1. La migliore eredità che la tradizione dei centri sociali poteva lasciare ai più giovani, è una rabbiosa celebrazione del suo funerale.
Il 31 gennaio è stato diverse cose allo stesso tempo. Un corteo massivo e trasversale, la ricomposizione tardiva dei vari pezzi di una sinistra antagonista in crisi, schiacciata dalla morsa tra l’avanzare della destra reazionaria e l’imbecillità politica assoluta del fronte progressista, un colpo di coda della lunga esperienza dei centri sociali che è ormai in procinto di chiudersi. Colpo di coda di una traiettoria che nel centro sociale torinese ha conosciuto certamente una delle sue espressioni più conflittuali, ma che appare presa da tempo in una parabola di declino inarrestabile. Non stiamo scrivendo queste righe per scagliarci contro i cascami di quell’entità che viene definita Movimento, per rilevarne limiti o errori. Piuttosto, ci preme dire con nettezza quello che abbiamo visto nella giornata del 31 oltre allo svolgimento prevedibile di un corteo nazionale dei centri sociali, della sinistra diffusa, di quell’area sociale che si è raccolta intorno alla battaglia per la difesa della Sumud Flottilla. In piazza a Torino c’erano migliaia di giovani che non appartengono a collettivi, strutture o realtà militanti. C’erano ragazze e ragazzi appena ventenni, in molti casi ancora più giovani, che alla fine di Corso San Maurizio, all’avvicinarsi della svolta verso gli sbarramenti di polizia, si sono travisati, hanno formato con decisione un blocco nero, si sono preparati a combattere. Hanno attaccato la polizia, hanno resistito alle cariche, le hanno respinte avanzando e retrocedendo, metro per metro, per ben due ore. Non sono cose che si vedono tutti i giorni. Queste compagne e questi compagni gravitano nel mondo della politica radicale, si sono forse affacciati in strada per la prima volta con le proteste per la Palestina, e hanno sentito un richiamo irresistibile a venire a Torino. Perché? In molti casi si tratta di persone che per ragioni anagrafiche non hanno neppure vissuto in prima persona la storia dell’Askatasuna o di qualche altro centro sociale, ma hanno comunque risposto a un appello che non è quello dell’opposizione al governo, di un preciso discorso politico sull’economia di guerra o i tagli ai servizi pubblici, ma la promessa di un’esplosione di rabbia, di una rivolta, di un evento che ribalti i rapporti di forza almeno per la durata di un giorno. Dall’esperienza dello scontro si esce trasformati e aperti a nuove possibilità: quello che la politica di movimento può fare è lasciare il campo libero perché tali possibilità prendano corpo e spazio.
All’alba del 7 febbraio è stata sabotata la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Pesaro (PU, Marche). Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo “spettacolo” delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina 26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, Eni, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista. Solidarietà combattiva con tutt* * lavorat* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni, con i popoli in lotta per la liberazione della loro terra e con chi insorge contro questa società. Libertà per tutt* * ribelli in gabbia!
Queste Olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore.
La mattina del 7 febbraio, giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi della Vergogna di Milano-Cortina 2026, ben tre sono state le linee ferroviare sabotate e bloccate fino al pomeriggio.
Intorno alle 6 sono stati piazzati due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari della linea ordinaria di Castel Maggiore, uno in direzione nord e uno in direzione sud. L’obiettivo erano i cavi per il rilevamento della velocità: uno dei due ordigni, quello verso nord, si è azionato verso le 8 danneggiando i cavi, mentre il secondo, quello in direzione Ancona, è rimasto inesploso. Una cabina elettrica verso Pesaro, invece, ha preso fuoco interrompendo i treni da e verso le Marche.
