Daejeon (Corea del Sud): sì, i data center possono bruciare


Da sans nom, 30.9.2025

Dalla polizia alla gestione del traffico stradale, l’incendio di una semplice batteria elettrica ha paralizzato la Corea del Sud.
Articolo di France Info, 29 settembre 2025

Un incendio in una batteria elettrica ha appena paralizzato centinaia di servizi pubblici nel Paese. L’incendio è stato individuato venerdì 26 settembre in serata. Il rogo è divampato in una delle batterie al litio che alimentano il grande data center del governo sudcoreano (NIRS), situato a Daejeon, nel centro del Paese. Si tratta, in un certo senso, della spina dorsale digitale dell’amministrazione. Immaginate grandi edifici climatizzati, zeppi di server e computer. È qui che sono archiviate gran parte delle informazioni della popolazione, necessarie per il funzionamento dei servizi pubblici online, ma anche dei servizi finanziari e postali.

Quando l’incendio si è propagato, gli operatori hanno dovuto spegnere migliaia di macchinari per consentire l’intervento dei vigili del fuoco. Si parla di 647 servizi statali immediatamente sospesi. I vigili del fuoco sono finalmente riusciti a domare l’incendio sabato nel tardo pomeriggio, ma i team del governo hanno poi constatato di aver perso i server che gestiscono 96 servizi pubblici. Tra i servizi interrotti, la polizia non era più in grado di localizzare le vittime che chiamavano il 119, il numero di emergenza equivalente al 112 in Francia. Sono stati bloccati anche il sistema di gestione del traffico stradale e il servizio di pagamento delle multe della polizia. È stato interrotto anche il portale che consente alle famiglie di ricevere i sussidi sociali. Decine di migliaia di funzionari pubblici hanno perso l’accesso alle loro e-mail. Anche le poste hanno subito gravi disagi, con problemi per i pagamenti con carta o i bonifici dei privati.

Ancora oggi, lunedì 29 settembre, regna il panico nelle amministrazioni e nei municipi, perché la Corea del Sud è uno dei paesi più connessi al mondo. Negli ultimi anni, il governo ha investito molto per consentire lo svolgimento online della maggior parte delle pratiche burocratiche. Il presidente Lee Jae-myung ha indetto una riunione ministeriale d’emergenza domenica e si è scusato con la popolazione. Si è detto dispiaciuto per l’ansia causata da questa crisi. Ha promesso di mobilitare tutti i servizi pubblici per ripristinare il prima possibile i sistemi colpiti, ma probabilmente ci vorranno diverse settimane prima che la situazione torni alla normalità.

Questo incendio ha riacceso il dibattito sui media riguardo alla dipendenza da questi centri dati e alla necessità di costruire infrastrutture di emergenza per evitare simili paralisi.


Servizi pubblici fermi in Corea del Sud dopo un incendio in un centro dati
Courrier International, 29 settembre 2025

Si tratta di un incidente che mette in luce la fragilità dei servizi pubblici sudcoreani, sempre più dipendenti dalle infrastrutture digitali. La sera del 26 settembre, un incendio ha devastato il Centro nazionale delle risorse informatiche di Daejeon, città sudcoreana a sud di Seul. Secondo il quotidiano Chosun Ilbo, l’incendio, scoppiato durante un controllo di routine condotto dall’istituzione, non ha causato vittime, ma ha danneggiato il cuore pulsante di uno Stato che ha scelto la digitalizzazione come una delle sue strategie fondamentali.

L’incendio è stato domato il giorno successivo, ma il bilancio è gravissimo: sono andati in fumo 740 server e 384 batterie, bloccando circa 650 sistemi informatici indispensabili ai servizi pubblici del Paese, come riporta il sito di notizie Korea Wave, parlando di “caos”. Di conseguenza, sono state sospese numerose piattaforme gestite dalle autorità pubbliche, come quella del servizio bancario delle Poste, quella delle carte d’identità e il sito per l’assegnazione degli alloggi popolari.

Per quanto riguarda l’origine dell’incendio, la stampa nazionale riferisce che è stato causato dall’incendio di una batteria agli ioni di litio il cui limite di utilizzo raccomandato era stato superato di un anno. Il governo sudcoreano ha precisato che, a causa del malfunzionamento del sistema di backup, il ripristino di tutti i servizi richiederà un mese. “Ci scusiamo per i danni causati da questo incendio alla vita dei sudcoreani. Faremo tutto il possibile per ripristinare i sistemi informatici ed evitare altri incidenti”, ha dichiarato il presidente Lee Jae-myung, come riportato dal sito web dell’emittente televisiva KBS.

Una “vergogna” per lo Stato

Oltre al blocco dei siti amministrativi, l’incendio rappresenta un duro colpo per le autorità sudcoreane che hanno fatto della digitalizzazione dei servizi pubblici uno dei pilastri della strategia di Stato. Tanto più che il Paese ha già subito guasti informatici simili nel 2022, quando un incendio ha danneggiato il centro dati di Kakao Talk, importante piattaforma di messaggistica del Paese. L’azienda è stata oggetto di severe critiche da parte del governo, che ha contestato la mancanza di un sistema di backup, come riportato dal quotidiano sudcoreano in lingua inglese The Korea Times.

Appena tre anni dopo, le autorità del Paese si trovano ad affrontare le stesse accuse relative all’inesistenza di un sistema di gestione delle emergenze funzionante. «Abbiamo un sistema che copre le esigenze fino a un certo punto», racconta una fonte governativa al quotidiano JoongAng Ilbo. «Ma a causa, in particolare, della mancanza di fondi, non siamo riusciti a farlo funzionare davvero».

Nel suo editoriale del 29 settembre, il quotidiano di sinistra Hankyoreh ha aspramente criticato il governo, ricordando che nel 2022 quest’ultimo aveva affermato che i sistemi informatici dello Stato si sarebbero ripristinati “in tre ore” in caso di guasto. “Per un Paese che vuole essere forte nell’informatica, è una situazione più che vergognosa“, ha scritto il giornale, che ha visto in questo incidente “un punto debole fatale anche in materia di sicurezza dello Stato”. E aggiunge: “Il governo deve riparare i danni il più rapidamente possibile e adottare misure preventive fondamentali. La sicurezza dello Stato è un tema trasversale e i partiti politici dovrebbero unire le loro forze in questo campo“.