[Cremona, Italia] Sabotaggio di una cabina elettrica

Riceviamo e diffondiamo

Il giorno primo luglio abbiamo manomesso una cabina elettrica. La fortuna ha voluto che una parte del centro di Cremona sia andata al buio. Niente luce in strada.
Senza volto, si è diffuso un blackout durato qualche ora.
L’energia è legata alla guerra, la guerra alla repressione e repressione vuol dire carcere.
Con questo gesto abbiamo voluto agire per esprimere solidarietà agli anarchici arrestati il 16 giugno.
Un saluto a tutti i ribelli del mondo, sia chi sta dentro e chi lotta fuori.
Dati i tempi di orrori, non possiamo dimenticare Ramy e Fakir.

[Marousi, Atene – Grecia] Estratto della rivendicazione di responsabilità da parte di anarchici per aver dato fuoco ai veicoli della Regione dell’Attica in solidarietà con la comunità Prosfygika

Da Act For Freedom, 12.07.26

Prosfygica è uno spazio di vita collettiva dove la vita quotidiana è reinventata in termini di solidarietà e auto-organizzazione. Delle persone di diverse età, di orizzonti politici e sociali differenti, venute dal tutto il mondo, hanno trasformato questo spazio in cucine comuni, in strutture di sostegno sociale e psicologico autogestito, in case per i prossimi a persone malate di cancro, in strutture di salute, in rifugio per gli animali, in luoghi di incontro e laboratori per bambini.

La dove il mercato vuole che l’affitto e i bisogni sociali siano una merce, la comunità ha tessuto delle relazioni che hanno risposto e continuano a rispondere a dei bisogni concreti: alloggio, cure, manutenzione degli immobili, spazi liberi, mutuo aiuto. Là dove il capitalismo produce impoverimento e privazioni, l’auto-organizzazione del basso da una risposta. Questa pratica funziona come una prova del fatto che l’organizzazione collettiva dal basso è realizzabile e funziona, come realtà quotidiane, gestibile, che da protezione e vita. Là dove il ci sarebbero decine di persone senzatetto, rifugiatx, immigratx, tossicx e in generale dex poverx, la comunità fornisce una risposta.

Ora abbiamo bisogno di stare unitx, tuttx noi, a fianco dellx nostrx compagnx che rischiano la loro salute e la loro vita, per fare pressione e organizzare delle azioni comuni nelle strade, nei quartieri, nei centri dove si prendono le decisioni, per forzare la Regione e le istituzioni coinvolte a revocare le decisioni che minacciano la comunità. Difendere Prosfygika è difendere la vita, la dignità e la capacità di organizzarsi dal basso. Una vittoria è una vittoria per tuttx, per tutto e per chiunque subisca la pressione degli affitti, i salari bassi, la sorveglianza e la criminalizzazione della solidarietà. Le lotte hanno un senso e ora bisogna agire per salvare delle vite e mantenere viva la prospettiva di un altro immaginario, collettivo.

Per questa ragione, alle prime ore di venerdì 5 giugno, al momento in cui in compagno Aristos ha raggiunto in quarto mese di sciopero della fame, dopo aver perso 43 chili e con la sua salute in pericolo, e che la compagna Suzon era a 36 giorni di sciopero della fame, anche lei abbastanza esausta, abbiamo attaccato dando fuoco a dei veicoli della regione Attica, fuori dai palazzi della loro sede centrale, a Marousi, sotto il naso della polizia che stava pattugliano la zona. Questa azione si aggiunge al mosaico di azioni di solidarietà e vogliamo che sia un appello all’intensificazione e all’escalation della lotta. E’ urgente mantenere vivo il fuoco della lotta.