Sembra che qualcuno abbia voluto iniziare il nuovo anno con il botto! Il 2 gennaio, un enorme incendio di attrezzature sulla strada forestale Caycuse Main (a circa un’ora e 15 minuti da Lake Cowichan) ha distrutto tre macchine in un luogo e un’altra nelle vicinanze. L’azienda forestale ha stimato il danno in 500.000 dollari, dichiarandosi rattristata dal fatto che una somma così ingente sia andata in fumo. Le macchine stesse valgono milioni.
Attualmente, il sistema educativo sta subendo una ristrutturazione, con lo Stato e le autorità universitarie alla ricerca di vari modi per reprimere l’azione sociale e politica all’interno delle università, con l’obiettivo di consegnarle agli interessi delle imprese.
Misure disciplinari, orari di apertura, presenza di polizia e guardie di sicurezza, nonché mezzi tecnici di sorveglianza, contribuiscono a creare un quadro di stigmatizzazione degli studenti e dei cittadini, considerati potenziali obiettivi della vendetta dello Stato e dell’università.
Quest’inverno, le diverse squadre si sono riunite per dare il via a una nuova stagione di Camover. Alcune di loro hanno deciso di filmare alcuni dei loro successi.
L’SPVM1 ha implementato un software di sorveglianza basato sull’intelligenza artificiale che integra migliaia di telecamere, sia pubbliche che private. All’attacco delle infrastrutture della tecno-distopia! Meno occhi indiscreti, più circuiti morti sull’asfalto.
2° round: da San Valentino al 15 marzo.
*Pensateci sempre bene prima di filmarvi durante un’azione.
NDT: Service de Police de la Ville de Montreal, polizia della città di Montreal ↩︎
Poco dopo le due del mattino del giorno di Natale, ha svegliato i residenti di Vernon, nella Columbia Britannica, si sono svegliati confusi a causa del rumore di alcune esplosioni . Forse era Babbo Natale rimasto incastrato nel camino? O forse stava cercando di rimettere in moto la sua slitta? I sospetti sono stati confermati dopo una rapida occhiata fuori dalla finestra: il rumore aveva in effetti un che di festoso. Un denso fumo si alzava dal concessionario Kia di Vernon, dove un grande incendio stava devastando i veicoli parcheggiati. L’esplosione dei pneumatici o dei serbatoi di carburante deve aver causato il boato iniziale.
Quando i vigili del fuoco hanno domato le fiamme, sette auto erano completamente bruciate e altre due avevano riportato ingenti danni. L’incendio è considerato sospetto e viene indagato come doloso.
Claudio Crespo è stato identificato come il poliziotto che, l’8 novembre 2019, in piena rivolta, sparò e mutilò gli occhi ad un giovane. Qualche giorno fa,il giornale CIPER divulgò alcuni video girati con la videocamera di servizio della polizia cilena (1), in questi video si sentono frasi come: “ti caviamo gli occhi”; “Che bruci, lo stronzo ” oppure “bisogna ucciderli tutti questi stronzi”, mentre in altri video si vedono le guardie strappare una ciocca di capelli ad una persona arrestata, inviando la foto come trofeo, sul gruppo WhatsApp chiamato “Tijera”, dove apparentemente era solito che gli sbirri inviassero questo tipo di immagini come trofeo.
Giorni dopo la diffusione di questi video, lo sbirro Claudio Crepo dichiarò che “non si pente di nulla” e “non mi importa nulla” (2)
Per caso ci sorprende? No. La polizia è il braccio armato al servizio dei potenti, sono i difensori in carne ed ossa della proprietà privata, pacificatori moderni che per denaro hanno scelto di usare le armi contro coloro che sfidano la normalità e affrontano, con differenti pratiche della violenza politica, un sistema fondato su gerarchie e obbedienza. In questo senso le parole dello sbirro in questione sono rappresentative delle dinamiche poliziesche, che,non essendo sottoposti a nessuna regola nei momenti di scontro, fanno di comportamenti morbosi e dell’umiliazione una sorta di “occhiolino” ai propri superiori affinché questi vedano che stanno lavorando per difendere i loro interessi, come un gaucho che appende il corpo smembrato di un puma all’entrata dei propri allevamenti, in Patagonia, così che i loro capi sappiano che stanno facendo. Non sanno però che prima o poi i cacciatori diventeranno le prede.
