La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse linee dell’alta velocità. Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa edizione dei Giochi Olimpici Invernali.
Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto! Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della politica “militante”.
Nel corso dell’ultimo decennio, sia in Europa che altrove, una nuova generazione di attivisti/e ha portato il movimento per il clima alla ribalta. Gruppi come Extinction Rebellion, Fridays for Future e Ende Gelände [in Germania] sono riusciti a emergere dall’ombra, convincendo milioni di persone a impegnarsi nella difesa del pianeta. Non molto tempo fa, in pochi erano consapevoli del rischio di una catastrofe climatica, mentre oggi è vero esattamente il contrario. Non ho alcuna intenzione di sminuire questi risultati. Ciò su cui voglio richiamare l’attenzione, tuttavia, è che l’attivismo climatico ha avuto un impatto minimo o nullo su ciò che è davvero importante: ridurre effettivamente la quantità di carbonio emessa dagli esseri umani in tutto il pianeta. Queste emissioni continuano ad aumentare ogni anno, così come le temperature medie globali, le catastrofi meteorologiche e i tassi di estinzione delle specie. Ottenere il riconoscimento da parte della società non è bastato. In tutti i suoi obiettivi fondamentali, il movimento per il clima è un fallimento.
Ho un’ipotesi sul perché ciò accada. Il movimento per il clima rimane bloccato nell’idea che chi detiene il potere debba essere convinto ad apportare i cambiamenti necessari. Nonostante utilizzi un’estetica che richiama l’azione diretta, la maggior parte dell’attivismo climatico si concentra sull’ottenere l’attenzione dei media (compresi i social media mainstream, che sono un’estensione del potere capitalista tanto quanto la televisione o i giornali) per ottenere il riconoscimento sociale e, in ultima analisi, fare pressione sui politici. Tuttavia, l’élite politica non sarà mai in grado di risolvere questa crisi, perché il sistema che le conferisce il potere è lo stesso sistema che prospera letteralmente sulla distruzione del pianeta. Quella che chiamiamo “economia” è una megamacchina fuori controllo che considera qualsiasi cosa non sia un’espansione illimitata (un processo che comporta la devastazione ecologica) come un disastro. Indipendentemente dal loro colore politico o dalle promesse che fanno, tutti i politici e le aziende giurano fedeltà alla logica retrograda di questo mostro che divora il mondo.
Switch off Tesla! Switch off il capitalismo dell’IA! Switch off il fascismo!
Distruggiamo la COP30: la scorsa settimana, i rappresentanti degli Stati membri delle Nazioni Unite sono volati a Belém, in Brasile, con un entourage follemente numeroso di giornalisti, forze dell’ordine e scienziati, per riflettere sulla loro inazione, scattare foto di gruppo e rilasciare dichiarazioni che non manterranno. Tutto questo mentre i nostri governanti sono più preoccupati di garantire all’industria tedesca materie prime sufficienti e di assicurarsi una carriera dopo il mandato, piuttosto che cercare di impedire la completa distruzione del pianeta.
La routine quotidiana di condizioni di lavoro medievali, l’umiliazione di classe, lo sterminio del proletariato, l’impunità dei datori di lavoro, il terrorismo, le misure di austerity che strangolano la base sociale, la tortura nelle stazioni di polizia infernali, le centinaia di omicidi ai confini della Fortezza Europa, la miseria nei centri di detenzione, la sorveglianza panottica permanente e la mappatura di ogni movimento, l’intensificazione della repressione e dell’arsenale legale dello Stato richiedono un’intensificazione della resistenza sociale e la rottura dell’onnipotenza dello Stato attraverso la diffusione di azioni aggressive e polimorfiche di violenza sociale dirette contro questo sistema insaziabile che annienta la vita umana e ci tratta come esseri sacrificabili, come numeri.
L’inverno è la stagione della contemplazione, dei momenti conviviali trascorsi insieme, ma anche della riflessione e dei ricordi. Vi è mai capitato? Siete seduti con i vostri amici, vi raccontate vecchie storie e all’improvviso vi chiedete: “Che fine ha fatto…?” A noi è successo, ed è così che è iniziata questa piccola favola invernale.
Ci siamo chiesti che fine avesse fatto Emmanuel Hance. Emmanuel CHI, vi chiederete? Allora non siete originari del sud della Mosa! Qui tutti i bambini sanno chi è e, quando non riescono a dormire, guardano sotto il letto per vedere se non si nasconde lì. Odiato e temuto dalla popolazione, Hance è la caricatura perfetta di un mafioso del nucleare: responsabile di tutte le questioni territoriali al di fuori del laboratorio, espropria gli agricoltori dei dintorni del piccolo villaggio di Bure con minacce e regali avvelenati.
Appello a un’offensiva militante contro CIGEO, il nucleare e il suo mondo di merda!
Mentre il movimento antinucleare in Francia e nel mondo sembra aver superato da tempo il suo apice, la questione del nucleare torna oggi ad essere di cruciale attualità. Con gli attuali conflitti militari tra potenze atomiche pronte a premere il pulsante che riorganizzerebbe i rapporti di forza mondiali, con lo sviluppo del programma nucleare “civile” nazionale (rilancio del nucleare) o con la progressiva attuazione di un concetto totalmente irresponsabile di gestione dei rifiuti radioattivi, il futuro si fa sempre più cupo. Non vogliamo ripetere qui tutti gli argomenti che si oppongono all’uso di questa tecnologia di dominio sulle popolazioni e di distruzione totale dal punto di vista militare. Questi argomenti sono già stati ampiamente esposti e documentati in passato. Questo testo si concentra piuttosto sullo stato attuale del movimento di resistenza antinucleare in Francia e sulle possibili azioni da intraprendere, adottando un punto di vista anarchico.
