All’inizio della settimana, abbiamo attaccato due tralicci delle linee ad alta tensione che alimentano la sottostazione elettrica di Froges, nel Grésivaudan. Questa sottostazione fornisce elettricità agli stabilimenti di semiconduttori STMicroelectronics e Soitec. Abbiamo segato le basi di questi tralicci, ma sono rimasti in piedi nonostante i nostri sforzi per farli cadere e causare un’interruzione di corrente.
RTE, queste linee devono essere messe fuori tensione subito!
Il nostro sabotaggio si inserisce in una lotta più ampia contro il sistema tecno-industriale. Cogliamo l’occasione per salutare i/le partecipanti al corteo in corso a Grenoble e far loro sapere che siamo in molti/e a opporci al loro mondo di microchip, alienazione e distruzione della vita.
Negli ultimi mesi, gli attacchi alle sottostazioni elettriche in Florida, Washington, Oregon, Carolina del Sud e Carolina del Nord hanno fatto notizia. I media, pur riconoscendo che nessuno ha rivendicato questi atti di sabotaggio e che potrebbero essere stati compiuti da diversi gruppi “estremisti”, hanno puntato il dito contro l’estrema destra. Gli articoli hanno collegato questi recenti atti alla letteratura accelerazionista fascista e all’attività sui social media che promuove tali attacchi e fornisce istruzioni su come metterli in atto, citando altri casi in cui esponenti dell’estrema destra sono stati arrestati per aver cospirato per attaccare la rete elettrica.
Non solo nessuno ha rivendicato queste recenti azioni, ma, secondo le stesse aziende elettriche, esse sono ben lungi dall’essere gli unici atti di sabotaggio perpetrati contro la rete elettrica. A quanto pare, azioni simili sono piuttosto comuni, ma vengono raramente rese pubbliche per scoraggiare eventuali emulatori. Che questi attacchi specifici siano stati compiuti o meno da reazionari (è degno di nota il fatto che il blackout molto pubblicizzato avvenuto in North Carolina a dicembre abbia coinciso con uno spettacolo di drag queen nella regione), gli anarchici non dovrebbero permettere la costruzione di una narrazione secondo cui interrompere l’energia che alimenta la civiltà industriale potrebbe servire solo al fascismo. Infatti, gli stessi articoli dei media mainstream proseguono paragonando i recenti eventi a un attacco a una sottostazione in California di quasi un decennio fa che «avrebbe potuto mettere fuori uso tutta la Silicon Valley» e causare 15 milioni di dollari di danni, dimostrando che il sabotaggio delle sottostazioni è una tattica in grado di infliggere un duro colpo al dominio tecnologico.
Tra febbraio e aprile 2026, i cavi situati accanto alla linea ferroviaria di Kralingse Bos, nel porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi, sono stati incendiati due volte.
Dato che i media non hanno riportato questi sabotaggi, abbiamo deciso di diffondere queste informazioni nella speranza che altri possano trarre ispirazione da queste azioni. Sono già state scritte troppe parole sul genocidio in corso, sulla guerra, sul militarismo e sulla devastazione del pianeta.
Le merci che rendono possibili la guerra, il genocidio e l’ecocidio transitano attraverso questo porto. È responsabilità di tutti noi porre fine a tutto questo.
Con rabbia contro coloro che portano morte e devastazione. E con amore per la vita e per chi cammina dolcemente su questa terra.
Riportiamo di seguito degli estratti dalla stampa di regime.
Brennero bloccato tra protesta e sabotaggio: autostrada chiusa e treni nel caos
Doppio stop al valico: cinquecento ambientalisti occupano l’A13 in Tirolo contro il traffico pesante mentre nella notte un rogo doloso ha danneggiato la linea ferroviaria a nord di Verona: gli investigatori seguono la pista anarchica ed eco-radicale
Doppio stop al Brennero. Per una protesta programmata e per un sabotaggio ora indagato come possibile gesto legato all’ambientalismo radicale o all’area anarco-insurrezionalista.
