Da Abolition Media, 08.05.26

«La resistenza violenta è affascinante, è speranza in un mondo disperato e silenzioso».
Mentre la maggioranza della società cerca di adattarsi a un mondo soffocante, un mondo in cui nemmeno il respiro è scontato, in cui la morte è all’ordine del giorno, in cui l’industria bellica rapidamente si sviluppa, in cui i governanti calpestano la dignità umana e in cui il sangue scorre come acqua, imponendo tutto ciò come normalità, alcuni scelgono di ribellarsi all’oppressione, di rifiutare la sottomissione e di non accettare l’assimilazione della miseria. Alcuni scelgono di combattere, di correre dei rischi, di combattere chi li spoglia dei loro sogni… con orgoglio e combattività.
Uno di loro era il combattente armato Kyriakos Xymitiris, ucciso da un’esplosione il 31 ottobre del ’24 mentre maneggiava materiali esplosivi in un appartamento ad Ampelokipis. A ciò ha fatto seguito la vendetta del potere statale , con la custodia cautelare di Marianna Manoura, ferita dall’esplosione, e di Dimitra Zaraveta, nonché di Dimitris, Nikos Romanos e A.K. Dopo un anno e mezzo di carcere, il processo è finito con l’assoluzione degli ultimi tre, mentre le due compagne sono stati giudicate colpevoli di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Marianna M. è stata condannata a 19 anni di carcere, mentre Dimitra a 8. Non dovremmo sorprenderci né degli arresti senza prove né delle condanne. Questa è la guerra del potere e chiunque combatte verrà represso, e questo è il minimo. Innumerevoli le vittime della repressione di Stato, migliaia i morti. Modificando e inasprendo il codice penale, lo Stato preannuncia un regime totalitario moderno in cui chi non si adegua rischia la morte o il carcere. I giudici, in quanto eterni difensori dei padroni, condannano ogni esistenza delinquente, tutto ciò che si discosta dalla monotona realtà distopica, dall’esistenza priva di libertà che ci costringono ad accettare. Con le loro decisioni infami, condannano le persone al confinamento in una cella, all’esposizione alla violenza dilagante all’interno delle carceri, alla recisione violenta dei legami familiari e di amicizia e all’orrore della sparizione nel nulla. Nei tribunali, dove il debole vede la propria vita distrutta per reati minori, ministri, parlamentari e ricchi la fanno franca. Dimostrando che l’essenza della giustizia civile è quella di non voltare mai le spalle agli sporchi interessi dei governanti. Alcuni dei loro interessi più importanti sono indiscutibili: il soffocamento dell’azione politica anarchica, la repressione delle lotte per la libertà, il logoramento dei combattenti con accuse inconsistenti, detenzioni arbitrarie e pene pesanti. Ma l’azione politica non si piega.
Nelle prime ore del 23 aprile, un ordigno esplosivo è stato collocato nell’EFKA* di Kallithea, i motivi sono evidenti e innumerevoli. L’EFKA, in quanto ulteriore struttura dello Stato, è complice della schiavitù salariale e, dall’altro lato, responsabile del nostro dissanguamento economico attraverso le tasse. Il congegno si è innescato, provocando l’incendio all’ingresso dell’edificio, ma non è esploso perché, secondo alcuni media di regime, qualcuno all’interno ha cercato di “neutralizzarlo” con un tubo dell’acqua prima dell’arrivo dei vigili del fuoco. È un dato di fatto che, nei tempi cupi in cui viviamo, esiste una sorta di uomo contemporaneo delle grandi città capitalistiche, un uomo schiacciato dal potere e dalla miseria che esso stesso crea, sottomesso a ogni decreto dei governi, che a causa della monotonia della sua vita tende a compiere azioni che lo facciano sentire utile. Così, quindi, si affretterà a spegnere gli incendi negli edifici statali, anche se al loro interno si alimenta la sua stessa soffocante repressione…
Questo piccolo gesto, il posizionamento dell’ordigno, non è nemmeno la minima vendetta per la violenza che subiamo ogni giorno. Ha però un carattere determinante per le migliaia di azioni che stanno per scuotere i potenti e i loro tirapiedi. Abbiamo 2026 – e più – motivi per attaccare lo Stato e diffondere l’azione diretta in ogni angolo della Terra. Ricordando che i nemici sono vulnerabili. La nostra promessa è che non rinunceremo a nulla senza combattere, e diventa concreta in ogni azione. Con ogni mezzo distruggiamo ciò che incarna il nostro soffocamento con sabotaggi, attacchi, agitazione politica tra gli oppressi, iniziative di solidarietà e tanta voglia di fare.
Il 19 marzo si è diffusa la triste notizia della morte dell’anarchico Alessandro Marcogliano e dell’anarchica Sara Ardizzone, a causa dell’esplosione di un ordigno che stavano costruendo in una fattoria abbandonata a Roma. Un evento che suscita tristezza, ma anche passione e ispirazione per intensificare la controffensiva.
Coloro che cadono combattendo il potere non saranno dimenticati/e: la loro memoria e il loto spirito rimarranno vivi nelle strade della ribellione, nelle lotte contro l’oppressione e in ogni momento in cui ci mettiamo in gioco e non molliamo. Nella consapevolezza che in un mondo in cui tutto ci è stato rubato… non abbiamo molto da perdere.
[Mandiamo] un segno di solidarietà alla comunità dei rifugiati occupanti e con Aristos Hantzis e Suzon Dopaggne, in sciopero della fame. Al di là delle divergenze politiche che possono sorgere, l’essenza è che prosfygika [quartiere occupato di Atene attualmente sotto sgombero, NdT] rimane una viva controproposta di collettivizzazione dei nostri bisogni nel qui e ora, dove fiorisce la solidarietà e dove si combatterà fino alla fine. Poliziotti, padroni e altra feccia fuori dai territori liberati.
Lotte incessanti, fino a quando l’ultima galera non sarà data alle fiamme, fino a quando la nostra oppressione non sembrerà solo un brutto ricordo. Andiamo avanti con discorsi e azioni incendiarie per la liberazione, per un mondo senza confini, nazioni, stati, discriminazione e sfruttamento. Contro le logiche riformiste che ci fanno adagiare, le condizioni per la rivoluzione stanno maturando grazie a noi, con ogni nostra azione, con ogni momento di disobbedienza.
Il momento è qui e ora, sempre e ovunque. Forza illimitata e rispetto a coloro che percorrono le strade del fuoco, il loro passo saldo e deciso è fonte di ispirazione per tutti noi. Solidarietà ai/lle ribelli di tutto il mondo. La libertà sboccia tra le macerie del potere, e anche se abbiamo ancora molta strada da fare… coloro che hanno osato sognare la illumineranno con l’azione.
Onore al combattente armato Kyriakos Ximitiris, all’anarchica Siniša Paraskevaidou, al compagno Alessandro Marcogliano e alla compagna Sara Ardizzone.
FORZA E INGEGNO AD OGNI ESISTENZA CHE RESISTE
MARIANNA, DIMITRA, FORTI FINO ALLA LIBERTÀ
FUOCO ALLE PRIGIONI E AGLI OSPEDALI PSICHIATRICI
Cammino Ardente e Ostinato
Testo originale su Indymedia Atene
*L’EFKA è il fondo assicurativo governativo che in Grecia si occupa di assicurazione sanitaria, pensioni e sussidi di disoccupazione.