1. La migliore eredità che la tradizione dei centri sociali poteva lasciare ai più giovani, è una rabbiosa celebrazione del suo funerale.
Il 31 gennaio è stato diverse cose allo stesso tempo. Un corteo massivo e trasversale, la ricomposizione tardiva dei vari pezzi di una sinistra antagonista in crisi, schiacciata dalla morsa tra l’avanzare della destra reazionaria e l’imbecillità politica assoluta del fronte progressista, un colpo di coda della lunga esperienza dei centri sociali che è ormai in procinto di chiudersi. Colpo di coda di una traiettoria che nel centro sociale torinese ha conosciuto certamente una delle sue espressioni più conflittuali, ma che appare presa da tempo in una parabola di declino inarrestabile. Non stiamo scrivendo queste righe per scagliarci contro i cascami di quell’entità che viene definita Movimento, per rilevarne limiti o errori. Piuttosto, ci preme dire con nettezza quello che abbiamo visto nella giornata del 31 oltre allo svolgimento prevedibile di un corteo nazionale dei centri sociali, della sinistra diffusa, di quell’area sociale che si è raccolta intorno alla battaglia per la difesa della Sumud Flottilla. In piazza a Torino c’erano migliaia di giovani che non appartengono a collettivi, strutture o realtà militanti. C’erano ragazze e ragazzi appena ventenni, in molti casi ancora più giovani, che alla fine di Corso San Maurizio, all’avvicinarsi della svolta verso gli sbarramenti di polizia, si sono travisati, hanno formato con decisione un blocco nero, si sono preparati a combattere. Hanno attaccato la polizia, hanno resistito alle cariche, le hanno respinte avanzando e retrocedendo, metro per metro, per ben due ore. Non sono cose che si vedono tutti i giorni. Queste compagne e questi compagni gravitano nel mondo della politica radicale, si sono forse affacciati in strada per la prima volta con le proteste per la Palestina, e hanno sentito un richiamo irresistibile a venire a Torino. Perché? In molti casi si tratta di persone che per ragioni anagrafiche non hanno neppure vissuto in prima persona la storia dell’Askatasuna o di qualche altro centro sociale, ma hanno comunque risposto a un appello che non è quello dell’opposizione al governo, di un preciso discorso politico sull’economia di guerra o i tagli ai servizi pubblici, ma la promessa di un’esplosione di rabbia, di una rivolta, di un evento che ribalti i rapporti di forza almeno per la durata di un giorno. Dall’esperienza dello scontro si esce trasformati e aperti a nuove possibilità: quello che la politica di movimento può fare è lasciare il campo libero perché tali possibilità prendano corpo e spazio.
All’alba del 7 febbraio è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Pesaro (PU, Marche). Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo “spettacolo” delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina 26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista. Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni, con i popoli in lotta per la liberazione della loro terra e con chi insorge contro questa società. Libertà per tutt* * ribelli in gabbia!
Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore.
La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee ferroviare sabotate e bloccate fino al pomeriggio.
Intorno alle 6 sono stati piazzati due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari della linea ordinaria di Castel Maggiore, uno in direzione nord e uno in direzione sud. L’obiettivo erano i cavi per il rilevamento della velocità: uno dei due ordigni, quello verso nord, si è azionato verso le 8 danneggiando i cavi, mentre il secondo, quello in direzione Ancona, è rimasto inesploso. Una cabina elettrica verso Pesaro, invece, ha preso fuoco interrompendo i treni da e verso le Marche.
Sembra che qualcuno abbia voluto iniziare il nuovo anno con il botto! Il 2 gennaio, un enorme incendio di attrezzature sulla strada forestale Caycuse Main (a circa un’ora e 15 minuti da Lake Cowichan) ha distrutto tre macchine in un luogo e un’altra nelle vicinanze. L’azienda forestale ha stimato il danno in 500.000 dollari, dichiarandosi rattristata dal fatto che una somma così ingente sia andata in fumo. Le macchine stesse valgono milioni.
Attualmente, il sistema educativo sta subendo una ristrutturazione, con lo Stato e le autorità universitarie alla ricerca di vari modi per reprimere l’azione sociale e politica all’interno delle università, con l’obiettivo di consegnarle agli interessi delle imprese.
Misure disciplinari, orari di apertura, presenza di polizia e guardie di sicurezza, nonché mezzi tecnici di sorveglianza, contribuiscono a creare un quadro di stigmatizzazione degli studenti e dei cittadini, considerati potenziali obiettivi della vendetta dello Stato e dell’università.
Quest’inverno, le diverse squadre si sono riunite per dare il via a una nuova stagione di Camover. Alcune di loro hanno deciso di filmare alcuni dei loro successi.
L’SPVM1 ha implementato un software di sorveglianza basato sull’intelligenza artificiale che integra migliaia di telecamere, sia pubbliche che private. All’attacco delle infrastrutture della tecno-distopia! Meno occhi indiscreti, più circuiti morti sull’asfalto.
2° round: da San Valentino al 15 marzo.
*Pensateci sempre bene prima di filmarvi durante un’azione.
NDT: Service de Police de la Ville de Montreal, polizia della città di Montreal ↩︎