Alle 10.30 è scattato il blocco totale del valico sul versante austriaco, organizzato dagli ambientalisti di Gries am Brenner per denunciare l’impatto del traffico pesantelungo uno dei principali corridoi europei di collegamento tra Nord e Sud del continente. Fino alle 20 il traffico sarà interrotto completamente: chiusa l’autostrada A13 e la statale B182 in Austria, mentre sul lato italiano l’A22 è stata bloccata in direzione nord a partire dal casello di Vipiteno. […]
La notte fra giovedì 28 e venerdì 29 maggio è stato sabotato e messo fuori uso un distributore ENI a Trento. Nonostante la scelta di colpire ENI non sia casuale, viste le innumerevoli imprese del cane a sei zampe in Africa e, ultimamente, anche a largo di Gaza, la scelta di colpire un distributore di benzina riguarda anche il sempre più crescente carovita, che strozza i proletari e rende sempre più difficile arrivare a fine mese. Sappiamo bene chi si arricchisce sulle spalle dei proletari con l’aumento dei carburanti, con la loro tassazione, con l’aumento generalizzato dei prezzi, e contro di loro é rivolta questa piccola azione, che si inserisce nel contesto dello sciopero generale del 29 maggio. Contro guerra e carovita, non ci resta che il sabotaggio.
Nella notte tra il 25 e il 26 maggio, un mezzo da cantiere è stato dato alle fiamme nel comune di Coutances, nella zona industriale della Mare. Questa azione fa parte della campagna nazionale “Primavera di lotta”, per la quale i collettivi di tutta la Francia erano stati chiamati a mobilitarsi contro l’artificializzazione del suolo. Ecco il comunicato che ci è stato inviato: [nell’originale è in rima, NdT]
Non è saggio!
È perché hanno solo l’economia come adagio, hanno fatto del nostro patrimonio un massacro, il selvaggio è senza sosta un naufragio, su acciaio e cemento, foglie e piumiaggio non sono che un maquillage. Poiché l’incessante rosicchiamento del nostro paesaggio boschivo uccide i nostri villaggi e saccheggia le nostre spiagge, è ai pascoli che non possiamo fare altro che rendere omaggio.
Poiché così va il l’ingranaggio, usciamo dalle nostre gabbie, rispondiamo alle devastazioni, non cambiamo rotta per andare all’arrembaggio del grande Santo Spreco.
Il nostro passaggio avviene al rumore dei sabotaggi, illimitata è la nostra rabbia, ci illuminiamo col fuoco degli ingranaggi.
Nella notte tra sabato e domenica, insieme ai miei peluche del cuore, abbiamo dato fuoco a quattro betoniere a nord di Nantes.
Lottiamo contro il cemento e il mondo che rappresenta. Distruggiamo le industrie ecocidi.
È stato fantastico! Vi consigliamo vivamente di riprodurlo a casa vostra!
Nonostante gli impegni presi a favore della “zero artificializzazione” e della conservazione della vita, la realtà è sconcertante: la Francia continua a cementificare massicciamente i propri terreni agricoli e naturali.
La Sûreté du Québec (SQ) sta indagando su un incendio che domenica ha distrutto due macchine forestali in una zona vicina alla Grandbois Lakes Forest, nella regione della Mauricie. Al momento dell’incendio, le macchine si trovavano su una strada forestale al di fuori del perimetro della Grandbois Lakes Forest. La Grandbois Lakes Forest è stata spesso al centro dell’attenzione nelle ultime settimane perché l’area è oggetto di una proposta di area protetta e perché il governo del Québec ha autorizzato il disboscamento per costruire una strada forestale invernale. C’è stato un forte movimento di opposizione al taglio degli alberi bicentenari e ora, domenica, due delle macchine dell’operatore sono state date alle fiamme. “Quando sono arrivato, il fuoco stava ancora bruciando […]”, ha detto un operaio forestale intervistato da Noovo Info nella foresta. La Sûreté du Québec1 è stata informata dei fatti intorno alle 10:15 di domenica mattina. Un esperto di incendi della SQ è stato inviato sul posto. Secondo gli investigatori, si tratterebbe molto probabilmente di casi di incendio doloso. Le due macchine bruciate hanno un valore compreso tra 600.000 e 1 milione di dollari. Il proprietario ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni davanti alle telecamere di Noovo Info, ma ha affermato che sta diventando sempre più difficile lavorare nel settore forestale. Il gruppo di cittadini che si batte per la protezione della foresta di Grands Bois sostiene di non avere alcun collegamento con gli incendi e condanna queste azioni, che definisce “violente”.