GIU’ LE MANI DALLA COMUNITA’ PROSIGIKA

VITTORIA DELLO SCIOPERO DELLA FAME DI ARISTOS HANTZIS, DAL 5 FEBBRAIO 2026, E SUZON DOPPAGNE, DAL 1° MAGGIO 2026

LIBERTÀ PER GLI ANARCHICI MARIANNA MANOURA E DIMITRA ZARAFETA, PER I SEI COMPAGNX TENUTX IN OSTAGGIO PER L’ESPROPRIAZIONE DI UNA BANCA A KATO TITORÉA, PER DIMITRIS KOUFONDINAS, NIKO MAZIOTIS, DIMITRIS HATZIVASILIADIS, PER I COMPAGNI YIANNIS KARATSOLIS E SOFOKLΙS TOUTZIARAKIS, PER GLI ANARCHICI FOTIS TZIOTZIS E PER IL COMPAGNO AKIS DIMAKOPOULOS

KYRIAKOS XYMITIRIS IMMORTALE

anarchichx

[Almere – Paesi Bassi] Ma sì, i data center possono bruciare!

da Sans Nom, 21.07.26

Forse in tanti si ricordano dell’incendio del data center di OVH a Strasburgo nel marzo 2021, con i suoi circa quattro milioni di siti internet messi fuori servizio, e certamente un po’ di meno si ricordano di quello del data center di Daejong a settembre 2025, che aveva mandato in tilt 647 servizi dello Stato sud-coreano, centralizzati in questa nave di punta digitale con un assaggio di cenere. Perché sì, i data center possono bruciare e, aggiungerai un piccolo sorriso malizioso, se posso farlo accidentalmente e dall’interno, perché non potrebbero anche volontariamente e dall’esterno?

Per alimentare il dibattito, un nuovo esempio è venuto da Almere, città di circa 230’000 abitanti situati sulla riva opposta della capitale olandese, per partecipare al banchetto di immaginari infiammati. E’ lo scorso 7 maggio, verso le 8:30 del mattino, che un allarme anti-incendio è scattato in uno dei data center del nord della città, provocando l’evaquazione del suo personale, la reclusione della popolazione circostante avvolta dai fumi tossici e l’arrivo in forze dei pompieri trenta minuti più tardi. L’incendio del centro di dati di Almere, presto classificato come maggiore e aggidentale, ha portato i vigili del fuoco a lottare per circa 12 ore di fila contro le fiamme affrontando il paradosso che sono partite proprio nel luogo che avrebbe dovuto garantire la continuità del flusso: la sala di raffreddamento tecnica situata sul retro degli edifici che ospitano anche i generatori di emergenza e il cosiddetto “sistema di alimentazione ininterrotta” (UPS-ASI). Senza contare che i serbatoi sotterranei, contenenti quasi un milione di litri di diesel per poter fornire questi sistemi di backup autonomi in caso di interruzione di corrente o sabotaggio, sono stati a loro volta colpiti.

Alla fine, la totalità di questi locali tecnici è stata distrutta su tre piani, contemporaneamente a una parte dell’approvvigionamento elettrico del data center da 26’000 metri quadrati e 11 megawatt, che appartiene a Keppel DC REIT ed affittato alla società olandese NorthC, che già gestisce circa altri venti centri nei Paesi Bassi, Germania e Svizzera. Di fronte al disastro, NorthC ha rapidamente messo avanti il fatto che le fiamme non sono riuscite ad arrivare ai loro preziosi server, ma questa piccola vanteria non è riuscita a mascherare il fatto che erano comunque messi fuori servizio dopo il blackout generale causando interruzioni a cascata di servizio. Bisogna dire che l’incendio del data center di Almere non solo è riuscito a privare di dati il sistema cloud di IBM (sito “Amsterdam 03”) per quasi cinque giorni, ma che NorthC riuscì a riavviare tutti i suoi flussi con difficoltà solo dopo una settimana, il 13 maggio, dopo aver fatto tirare con urgenza più di un chilometro di cavi ad alta tensione, fatto arrivare sul luogo una ventina di generatori potenti, etc.

Quanto alle conseguenze pratiche, è dal 7 maggio mattina che la Camera di Commercio Olandese (KVK), il comune di Dronten e il servizio regionale di gestione delle acque (HDSR, responsabile di dighe, canali, etc.) hanno segnalato gravi malfunzionamenti informatici mentre l’Università di Utrecht ha dovuto chiudere la maggior parte dei suoi edifici dal giorno successivo al 12 maggio, annullando numerosi esami programmati sia da remoto che in presenza. Il taglio improvvisato dell’accesso ai contenuti dei suoi server in effetti ha bloccato il funzionamento dell’extranet, ma anche la gestione dei pass digitali posti all’ingresso di ogni edificio e laboratorio di ricerca.

