata dagli accelerazionisti. Lo scorso febbraio, due nazisti, tra cui il fondatore della Atomwaffen Division Brandon Russell, sono stati arrestati dall’FBI per aver progettato un attacco contro una rete di sottostazioni elettriche intorno alla città di Baltimora con l’intento di «distruggere completamente l’intera città», proprio a causa della sua popolazione a maggioranza nera. Cosa distingue un’azione che spinge verso la guerra civile da una che spinge verso la guerra sociale, oltre alle intenzioni e alle motivazioni dei responsabili?
La scelta dell’obiettivo e la tempistica sembrano essere gli aspetti più rilevanti da prendere in considerazione. Potrebbe trattarsi di operazioni molto semplici, come colpire l’impianto elettrico che alimenta un carcere prima di un’esecuzione programmata, oppure la sottostazione che rifornisce un polo di produzione militare, come quella colpita in un sobborgo belga nel 2020.
Tornando a Baltimora, se, ipoteticamente, nella città scoppiassero rivolte contro la polizia come è successo nel 2020 e prima ancora in risposta all’omicidio di Freddie Gray nel 2015, e individui sconosciuti decidessero di interrompere l’alimentazione elettrica, non avrebbe senso presumere che l’azione sia stata sicuramente compiuta da suprematisti bianchi solo per via di una qualche somiglianza con il complotto sventato di cui sopra. Si tratterebbe di uno scenario possibile, ma altrettanto plausibile sarebbe l’ipotesi di un anonimo ribelle intenzionato a disattivare le telecamere a circuito chiuso, a creare maggiori opportunità di saccheggio o forse semplicemente a sfogare il proprio odio contro il sistema. Speculare non fa altro che smorzare il potenziale insurrezionale, alimentare il fervore liberale per la non violenza e dare una mano alle indagini dello Stato. In assenza di un coinvolgimento innegabile dell’estrema destra, un’azione deve essere giudicata nei suoi termini specifici: cosa è stato attaccato, come e quali sono stati gli impatti?
Puntare alla rete elettrica stessa in modo meno mirato potrebbe rivelarsi un intervento molto efficace in determinati momenti; l’apparato repressivo (e letteralmente tutte le infrastrutture del dominio) semplicemente non può funzionare senza elettricità, e se gli insorti sono già nelle strade a mettere a soqquadro una città, un blackout del genere sarebbe un dono prezioso e inestimabile.
Ciò non significa, tuttavia, che gli attacchi debbano limitarsi ai momenti di rivolta. Questi momenti di tumulto, che hanno il potenziale di innescare una rottura insurrezionale, offrono una finestra temporale molto ristretta. Gli eventi della prima notte spesso determinano se la rivolta si spegnerà o si estenderà. Una minoranza attiva e insurrezionale non ha quasi nessuna possibilità di danneggiare la rete in modo sostanziale in un momento come questo se non ha sperimentato in precedenza quali tattiche funzionano e il coordinamento informale che ne consente l’espansione.
Riflettere su come gli obiettivi e la tempistica possano influenzare l’impatto di un’azione è un processo sfumato e complesso, mai bianco o nero. Tuttavia, se vogliamo portare avanti la guerra sociale ed evitare di difendere inconsapevolmente l’apparato dell’ordine che tiene insieme questo incubo, le domande più difficili sono anche le più importanti. I media e l’autorità che rappresentano, suggerendo che dobbiamo difendere l’apparato del potere o difendere i fascisti, creano un costrutto che manipola le persone affinché si identifichino con lo Stato contro un nemico comune. Dobbiamo invece lavorare per impedire ai fascisti e ad altre strutture di potere autoritarie parastatali di approfittare della disintegrazione sociale per i propri fini, senza fare un passo indietro nella nostra lotta per distruggere questo mondo.
Per concludere, vorremmo condividere alcune belle parole di solidarietà da parte dei compagni francesi che hanno rivendicato l’attacco incendiario a di un traliccio dell’ANDRA legato alla costruzione di un impianto di stoccaggio di scorie nucleari nei pressi di Bure, firmate «Comitato Autonomo di Vendetta Tortuguita»: uniti e in modo informale siamo più forti!