Nella notte del 26 aprile, a quarant’anni esatti dal disastro nucleare di Chernobyl, è stato sabotato un semaforo della SNCF lungo la linea ferroviaria Cherbourg-Parigi, nei pressi di Caen. Il fuoco è stato appiccato all’armadio elettrico dell’apparecchio lungo la linea.
Secondo la SNCF e la stampa, l’«atto vandalico» ha provocato ritardi di almeno 30 minuti per i treni in entrambe le direzioni sulle linee Cherbourg-Caen-Parigi e Caen-Coutances-Granville-Rennes, nella giornata del 27 aprile. Il ritorno alla normalità è previsto per le 17:00.
Questo sabotaggio è un contributo alla chiamata “Più caldo del nucleare – Per una primavera nera 2026“, che invita ad “approfittare dei mesi primaverili per condurre un’ondata di azioni massicce contro i progetti in corso, i finanziatori e i complici dell’industria nucleare in modo mirato, decentralizzato, sovversivo e autonomo“. Rappresenta anche una risposta diretta allo sgombero della Gare de Luméville, luogo storico della lotta contro il progetto CIGEO e la società nucleare. La Gare si trova sul tracciato della linea ferroviaria che l’ANDRA vorrebbe ripristinare e poi collegare alla rete SNCF per il trasporto di tonnellate di scorie radioattive verso la futura discarica nucleare CIGEO nella Meuse.
In un mondo dominato da un’unica superpotenza, esiste un solo obiettivo privilegiato per chi non è soddisfatto dello status quo. Le infrastrutture critiche costituiscono la categoria di obiettivi più importante all’interno di tale obiettivo privilegiato, e l’infrastruttura elettrica è senza dubbio la più vulnerabile tra le infrastrutture critiche.
Tenente colonnello Bill Flynt, Ufficio per la Sicurezza Interna
Siamo nel 2004 e il pianeta è sotto l’assalto di una megamacchina sterminatrice che segue la propria logica tecnologica di autoannientamento. Questa struttura di potere ormai monolitica, con la sua vasta rete di maglie amministrative e reti militari, è l’inconscio suicida della storia patriarcale che si avvia verso l’Armageddon: il finale fiammeggiante e intriso di sangue del patologico istinto di morte della civiltà. Due mondi, in netto contrasto tra loro, sono entrati in violenta collisione: le acque correnti della vita libera e i pozzi stagnanti e avvelenati della civiltà tecno-industriale.
Una tempesta si sta addensando e, dal rantolo di morte della nostra epoca, sta sorgendo un’ondata di nuova vita: nuovi movimenti di resistenza antiautoritaria che stanno prendendo coscienza dell’orrore e della disperazione della nostra condizione, movimenti pronti a lanciarsi in una guerra aperta contro il sistema tecno-industriale e la sua traiettoria omnicida. Questi nuovi movimenti – nati da una speranza di liberazione nell’ora più buia della nostra Terra – hanno ispirato milioni di persone in tutto il mondo e si sono opposti al sistema con una ferocia che non si vedeva in questo paese da decenni.
Un incendio “di grandi proporzioni” è divampato nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 aprile 2026 presso lo stabilimento dell’azienda di inerti Denjean a Saverdun, nell’Ariège, come riportato dai nostri colleghi de La Dépêche du Midi. La notizia è stata confermata dalla procura e dalla prefettura ad Actu Occitanie.
«43 vigili del fuoco e 11 veicoli» del Servizio dipartimentale antincendio e soccorso dell’Ariège (Sdis 09) sono stati mobilitati sul luogo dell’incendio, come riferito dalla prefettura ad Actu Occitanie. […]
Continua la telenovela della cava di Montreuil-au-Houlme (Orne). Nella notte tra domenica 19 e lunedì 20 aprile 2026, un mezzo da cantiere del gruppo Pigeon, incaricato dei lavori, è stato incendiato. Inoltre, sul muro di un capannone è stata trovata la scritta: «Lasciate la terra. Vattene, Pigeon». Questi incidenti sono stati scoperti mentre l’impresa aveva posizionato i suoi bulldozer la settimana scorsa.