Tuttavia, la pratica anarchica e antiautoritaria ha saputo colpirli in lungo e in largo, in ogni luogo dove ci sono mani e volontà pronte a pianificare e organizzare dei gesti di vendetta che si traducono in piccole vittorie. Da Kurt Wilckens, che ha giustiziato Benigno Varela (3), ai compagnx anarchicx insurrezionalistx che hanno inviato pacchi bomba a commissariati negli Stati Uniti, ai libri esplosivi inviati contro gli sbirri in Grecia, all’artificiere che ha perso una mano e un occhio in Italia, allo sbirro ferito in Cile dopo l’esplosione di un pacco bomba all’interno di un commissariato e molte altre azioni che hanno dimostrato come l’attacco alla polizia è sempre necessario ed urgente, come lo abbiamo espresso prima, sono i difensori in carne ed ossa di tutte le infrastrutture di potere e dell’autorità.
Rivendicazione del sabotaggio della piattaforma chimica di Balan, nell’Ain
Nella notte del 5 ottobre abbiamo fatto ricorso al sabotaggio per cercare di fermare la produzione tossica della piattaforma chimica di Balan, nell’Ain, colpendo la sua alimentazione elettrica a monte.
Ispirandoci alle azioni volte a interrompere l’energia alle industrie un po’ ovunque in Francia e altrove, abbiamo dato fuoco ai cavi ad alta tensione che partono dalla stazione di La Boisse in direzione della piattaforma. All’interno della sottostazione elettrica, i cavi escono dal terreno (isolati in guaine) per poi salire sui tralicci. È lì che è possibile appiccare il fuoco senza grandi rischi, provocando un cortocircuito e interrompendo la corrente.
Crediamo sia importante che le conoscenze relative alle tattiche di conflitto si diffondano il più possibile in vista di future rivolte.
Le tattiche di scontro con la polizia possono aumentare la nostra sicurezza e far paura alla polizia stessa.
Dobbiamo stare attenti quando giochiamo con il fuoco, ma con la dovuta cautela le molotov possono aumentare notevolmente la nostra forza nelle strade.
Ingredienti :
bottiglia di vetro da 500ml
guanti
benzina
olio motore
imbuto
garze o stracci
nastro adesivo
Non toccare mai i materiali senza guanti per evitare di lasciare impronte.
Per prima cosa, riempite per metà le bottiglie di vetro con una miscela composta da 2/3 di benzina e 1/3 di olio motore. L’aggiunta di olio motore permette di alimentare un fuoco più grande e più duraturo. Lasciare uno spazio vuoto nella bottiglia fa sì che questa si riempia di vapori di benzina, rendendo le molotov più esplosive.
Per la miccia (stracci o garza), fate un nodo che possa rimanere all’imboccatura della bottiglia, a 2,5 cm dal bordo superiore. La miccia dovrebbe essere abbastanza lunga da toccare la benzina. Se capovolgete la bottiglia, il nodo dovrebbe rimanere al suo posto. Poiché la benzina evapora, utilizzate del nastro adesivo per rendere il collo della bottiglia più ermetico.
Per realizzare cocktail Molotov più grandi, puoi usare una bottiglia di vino con tappo a vite, che dovrai semplicemente riavvitare.
Le molotov realizzate con bottiglie birra possono essere trasportate nella loro confezione. Sigillatele in un sacchetto della spazzatura per ridurre l’odore di benzina ed evitare di lasciare impronte digitali.
Aspettare al massimo 30 secondi prima di lanciare una molotov una volta accesa.