Quanto alle aziende, è stata prima Brittany Ferries a indicare di essere stata privata del sistema di prenotazione online, seguita dalla compagnia di traghetti Rederij Doeksen, le cui scansioni automatiche del controllo dei biglietti smisero di funzionare, poi furono gli autisti di autobus e tram della regione di Utrecht ad annunciare di aver perso ogni contatto con il centro di controllo e coordinamento della loro compagnia di trasporto (Transdev). Allo stesso modo, diverse cliniche e studi medici hanno dichiatato di aver perso l’accesso ai dati e ai contatti dei loro pazienti, mentre l’Ufficio Statistico Olandese (Centraal Bureau voor de Statistiek, CBS) il 16 maggio ha confermato che i suoi database sulla popolazione e le attività del paese erano stati inaccessibili per diversi giorni.

Ad oggi sono passati due mesi e questo bell’incendio non ha certamente intaccato l’arroganza dei tecnici del dominio, ad esempio in termini di ridondanza del flusso, sia elettrico che di dati. Ma chissà se non si potrà alimentare l’immaginazione delle creature della notte, per esempio in termini di giganti dai piedi di argilla sia per il punto di partenza sia per le conseguenze delle fiamme di Almere?

[Riassunto della stampa olandese, 7-15 maggio 2026]

[INTERNAZIONALE] AGOSTO NERO. Appello per un mese di azione e di propaganda per lx compagnx Lupi, Tortuga e Belén.

da Informativo Anarquista, 8.07.26

AGOSTO NERO 2026
Chiamata per un mese di azione e propaganda per lx compagnx Lupi, Tortuga e Belén.

«Non c’è lotta senza sangue, senza prigione, senza clandestinità, senza morte… devi sempre avere questa certezza.
(…) Parlare di morte e chiudersi nel dolore, parlare delle vite di chi se ne è andato, sapere che conoscono il loro sangue, abbiamo innacquato il cammino della lotta e continuare è il miglior tributo a tutti coloro che non ci sono più… il resto sono solo scuse»
Marcelo Villarroel, prigioniero anti-autoritario.
(Intervista pubblicata per la chiamata per l’Agosto Nero 2025)

«Nella maggior parte dei giorni di violenza (…) sono stati esposti brochure o tele relative a cause anarchiche. Nella manifestazione di ieri, persone incappucciate tenevano striscioni con la scritta ‘Agosto Negro’ e il nome di tre persone legate ad atti criminali violenti, e persino al posizionamento di ordigni esplosivi.»
Il bastardo J. Bellolio
(Riferendosi all’azione incendiaria della scuola superiore Lastarria del 13/08/2025).

In agosto 2024, tre compagnx anarchicx morirono in diverse circostanze in maniera repentina e accidentale, dopo questi fatti, ci siamo posti la sfida di moltiplicare le loro idee, le loro storie di combattimento, quei contributi genuini che hanno assunto nella vita con impegno, solidarietà, serietà e volontà.

Così, torniamo a rilanciare un appello per un Agosto Nero. Vogliamo che Luciano Balboa “Lupi”, Luciano Pitronello “Tortuga” e Belén Navarrete continuino a essere presenti nell’azione e nella propaganda, così come nelle risposte date l’anno scorso da persone anonime e affini in diversi territori.

Questo appello nasce a sua volta con l’intenzione di (ri)vitalizzare campagne anarchiche in tempi di avanzata feroce e devastante del capitale, condanne più severe contro lx nostrx compagnx imprigionatx, altrx ricercatx e catturatx e il potere che cerca di divorare le nostre vite in modi diversi giorno dopo giorno. Non arrendersi, non fermarsi, continuare contro tutti i pronostici sono e saranno sempre le opzioni degne da prendere.

Da diversi angoli, luoghi e prigioni, lx compagnx ci mostrano che è sempre possibile e che, con ciò che hanno a disposizione, cercano la distruzione di questo mondo come lo conosciamo, insieme ai suoi valori marci e ai suoi rapporti di dominazione.

