Düsseldorf (Germania): il “Commando Angry Birds” e il collasso…

Da sans nom, 25.01.2025

Nella settima città più grande della Germania, Düsseldorf, situata nella regione della Renania Settentrionale-Vestfalia, il “Commando Angry Birds” fa regolarmente parlare di sé.

Ad esempio, nell’agosto 2024 ha rivendicato un incendio ai cavi di segnalazione ferroviaria a Mettmann, che si è aggiunto ai precedenti atti di sabotaggio contro il traffico ferroviario già compiuti a Düsseldorf nel gennaio 2024 e in cinque occasioni nel maggio 2023. E visto che gli uccelli arrabbiati possono anche mostrarsi generosi, lo scorso settembre hanno pubblicato un piccolo manuale intitolato “Ricette ardenti per principianti [Aka Anti-Civ Arson Booklet]”, che contiene diverse tecniche artigianali per ritardare la combustione, di cui trovate nella sezione “Manuali” una traduzione in italiano.

Ma veniamo alle notizie recenti: nella notte tra giovedì e venerdì 24 gennaio, poco prima delle 6 del mattino, si è verificato un incendio in un pozzo di cavi nei pressi della stazione di Eller, un quartiere a sud-est di Düsseldorf, che ha interrotto il traffico ferroviario della più importante linea merci della città, nonché quello della linea passeggeri S1 tra Düsseldorf e Solingen. Questa volta, mentre il comunicato n. 3 del Commando Angry Birds era stato redatto in rima, quello pubblicato il giorno dopo su de.indymedia e intitolato “Switch off Deutsche Bahn – Comunicato n. 4” è in forma di lettera aperta.

Di seguito, riportiamo una traduzione dal tedesco di questo testo che sviluppa una propria visione del collasso, come contributo ai dibattiti in corso all’interno del movimento rivoluzionario. Per contestualizzare questo comunicato proveniente dall’altra parte del Reno [cioè dalla Germania, NdT], è utile rileggere l’opuscolo “Switch off! Interventi radicali contro la distruzione del pianeta“, tradotto in francese [non ancora in italiano…] nel settembre 2024…

Venerdì mattina (24 gennaio) abbiamo utilizzato mezzi collaudati per mettere fuori servizio la linea merci più importante di Düsseldorf per almeno 12 ore. Per almeno 24 ore, il suo utilizzo è stato possibile solo con forti limitazioni. Oltre ai danni economici immediati, è opportuno richiamare l’attenzione sul seguente appello. Ci scusiamo con i viaggiatori coinvolti e speriamo che almeno alcuni pendolari abbiano potuto approfittare di questa giornata di riposo.

Cari concittadini, care concittadine,

Ci hanno mentito. Ci hanno detto che i governanti agivano sempre nel nostro interesse. Ci hanno detto che vivevamo nella società migliore. Che tutti ci invidiavano. Che non c’era mai stato un luogo in cui si era vissuto meglio. Ci hanno fatto credere che la risposta a ogni domanda fosse “progresso tecnico!” e che la soluzione a tutti i problemi derivanti da esso fosse “ancora di più!”. Dovremmo credere che si possa vivere senza balene, senza maggiolini, senza pipistrelli, senza foreste e senza acqua pulita. Ma che, senza lo Stato, l’economia e la polizia, non potremmo sopravvivere nemmeno una settimana. Ci hanno fatto credere che Elon Musk e la sua banda ci costruiranno un paradiso su Marte e trasferiranno la nostra coscienza nel cloud, ma che una vita senza smartphone e automobili è utopistica e che un cambiamento economico è impossibile.

E ci è stato detto che tutto sarebbe andato bene se avessimo fatto bene il nostro lavoro, se avessimo votato e se avessimo lasciato che i politici facessero il loro lavoro.