Il 7 maggio 2025, a Saint-Chamond, nella Loira, la stazione elettrica all’ingresso della città ha ricevuto una visita notturna. Incaricata di convertire l’alta tensione in bassa tensione tramite i suoi cavi e il suo grande trasformatore, è stata parzialmente incendiata intorno alle 3 del mattino, lasciando al buio una parte della città e delle sue aziende. Si è trattato di un vero e proprio attacco (di cui riportiamo gli articoli di giornale in fondo al post), che è stato rivendicato tre giorni dopo contro i commercianti di armi, come si può leggere nel comunicato che riportiamo di seguito. Da notare che sul posto è stata lasciata la scritta “KO KNDS”, cosa che i portavoce della prefettura si sono ben guardati dal precisare.
Nella notte tra domenica e lunedì 27 ottobre, due incendi hanno devastato alcune infrastrutture sensibili non lontano dalla stazione TGV di Valence, nella Drôme.
Il primo sabotaggio ha colpito la cava dei Barris, vicino alla ferrovia di Saint-Marcel-lès-Valence, intorno alle 3:30: cinque macchinari da cantiere (un escavatore idraulico da 50 tonnellate, una pala caricatrice da 40 tonnellate e tre ribaltabili articolati) sono stati distrutti dalle fiamme, così come l’edificio che ospitava l’impianto di frantumazione. Il gruppo di lavori pubblici Cheval, specializzato nell’estrazione di inerti utilizzati per la produzione di calcestruzzo, ritiene che «i tre incendi distinti e distanti tra loro ci permettono di capire che non si tratta di un incidente» e stima i danni in cinque-sei milioni di euro. Inoltre, la distruzione dolosa dello stabilimento di produzione di inerti comporterà la cessazione di tale attività per almeno sei mesi, come ha lamentato il presidente del gruppo.
Il secondo sabotaggio è avvenuto a 200 metri di distanza, intorno alle 4 del mattino, nel comune di Alixan, direttamente ai piedi della linea ferroviaria del TGV, dopo che la recinzione era stata tagliata: 16 cavi di segnalazione e comunicazione, situati nelle camere di trazione di questo nodo ferroviario sensibile per tutto il sud-est, sono andati in fumo.
Nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 2025, abbiamo dato fuoco all’armadio elettrico di un semaforo ferroviario tra le stazioni di Mézidon-Canon e Caen, in direzione Parigi-Caen.
L’obiettivo della nostra azione era quello di interrompere il traffico ferroviario tra Parigi e Caen per impedire il regolare svolgimento delle Conferenze nazionali sull’intelligenza artificiale, tenutesi giovedì 9 ottobre presso l’Università di Caen. Volevamo provocare ritardi e cancellazioni dei treni per ostacolare l’arrivo dei relatori a questa giornata di propaganda a favore della tecnologia e sconvolgere la routine quotidiana dell’ordine costituito.
Questo è un appello globale all’azione contro la miniera di rame attualmente in costruzione a Riehpovuotna (chiamata “Repparfjord” dai colonizzatori) nella regione occupata di Sápmi, in Norvegia. La società canadese Blue Moon Metals (BMM) – proprietaria al 100% dell’operatore minerario Nussir ASA – è attivamente coinvolta nella colonizzazione delle terre ancestrali dei Sámi attraverso la costruzione di due miniere di rame e metalli preziosi nella regione. Ciò fa parte della rapida diffusione dell’estrattivismo derivante dal Critical Minerals Act dell’UE, in quanto la “miniera di Nussir” è stata definita un “progetto strategico”, il che consente grandi appropriazioni di terre da parte di aziende private e l’eliminazione di qualsiasi protezione ambientale delle terre indigene sotto la bandiera della cosiddetta “transizione verde”. Maggiori informazioni sulla storia del territorio e sulle numerose lotte guidate dai Sámi sono indicate nelle sezioni successive.