Con la cura di te e il carattere necessario, solx e/o con x tuoi parenti e complici, non startene fuori da questa chiamata! Questo potrebbe essere un buon momento per fare qualcosa di anarchico! Ogni giorno può esserlo.

Che la morte dex nostrx compagnx sia un ulteriore impulso nelle nostre vite, nelle nostre decisioni e volontà in conflitto contro questo mondo marcio.

PER UN AGOSTO NERO!
LUPI, TORTUGA E BELÉN PRESENTI NEL CAOS E NELL’ANARCHIA!
NULLA È FINITO, TUTTO CONTINUA!

[Leverkusen – Germania] Doppio sabotaggio ferroviario

da Sans Nom, 10.07.26

L’11 luglio 2026 è uscito un cominicato del Commando Angry Birds rivendicante il sabotaggio che ha messo in tilt la linea Cologne-Düsseldorf, un asse ferroviario molto frequentato della Renania Settentrionale-Vestfalia, la regione più popolata della Germania. Concretamente, un primo dispositivo incendiario temporarizzato è stato depositato la notte tra giovedì e venerdi 10 luglio, in un tombino situato sul ponte che attraversa il fiume Wupper (affluente del Reno), a nord della citta di Leverkusen, e un secondo dispositivo è stato piazzato lungo i binari, qualche centinaia di metri più in la, a Langenfeld. Molti cavi di segnalazione in fibra ottica sono stati distrutti, provocando un’interruzione parziale del traffico e tanti ritardi.
Ricordiamo che questo gruppo è attivo in quella zona dal 2023, pubblicando ogni volta i comunicati dei sabotaggi numerati (che possiamo trovare qui) e dei manuali tecnici per diffonderne la pratica. Quella che segue è una traduzione del loro comunicato n°8, che ha rivendicato questo sabotaggio, comparso su de.indymedia.

Leverkusen (Germania), 10 luglio 2026. Il tombino che protegge i cavi bruciati, situato sul ponte ferroviario che attraversa il fiume Wupper.

Sabotaggio ferroviario il 10 luglio
Comunicato di rivendicazione n°8

Rivendichiamo il sabotaggio della linea ferroviaria a nord di Leverkusen. Degli ordigni incendiari sono stati piazzati in grande tombino di cavi situato all’angolo nord-est del pont che attraversa il fiume Wupper, così come a uno sguardo più attento, a metà cammino tra il passaggio sotteraneo sotto il ponte e l’antenna relé.
Abbiamo utilizzato dei timer, che avevamo già presentato nell’opuscolo «move fast and break things» [qui la versione in tedesco], e un litro di accendi fuoco per ogni dispositivo. Ci dispiace che il fuoco si sia propagato leggermente al di fuori dei binari e ringraziamo i pompieri di averlo gestito. Per il futuro aspetteremo delle condizioni metereologiche più favorevoli.

La copertura mediatica delle nostre azioni ha dato luogo a qualche menzogna giornalistica. Abbiamo già preso le nostre distanze, in una lettera precedente, di fronte alle ideologie dominanti della nostra epoca. Il fatto che anche i servizi di protezione costituzionale abbiano appena scalfito la superficie del testo dovrebbe dare da riflettere. In breve:

Per la sinistra, gli esseri umani sono fondamentalmente uguali in termini di capacità e valori. Ne deriva che tutti dovrebbero avere un potere e uno statuto economico più o meno equivalente. La destra attribuisce maggiore importanza alle differenze tra individui. Esige che le posizioni di potere nella gerarchia sociale siano occupate dalle persone più competenti. Questo dibattito è importante e deve avere luogo in tutta la società. Tuttavia, l’entità di questo conflitto culturale nella mente delle persone ora ci impedisce di concentrarci sull’essenziale. Perché, ovviamente, per comodità, è sempre il campo opposto ad essere ritenuto responsabile.

Siamo in piena estinzione di massa. Se non verrà fatto niente per fermarla, presto o tardi l’umanità soccomberà ad essa. La causa dell’estinzione di massa è l’avanzamento tecnologico. Quelli che ne ricavano profitto lo chiamano “progresso”. La causa dell’avanzamento tecnologico è la concorrenza.