Guardiamoci: malati, codardi e pigri, fissiamo i nostri schermi chiedendoci cosa sia andato storto. Sotto i colpi della propaganda permanente, siamo troppo ottusi e confusi per riconoscere un genocidio come tale, quindi non c’è da stupirsi che possano persino venderci il gas naturale, gli aerei da combattimento e l’energia solare come sostenibili. Il cancro, il diabete, una cattiva postura, una grave depressione e molto altro non sono più rari, neanche tra i giovani. Ci trasciniamo in lavori sottopagati, dove veniamo trattati come subumani. Ci permettono di fare cose che non hanno molto senso per noi. Ma forse le cose andranno meglio con le prossime vacanze. O con la nuova televisione. O quando arriverà la pensione. Oppure semplicemente quando berremo la prossima birra.

Ma c’è anche speranza: sempre più persone vedono chiaramente le vuote promesse del sistema. Non si lasciano più prendere in giro dai politici, dagli insegnanti, dai giornali e dai vari attivisti. Sanno che i rapporti di potere non cambiano senza lottare e stanno imparando a condurre questa lotta. Oltre alla volontà e alle capacità tattiche, è necessaria innanzitutto una diagnosi corretta, una strategia e un’organizzazione efficace. È questo che manca al movimento nascente.

Il problema più urgente di questo secolo è l’escalation tecnologica. Anche se fin dall’antichità i popoli cosiddetti “civilizzati” hanno causato gravi modifiche all’ambiente, l’entità della distruzione iniziata con l’avvento della società industriale è di tutt’altro livello. Nessun luogo e nessun essere vivente è più al sicuro. Tutti gli ecosistemi del pianeta sono danneggiati o già in fase di collasso. Non c’è più nessun fiume in cui sia possibile bere senza correre rischi. Ancora una volta, il sistema tecnologico ha avvelenato tutti i nostri fiumi. Questo crimine pone il sistema al livello delle peggiori dittature. Bisogna quindi opporsi di conseguenza, come un movimento di resistenza.

Perché come movimento di resistenza? Non è possibile cambiare la cultura gradualmente, attraverso un lavoro di persuasione? Attraverso comuni alternative sempre più grandi che diano il buon esempio? Oppure attraverso un movimento dal basso? O facendo pressione sulla politica? Oppure attraverso un nuovo partito?

No. Il motore dell’escalation tecnologica e dello sfruttamento crescente delle persone, degli animali e della natura non risiede in valori o convinzioni errate, ma nel semplice fatto che questa metodologia è efficace.

Gli esseri umani si riuniscono sempre in gruppi per facilitare la propria sopravvivenza. All’interno di gruppi sufficientemente grandi, si formano dei sottogruppi.

– Più un gruppo ha bisogno di risorse per il proprio stile di vita, più entra in competizione con gli altri gruppi.

– I gruppi sociali che cercano di ottenere potere senza scrupoli finiranno sempre per prevalere, in una situazione di concorrenza, su quelli che non lo fanno o che lo fanno in modo limitato, ad esempio perché frenati dalla preoccupazione per le conseguenze a lungo termine per l’uomo e per l’ambiente.

– La sfrenata ricerca del potere porta a uno stile di vita che consuma molte risorse e, di conseguenza, aumenta le situazioni di concorrenza.

Un modo meno astratto per dirlo è il seguente: non importa quanto la vostra fattoria sia abitabile, tranquilla e sostenibile; se il sistema ha bisogno della vostra terra, la polizia verrà a prenderla. E arriverà con armi migliori delle vostre.

A causa del meccanismo qui descritto in modo efficace e succinto, non importa se riuscite a convincere il cancelliere o il capo della polizia del vostro programma. Se non consente di aumentare la potenza del sistema, alla fine verrà sostituito o l’intero sistema (in questo caso la Germania) verrà sostituito da un altro sistema più potente. Lo stesso vale per i dirigenti d’azienda, ecc. L’idea che possiamo controllare lo sviluppo tecnico e, di conseguenza, quello sociale, modellandolo secondo la nostra volontà, è in gran parte un’illusione.