2. COSA SI PUÒ FARE?
Oltre al progetto Nussir per l’estrazione di rame, oro e argento, la BMM sta attualmente portando avanti altri due progetti polimetallici in aree industriali dismesse: il progetto Nye Sulitjelma Gruver (NSG) per l’estrazione di rame, zinco, oro e argento in Norvegia e il progetto BMM per l’estrazione di zinco, oro, argento e rame in California. Tutti e tre i progetti sono situati all’interno di infrastrutture locali già esistenti, quali strade, reti elettriche, ferrovie e/o precedenti progetti estrattivi. Ciò li rende interessanti per gli investitori, ma anche più facilmente accessibili per chi desidera opporvisi.
Lo scopo di questo testo è prepararti a come diversi fattori, quali stress, nervosismo e l’intervento della polizia con luci e sirene, possano influenzarti durante la tua notte di divertimento “immemorabile”. Questa non è una guida su come prepararsi o compiere un’azione: ce ne sono già molte disponibili e sono stati forniti i link a risorse che abbiamo trovato utili.
Si dice che il Natale sia una festa del cuore, ma i fascisti di Generation Identity di Gislev, Funen, Danimarca (Ravndrupvej 22) hanno trovato qualcosa con cui riscaldarsi. Abbiamo piazzato un ordigno incendiario su una delle loro auto e gli abbiamo augurato un fottuto buon Natale! Babbo Natale crede che tutti abbiano il diritto di stare qui. La migrazione è una parte naturale della vita e i concetti di frontiere e identità culturale non sono altro che miti inventati.
Il termine “rimpatrio” è diventato così ampiamente accettato che persino i media conservatori e di sinistra ne discutono come se fosse una posizione politica legittima. Ma il rimpatrio si basa sull’idea di omogeneità etnica e la sua logica conseguenza è la pulizia etnica e il genocidio. Ecco perché ci opponiamo con forza a questa idea, affinché i fascisti si spaventino e abbandonino le loro convinzioni.
Un mese fa, le macchine hanno iniziato ad attaccare le foreste. La macchina più grande è stata attaccata e alla fine è morta dopo essere stata riempita di cemento e affogata con la candeggina. È rimasta ferma per due settimane sotto un cerchio di querce secolari, bloccando una strada e impedendo l’abbattimento di quegli alberi. Anche una macchina più piccola, che tagliava gli alberi più piccoli, ha ricevuto una visita. Le sono stati rimossi i filtri dell’aria e il suo scarico è stato riempito di cemento. Il destino della terza macchina sabotata rimane sconosciuto, poiché ora hanno rimosso tutte le macchine dalla zona. È stato divertente!
Mentre il genocidio a Gaza entra nella sua fase finale, i mercanti d’armi collaborazionisti sono più che mai in prima linea.
Thales, che da anni fornisce i sistemi di pilotaggio dei droni killer israeliani e rifornisce gli eserciti di tutto il mondo di droni, missili, veicoli corazzati e sistemi elettronici, sta attualmente finanziando la costruzione di un enorme campus a Meudon-la-Forêt. A due passi dal sito già esistente Hélios 1 a Vélizy, Hélios 2 ospiterà 2.500 dipendenti che si occuperanno di attrezzature aeronautiche per uso civile e militare.
Dalla polizia alla gestione del traffico stradale, l’incendio di una semplice batteria elettrica ha paralizzato la Corea del Sud. Articolo di France Info, 29 settembre 2025
Un incendio in una batteria elettrica ha appena paralizzato centinaia di servizi pubblici nel Paese. L’incendio è stato individuato venerdì 26 settembre in serata. Il rogo è divampato in una delle batterie al litio che alimentano il grande data center del governo sudcoreano (NIRS), situato a Daejeon, nel centro del Paese. Si tratta, in un certo senso, della spina dorsale digitale dell’amministrazione. Immaginate grandi edifici climatizzati, zeppi di server e computer. È qui che sono archiviate gran parte delle informazioni della popolazione, necessarie per il funzionamento dei servizi pubblici online, ma anche dei servizi finanziari e postali.