Come la concorrenza tra esseri viventi può certamente essere ridotta, ma non cancellata, l’eliminazione della tecnologia industriale è necessaria. Quando necessario, questa può essere operata da una piccola minoranza, per mezzo del sabotaggio. I governi e le grandi aziende non sono possono farlo a causa delle leggi sulla concorrenza, poichè ciò minerebbe la loro stessa base di potere.

Langenfeld (Germania), 10 luglio 2026. Il canale che ospitava i cavi che erano stati incendiati, situato lungo i binari, in mezzo alla vegetazione secca.

Una volta completamente distruitti è impossibile ricostruire l’insieme dei processi di produzione industriale.

Piante, animali e molti esseri umani staranno subito meglio. Per gli abitanti delle metropoli, la transizione sarà difficile all’inizio, sconfortevole e pericolosa, ma ce la faremo. Con il tempo ne sapremo apprezzare i vantaggi.

Il nostro movimento porta più nomi: siamo anti-industriali. Siamo il movimento anti-tecnologia. Siamo biocentrici. Siamo “verde scuro”. Siamo i nuovi spaccatori di macchinari.

Questo movimento impedirà al pianeta di essere fatto a pezzi. Noi non chiediamo autorizzazione per questo.

ALCUNE RIFLESSIONI, E UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE, IN SOLIDARIETÀ ALLX COMPAGNX ARRESTATX E INQUISITX NELL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO

da Brughiere

Sono passati dieci giorni da quando, all’alba, in varie parti dello stivale, compagnx si svegliavano con i colpi degli sbirri alle porte ed alle barricate; dieci giorni da quando hanno sigillato col cemento il Bencivenga; dieci giorni in cui si è dormito poco, bestemmiato molto, pensato e riflettuto.
Abbiamo bisogno di trasformare l’universo di emozioni e sensazioni che abbiamo dentro attraverso le parole; abbiamo bisogno di ritrovarci nel calore della solidarietà, di un agire concreto che spezzi il dispositivo più atroce della repressione: l’isolamento.

Vogliamo altresì ambire a riflessioni ed analisi che siano all’altezza dei tempi davvero complessi e gravi che stiamo vivendo per provare a farne, invece, un momento propizio. Anche se con la fretta dell’ennesima ghigliottinata alle nostre relazioni di complicità, avvertiamo la priorità di far uscire qualche concetto che, a caldo, consideriamo cardine per la lettura di questa ennesima indagine antianarchica. Ci troviamo di fronte ad un copione che mescola vecchi e nuovi strumenti repressivi in un contesto connotato da profondi mutamenti sociali ma, esistendo tante e più approfondite analisi sul presente che viviamo oggi, vogliamo concentrarci non tanto sul tratteggiare il contesto-mondo nel quale viene calata dal dominio questa operazione, quanto più cosa questa operazione ci dice del mondo.

Gli ingredienti che vengono citati ripetutamente, al fine di persuadere un GIP a firmare la carcerazione dex nostrx compagnx, parlano del contesto di alcune lotte che si sono sviluppate, in italia, negli ultimi anni. E da qui cerchiamo di partire. Ci riferiamo principalmente alla lotta contro al 41bis che, in qualche forma, secondo chi scrive, ha trovato dei rapporti di continuità nelle mobilitazioni per la Palestina, sviluppatesi con forti connotati antiautoritari (nel primo caso squisitamente anarchici) e che, crediamo, sia importante rivendicare come un tassello del nostro presente di conflitto.

Di quei giorni e mesi di rabbia e azione non devono essere le carogne di tribunali, giornali o caserme a parlare per noi, ma quando lo fanno, citandoli esplicitamente come movente della repressione, ci sembra che sia fondamentale soffermarsi sul portato che ha avuto ed avrà, ciò che abbiamo messo, e che metteremo, in campo. Forse non c’è stato il tempo (o la voglia) di analizzare approfonditamente quello che si è giocato in quelle strade e in quelle piazze ma l’operazione repressiva del 16 giugno muove i suoi passi anche da lì e quindi ci pare sensato interrogarci sul perchè.