L’unica possibilità realistica è quindi quella di rendere fisicamente impossibile l’uso delle tecnologie industriali. Ciò è più facile di quanto sembri e può essere realizzato da una parte relativamente piccola della popolazione. A causa della natura altamente interconnessa dell’economia mondiale moderna, una grave crisi economica in uno dei paesi industrializzati o l’interruzione delle esportazioni di materie prime da un paese fornitore importante avrebbe gravi conseguenze per i paesi e le loro industrie in tutto il mondo. Tali crisi possono essere intensificate o addirittura scatenate da atti coordinati di sabotaggio, che possono essere accompagnati da scioperi, rivolte, occupazioni e disobbedienza civile a seconda dell’ampiezza del movimento. La scarsità delle risorse e gli eventi meteorologici estremi favoriscono la resistenza. Se il sistema industriale venisse messo fuori uso, non potrebbe più essere ricostruito, perché le risorse che all’inizio dell’era industriale potevano essere sfruttate abbastanza facilmente con picconi e pale, si trovano ora solo a profondità estreme. È quindi necessario un apparato high-tech già funzionante per estrarre i componenti e i combustibili necessari a tale apparato. Anche la rete elettrica non potrebbe essere riattivata dopo un blackout nazionale. Lo scenario di un improvviso collasso di tutta la civiltà rimane tuttavia appannaggio dei film catastrofici e delle sette apocalittiche. Nella storia, eventi simili si sono protratti per decenni e sono stati considerati da molti contemporanei come periodi di rinnovamento. Va anche sottolineato che, IN OGNI CASO, il sistema crollerà. L’unica cosa che dipende da noi è la quantità di pianeta che rimarrà in quel momento.

Oltre all’attacco vero e proprio, è importante che le persone siano il più possibile preparate al lento disgregarsi del sistema. Le crescenti crisi verso cui il mondo si sta inevitabilmente dirigendo renderanno l’autosufficienza comunitaria sempre più attraente e necessaria per un numero crescente di persone. Ciò ridurrà la dipendenza dallo Stato e aumenterà il potenziale di resistenza. È anche importante spiegare la situazione con pazienza e costanza. È importante che il maggior numero possibile di persone sappia che l’attacco non è contro di loro, ma contro una cultura che le ha fuorviate per troppo tempo. Questo sottile indottrinamento deve essere spezzato poco a poco. Nel farlo, non bisogna mai edulcorare o relativizzare il messaggio centrale per ottenere simpatia a breve termine. Solo quando la fiducia nel sistema sarà definitivamente compromessa, le soluzioni radicali riceveranno un ampio sostegno. Ma solo se il movimento avrà già difeso in modo coerente il proprio punto di vista.

Ma perché proprio il povero treno? È un mezzo di trasporto super sostenibile!

La domanda mostra quanto la discussione si sia allontanata dal vero significato delle parole. Sostenibile non significa che la tecnica A emette il 10% in meno di sostanza tossica B rispetto alla tecnica C. Una cultura o una tecnica è sostenibile se può essere praticata nello stesso luogo per diverse migliaia di anni senza distruggerlo. Solo una cultura sostenibile può essere veramente pacifica, perché solo essa non dipende da ripetute conquiste. In senso stretto, nulla nel settore ferroviario è quindi sostenibile. Né l’acciaio, né la plastica, né l’alluminio, né il diesel, né tantomeno l’elettricità, a prescindere dalla sua fonte. Ma, in fin dei conti, non è il treno a essere in causa. Non si tratta di sapere se si occupa di logistica di guerra (è così), se sostiene l’accaparramento delle terre delle popolazioni indigene (è così), se sfrutta i propri dipendenti (è così) o se, con i suoi tracciati, frammenta le foreste e le praterie residue in pezzi sempre più piccoli, ostacolando la migrazione degli animali selvatici (vero anche questo). Si tratta di un obiettivo appropriato, in quanto permette di colpire pacificamente l’intero sistema e le sue vie di trasporto merci. Anche i tralicci elettrici, i cavi di telecomunicazione, le aziende di logistica, le condutture e gli stabilimenti industriali sono obiettivi legittimi.

Se hai letto queste righe, significa che hai già superato i limiti delle informazioni destinate a te. Probabilmente hai già seri dubbi sull’autorità dell’élite al potere. Ti invitiamo a riflettere sulle idee contenute in questo breve testo. Esaminale, confutale dove necessario, poi agisci di conseguenza. Il mondo ha bisogno di te. Noi abbiamo bisogno di te.