I membri del collettivo Stop Carrière, che da diversi mesi protestano contro questo progetto e che si sono nuovamente radunati davanti al sito per impedire l’inizio dei lavori, hanno dichiarato di non voler essere associati a queste azioni, di cui hanno avuto notizia lunedì mattina. Il gruppo Pigeon non ha rilasciato commenti.
«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati» (Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)
E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza. Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto. Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio. Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli. Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.
Martedì pomeriggio, ignoti hanno dato fuoco a dei cavi in diversi punti della linea ferroviaria che collega Mühldorf a Freilassing. Il traffico ferroviario sulla linea è stato quindi sospeso. La polizia ipotizza che si tratti di un atto a sfondo politico e sta verificando eventuali collegamenti con altri incendi dolosi.
Sospeso il traffico passeggeri tra Mühldorf e Freilassing
Secondo quanto riferito dalla questura dell’Alta Baviera meridionale, inizialmente era stato rilevato un guasto all’impianto elettrico. Quando la polizia federale ha verificato la segnalazione, ha scoperto cavi bruciati o fusi all’interno dei canali di scorrimento in diversi punti lungo i binari. I danni sono stati evidentemente causati intenzionalmente. A seguito dell’incendio doloso, gli impianti di segnalazione hanno smesso di funzionare. Il traffico passeggeri tra Mühldorf e Freilassing è stato quindi sospeso.
Nella notte tra il 28 e il 29 marzo, degli atti di resistenza hanno infiammato il territorio della Meuse, da decenni preda degli avvoltoi del nucleare, in risposta alla chiamata per una “primavera nera” e a un’offensiva contro Cigéo. Con le nostre azioni, esprimiamo anche la nostra solidarietà a/lle nostri/e compas in Germania, che stanno attualmente subendo un’importante ondata repressiva a seguito di coraggiosi attacchi contro l’industria nucleare nel loro territorio. I nostri pensieri e le nostre azioni sono rivolti anche ai/lle compas della Greci prigionieri/e per il caso di Ambelókipi e in memoria del combattente anarchico armato Kyriakos Xymitiris.
Quella notte, a Demange-aux-Eaux, sono apparsi messaggi di rabbia e di avvertimento: “Treni nucleari: valle minacciata!”; mentre delle civette dispettose hanno sabotato l’alimentazione elettrica della stazione atmosferica di Houdelaincourt, vicino a Bure, con il fuoco: un impianto dell’ANDRA, tra i più moderni di Francia, definito “di eccellenza”, che lo scorso autunno ha aderito al Global Atmospheric Watch, un progetto scientifico internazionale di monitoraggio che mira a farci credere che i nucleocrati si preoccupino dell’evoluzione del clima e che la scienza ci salverà. Ai camici bianchi piace osservare e misurare le catastrofi che essi stessi provocano.
Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori.
Pur non condividendo alcune affermazioni e posizioni, pubblichiamo questo estratto del nr. 3 della rivista anti-tech Garden come contributo al dibattito sulle azioni contro le infrastrutture.
* Il titolo è una citazione della poesia “The second coming” di W.B. Yeats, che nella rivista precede l’articolo qui tradotto.
Alla fine di questo numero [non in questa traduzione, NdT], i lettori troveranno un elenco delle sottostazioni elettriche più critiche degli Stati Uniti. Queste informazioni sono state ottenute con mezzi legali a disposizione di chiunque disponga di una connessione Internet e del tempo necessario per mettere insieme i vari pezzi. Gli strumenti utilizzati a tale scopo saranno indicati alla fine dell’elenco, così che chiunque possa verificarne o incrociarne le informazioni. Anzi, lo incoraggiamo vivamente.
Siamo certi che l’elenco sia accurato e affidabile. Se queste sottostazioni venissero danneggiate e i trasformatori dell’alta tensione venissero distrutti, la maggior parte, se non tutto il Paese, verrebbe immerso in un blackout caotico della durata di almeno dodici mesi. Crediamo che questo segnerebbe l’inizio di una vera rivoluzione anti-tecnologica. Crediamo che questa rivoluzione sia possibile. Crediamo che sia necessaria. Crediamo che sia l’unica lotta che conti.
