Balan (Ain; Francia): sabotaggio contro la piattaforma di plastiche granulari

Da sans nom, 3.11.25

[Ricevuto via e-mail il 3 novembre 2025]

Rivendicazione del sabotaggio della piattaforma chimica di Balan, nell’Ain

Nella notte del 5 ottobre abbiamo fatto ricorso al sabotaggio per cercare di fermare la produzione tossica della piattaforma chimica di Balan, nell’Ain, colpendo la sua alimentazione elettrica a monte.

Ispirandoci alle azioni volte a interrompere l’energia alle industrie un po’ ovunque in Francia e altrove, abbiamo dato fuoco ai cavi ad alta tensione che partono dalla stazione di La Boisse in direzione della piattaforma. All’interno della sottostazione elettrica, i cavi escono dal terreno (isolati in guaine) per poi salire sui tralicci. È lì che è possibile appiccare il fuoco senza grandi rischi, provocando un cortocircuito e interrompendo la corrente.

È il sessantesimo anniversario (1965-2025) della piattaforma chimica di Balan che produce polveri e granuli di plastica per uso industriale. Eppure, non c’è nulla da festeggiare.

Sono 60 anni che questa bomba industriale a orologeria, classificata Seveso, incombe minacciosa sulla regione.
Sono 60 anni che i granuli si diffondono nei corsi d’acqua, nei campi e nei boschi circostanti.

Da 60 anni i fumi, le microplastiche e i PFAS causano malattie (tumori) agli abitanti delle zone rivierasche, agli animali, agli alberi e alle piante.
Da 60 anni, l’industria chimica rende i lavoratori complici della distruzione del pianeta e del deterioramento della loro salute.
Da 60 anni i grandi gruppi chimici, come Arkema, Solvay e BASF, conducono una guerra chimica contro la Terra, gli oceani e l’aria.
Da 60 anni, le luci di questa fabbrica nascondono le stelle.

Il modello industriale continua la sua corsa verso il collasso. Genocidio, ecocidio e liberticidio accompagnano ovunque il progresso industriale.

Le nostre battaglie possono sembrare disperate, i nostri tentativi di ostacolare i loro piani irrisori e la nostra resistenza futile. Eppure, quando scendiamo in strada per bloccare l’ennesimo progetto, i nostri cuori si riscaldano indovinando i sorrisi sotto i passamontagna, quando ci intrufoliamo nella notte avvicinandoci all’obiettivo del nostro prossimo sabotaggio. Le stelle ci incoraggiano a perseverare quando apprendiamo che altri si stanno avventurando sulla via del sabotaggio e sentiamo la speranza scorrere nelle nostre vene.

Ci inseriamo in una strategia di resistenza diffusa e
multiforme.

  1. volta a impedire la realizzazione di nuovi progetti industriali (autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità, centrali nucleari, bacini, miniere, ecc.);
  2. che prende di mira la produzione industriale esistente con tutti i mezzi possibili;
  3. sabotando le infrastrutture energetiche e logistiche su cui si basa il sistema.

Un movimento di questo tipo è possibile solo creando reti di solidarietà, condividendo le nostre conoscenze e i nostri fallimenti, analizzando criticamente i nostri metodi di lotta, proteggendoci a vicenda dalla repressione e imparando dalle esperienze altrui.

Non aspettiamo oltre.
Unitevi alla lotta.
Unitevi alla resistenza per difendere la Terra.
Osiamo sognare un mondo libero da Stati, fabbriche, tralicci.
Osiamo vivere e resistere.

P.S.

«La piattaforma chimica di Balan, con i suoi 40 ettari di superficie, ospita due operatori: Kem One e SK Functional Polymer (entrambi ex Arkema). Gli stabilimenti che producono granuli e polveri di plastica industriale impiegano alcune centinaia di lavoratori e funzionano giorno e notte. Kem One produce polvere di PVC. Ogni anno, produce 275.000 tonnellate di polvere tossica destinata all’industria. SK Functional Polymer, invece, produce 60.000 tonnellate all’anno di granuli di plastica destinati all’industria.