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memorie di un ribelle: entrare in clandestinità

Da Act for freedom now!, 16.05.26

Undici anni fa, il 28 aprile 2015, la polizia ha dato il via a un’operazione repressiva nota come Operazione Phoenix (Fénix). Di conseguenza, ho successivamente deciso di entrare in clandestinità, ovvero di vivere nell’ombra. Il testo che segue funge sia da resoconto di quel periodo che da riflessione critica su di esso.

Entrare in clandestinità

Nel 2015 le autorità hanno si sono scatenate, e in un lasso di tempo relativamente breve sono successe molte cose: quattro anarchici in carcere. Propaganda allarmistica dei media sul terrorismo. Perquisizioni nelle abitazioni e in un centro sociale. Confisca di effetti personali. Interrogatori estenuanti. Intimidazioni, semina di zizzania, sorveglianza della polizia. C’era molto fermento e, nel loro insieme, questi eventi hanno creato un’enorme tensione. Almeno per me, senza dubbio.

In primo luogo, la polizia mi ha arrestato e mi ha informato che ero sospettato di aver commesso reati punibili con una pena detentiva da 3 a 10 anni. Anche se mi hanno rilasciato senza formulare alcuna accusa, i miei amici in quel momento erano dietro le sbarre e avevo ancora dei poliziotti in borghese addosso. Mi seguivano da un bel po’ di tempo, senza sosta. Ovunque andassi, mi stavano alle calcagna. Mi era chiaro che si trattava di una strategia di guerra psicologica. Ma non volevo arrendermi senza combattere. Così ho scelto una tattica difensiva che non era difficile ma era piuttosto efficace. Ho iniziato a scattare foto ai poliziotti in borghese e in seguito ho pubblicato online il materiale raccolto. Coloro che avrebbero dovuto seguirmi improvvisamente non erano più invisibili, e questo li ha sicuramente destabilizzati. Di conseguenza, dopo alcuni giorni di scatti, mi hanno lasciato in pace per un po’. Avevo sviluppato dei metodi per capire se qualcuno mi stesse seguendo, quindi non era difficile capire quando la polizia aveva smesso. Beh, sì, ma anche se la polizia era scomparsa dalla vista, la tensione e la paura di ciò che mi aspettava erano ancora presenti. Ecco perché ho deciso di sparire dalla vista delle autorità.

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[Santiago, Cile] Il compagno sovversivo Tomás González evade dall’ex Penitenciaría

Da informativo anarquista, 26.02.26

Ricevuto via e-mail

Il 25 febbraio 2026, l’ex prigioniero sovversivo Tomás González, insieme a un altro detenuto, è evaso dall’ex Penitenciaría* travestito da gendarme. Il compagno Tomás è stato condannato a più di 21 anni di carcere: 16 anni per aver sparato ai poliziotti nel tentativo di evitare l’arresto nel maggio 2022 e 5 anni (in attesa di giudizio definitivo) per possesso di bombe Molotov.
Di fronte alle maglie repressive che iniziano a stringersi dentro e fuori, l’appello è quello di non fornire alcuna informazione utile alla repressione. Nessuna collaborazione è accettabile! Nessuna foto del compagno, nessun dato sul suo ambiente e sui suoi legami deve essere consegnato alla polizia!

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