Il potere parte dalla necessità che lx anarchicx devono essere isolatx, mistificatx, sbattutx sui giornali quando lx si arresta, e poi ritornare nel dimenticatoio della storia. Così, in parte, lo stato riesce a gestire l’esistenza di un’idea-pratica che porterà alla sua distruzione ed estinzione della sua ragion d’essere: il dominio. Quando lx anarchicx invece non sono più alienx ma sono presenti nello spazio pubblico e i loro slogan sono sulle bocche di persone “insospettabili” o quando nelle manifestazioni di massa alcuni temi e pratiche dell’anarchismo si diffondono, ecco che lo stato decide di dare un segnale più forte di altri. La repressione non serve, infatti, solo a tentare di spezzare dei legami consolidati, fiaccare animi e corpi, diffondere allarme tra lx nemichx dell’ordine, ma anche a dissuadere potenziali complici da unirsi ax “cattivx maestrx”. La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei confronti di quellx che si definiscono attivistx è lì a testimoniare che, certo, questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso, ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente contro lx proprx oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione soggiogata dai rigurgiti patriottici.

Fortunatamente esistono ancora – e sempre esisteranno – minoranze agenti che non solo disertano l’arruolamento patriottico delle coscienze, ma cercano anche di sabotarlo. In questo senso leggiamo lo sgombero di un luogo storico del movimento anarchico, della controcultura, dell’opposizione alla vita metropolitana mercificata: ci tolgono gli spazi perchè è nell’attarversarli assieme (siano essi piazze, squat, cascine, montagne) che si creano legami e possibili cospirazioni. Ci tolgono i nostri luoghi anche per farla finita con la nostra storia, che così come la questione palestinese ci dice, è visceralmente connessa ai territori che abitiamo, in cui lottiamo.

In ogni contesto di guerra la compressione dello spazio pubblcio deve essere massima, figuriamoci sopportare l’esistenza di un’isola di alterità così sfacciata com’è sempre stato il Bencivenga.

E se di guerra si parla è perchè tutto nell’azione della repressione parla il linguaggio bellico: la prova muscolare d’irruzioni sbirresche coi passamontagna calati in faccia; l’apposizione, a mo di sfregio fascista, del tricolore sulla porta appena murata del Benci, che cosa sono se non una diapositiva della guerra che, a macchia di Leonardo è già in atto contro chi sceglie la via della ribellione o percorre, per moto centrifugo della storia, il grande esodo dell’esclusione dai privilegi?

E cosa è stata la celebrazione dei giochi di Milano-Cortina, contro i quali l’azione di sabotaggio dei treni di cui si parla nell’indagine si è scagliata come un fulmine, se non una gigantesca e multimilionaria parata di guerra? (che trova nell’ostentata presenza delle truppe ICE il suo apice)
Il fatto che lo stato, nelle sue stesse vene o arterie – le infrastruttre di trasporti e telecomunicazioni – possa essere ostacolato, indebolito, sabotato, rallentato, è intollerabile per un istituzione totalitaria che si identifica, al netto dei formalismi democratici-liberali, essenzialmente con la sua stessa tensione alla guerra, esterna come interna. Guerra non dichiarata che chiamiamo normalità.

Le armi che si dispiegano in questo stillicidio contro la ribellione e l’alterità, allo stato attuale dell’organizzazione sociale, non sono più rappresentate dal plotone d’esecuzione che si schiera d’innanzi allx condannatx, piuttosto un dedalo di sofisticati tranelli e tagliole che prendono il nome di leggi. Con questo non vogliamo dire che la legge sia uno strumento repressivo nuovo (è purtroppo vecchio quanto l’autorità) ma che assistiamo ad una forma di pan-penalizzazione e pan-normatività, nel contesto italiano, che ci attanaglia, e questa particolare forma di repressione causa tutta una serie di specifiche conseguenze in noi che la subiamo e vi resistiamo.