+++ Sabotaggio: diversi fori praticati nel gasdotto LNG appena completato a Brunsbüttel +++ Camion bruciato nella miniera di Welzow +++ In fiamme un cementificio a Berlino, i dipendenti sono temporaneamente esonerati dal lavoro+++ Decine di persone sabotano la cava di ghiaia a Langen vicino a Francoforte +++ Un incendio vicino a Monaco distrugge una cava di ghiaia insieme a un hangar, un edificio adiacente e diversi nastri trasportatori +++
Sembra che gli atti di sabotaggio nella lotta contro la distruzione della natura si stiano diffondendo. Per lo meno, sempre più ambienti discutono apertamente se le vecchie forme di protesta non abbiano ormai fatto il loro tempo, dato che sono chiaramente inefficaci e portano solo a processi e sanzioni. In un numero sempre maggiore di dibattiti si percepisce un tono di urgenza e chi si stupisce se, data l’impossibilità di cambiare il corso catastrofico degli eventi, sempre più persone ricorrono a mezzi più coerenti? Mentre la stragrande maggioranza dei gruppi ambientalisti e climatici sta lavorando per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e quindi fare pressione sui politici, con mezzi legali o illegali, la gravità della situazione attuale ha portato molti a considerare un’altra opzione: il sabotaggio, l’idea di interrompere il corso degli eventi e causare destabilizzazioni. È chiaro e ovvio chi sia responsabile della continua distruzione del pianeta, chi ne tragga profitto e chi renda la vita sempre più impossibile a tutti gli esseri viventi su questo pianeta: in primo luogo l’industria dei combustibili fossili, le compagnie petrolifere e plastiche, le aziende militari, i produttori farmaceutici e di fertilizzanti, le industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio e gli operatori minerari. Responsabilità chiare, ostilità chiare. Vogliamo fare appello a questi attori, influenzare la loro coscienza, richiamare simbolicamente l’attenzione sul loro ruolo? Oppure sabotare la loro attività per porre fine alle loro azioni? Queste sono domande fondamentali che devono essere poste e affrontate nelle lotte, perché da un lato sono il punto di partenza per decidere come vogliamo agire (quantitativamente o qualitativamente?) e dall’altro indicano come vogliamo affrontare le forze autoritarie in generale (cooperare con chi detiene il potere e il suo apparato, compresi polizia e stampa, o affrontarli su tutti i livelli?).
Negli ultimi tre mesi, tre ponti ferroviari sono stati danneggiati o distrutti da incendi nell’area dell’Oregon e di Washington. Ciascuno di questi incendi è stato appiccato intenzionalmente. Non sono stati effettuati arresti e, per quanto ne sappiamo, nessuna di queste azioni è stata accompagnata da rivendicazioni o spiegazioni.
Ma il mondo che ci circonda è l’unica spiegazione di cui abbiamo bisogno.
Mentre ci avviciniamo a un futuro di disastri climatici inimmaginabili e di totale distruzione ecologica, i processi di estrazione non mostrano alcun segno di arresto. Anzi, hanno solo accelerato, con le aziende che si fanno la guerra per sfruttare nuovi angoli della Terra alla ricerca di minerali rari, componenti essenziali dei chip e dei semiconduttori, gli elementi costitutivi delle nostre nuove prigioni digitali. Il potere ha proposto false “soluzioni verdi” che servono solo ad accrescere la nostra dipendenza dalla tecnologia e dall’estrazione, e a pulire la facciata del capitalismo industriale.
Hexadrone si arricchisce grazie all’esercito francese. Il budget delle forze armate esplode, Hexadrone pure….
Contro le guerre e i profitti che generano. Contro le industrie militari e i loro subappaltatori. Contro le start-up super chic e moderne come Hexadrone e tutti coloro che costruiscono armi all’avanguardia made in France per uccidere meglio lontano da qui. Contro la fortezza Europa e la militarizzazione delle frontiere. Contro tutti i conflitti che la Francia alimenta con le armi. Contro, contro, contro… così tanti attori di questo mondo di merda che seminano guerra e morte. In solidarietà con la lotta palestinese e con tutte le popolazioni sotto le bombe.
…
Con i mezzi a nostra disposizione, abbiamo incendiato l’alimentazione elettrica dell’azienda Hexadrone a Saint-Ferréol-d’Auroure nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2025.