Inoltre l’arsenale dello stato italiano si è incredibilmente arricchito di nuovi strumenti repressivi negli ultimi anni (senza mai tralasciare di oliare struttre ben rodate e indispensabili come, appunto, il 41bis) e questo, si badi bene, non lo imputiamo alla natura fascista dei governanti attuali: mai come oggi ci permettiamo di dire che democrazia e fascismo sono esattamente due facce della stessa medaglia, intercambiabili e possibilmente coesistenti. Un articolo, tra gli altri, che questa indagine scaglia sul capo dex nostrx compagnx, e che ha giustificato l’arresto di due di loro (arresto che, a parità di condizioni, solo un anno fa non sarebbe avvenuto) che ci pare necessiti un’urgente presa in carico da parte nostra è il 270quinques terzo. Il così detto “terrorismo della parola”.

Se infatti sono anni, decenni, che ci confrontiamo con accuse legati ai reati associativi (270bis) il fatto di punire la semplice detenzione di materiale cartaceo o virtuale che possa essere considerato da lor signori come terrorista, apre la porte a scenari di arresti (in flagranza!) facilissimi per i nostri repressori. Il 270quinques terzo, a differenza del secondo (autoaddestramento) a detta dex legali, è estremamente ostico da smontare in sede processuale perchè non vi è la necessità da parte del PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge sembra fatta proprio apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita individuale, sia nella propaganda.

Queste le suggestioni che abbiamo ritenuto, dopo confronti tutti da approfondire, di condividere per tracciare un minimo comune terreno di azione e di discorso sul quale vogliamo chiamare la mobilitazione per la solidarietà a chi è statx arrestatx, perquisitx, inquisitx, imprigionatx in casa propria.

Sentiamo forte in questo momento la spinta a fare sì che la repressione non sia mai e poi mai vissuta come una questione privata (benchè si parli di un contesto che non è quello anarchico, il suicidio di due attivisti per la Palestina, a Torino, posti agli arresti domiciliari, ci dà un sanguinario polso della situazione) e vogliamo, in chiusura di questo testo, chiamare alla mobilitazione in solidarietà ax compagnx colpitx nell’operazione del 16 giugno. Proprio per uscire dall’angolo, proprio per riportare nella dimensione pubblica il fatto che c’è un mondo che si sta disfacendo e del quale possiamo accelerare la caduta, costruendo nel mentre quel sogno difficilissimo e irrinunciabile che è l’anarchia.

Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato: ognunx nei modi che riterrà opportuno, come sempre diciamo, per uscire dall’angolo della presa male e rilanciare la nostra voglia di ribaltare questo dannato presente. La libertà è possibile e tangibile, nella lotta per la liberazione.

Solidarietà e complicità con lx arrestatx, perquisitx, inquisitx del 16 giugno! Nico, Micol, Pietro, Giu, Luna, Bibi, Toni, Ste liberx subito!

Tuttx liberx, fuoco a tribunali e galere!

Alcunx compagnx solidalx

Di seguito diffondiamo gli estremi del conto sul quale versare benfit e contributi economici per l’operazione del 16 giugno: D’ORA IN AVANTI FATE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO CONTO.

Giovanna di Romano
IT67E3608105138259570159586
Numero Carta PostePay
5333174809836489

Questi, al momento gli indirizzi disponibili dex compagnx: scriviamo loro, non facciamolx sentire solx nè isolatx

Andrea Toniolo (Toni):
C.C. di Rossano – Contrada ciminata.
87064 – Corigliano Rossano (CS)

Francesco Benedetti (Bibi):
C.C di Rossano – Contrada ciminata.
87064 – Corigliano Rossano (CS)

Micol Marino:
C.C. Rebibbia femminile – Via Bartolo Longo 92
00156 – Roma (RM)

Stefano Marri:
C.C. di Terni – Strada delle campore 32
05100 – Terni (TR)

Pietro Rosetti:
C.C di Terni – Strada delle Campore  32
05100 – Terni (TR)

Nico Aurigemma:
C.C. di Ferrara – Via arginone 327
44122 – Ferrara (FE)


Arnau è ancora a Regina Coeli in attesa di trasferimento.
L’indirizzo per scrivergli per il momento resta:

Arnau Vallet Casadevall
Regina Coeli, via della Lungara 29
00165 Roma