Atene, Grecia: Attacco alla stazione di polizia di Kypseli – Rivendicazione e video

Da Act for Freedom Now!, 16.12.2025

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La giustizia è resistenza

Nel pomeriggio del 7 dicembre 2025 abbiamo attaccato il covo dei torturatori del dipartimento di polizia di Kypseli, in via Thira.

I codardi della stazione di polizia, così “coraggiosi” contro le persone ammanettate, così “audaci” nel rastrellare gli immigrati in piazza Amerikis, hanno valutato realisticamente la loro situazione e si sono barricati all’interno. Ci sono voluti ben cinque minuti prima che si affacciassero…

17 anni e un giorno dopo [quel 6] dicembre, abbiamo colpito il cuore di Atene, in un centro che hanno trasformato in una fortezza. 17 anni in cui la violenza, le torture e gli omicidi non si sono mai fermati. 17 anni dopo, gli stessi assassini con volti diversi. Sampanis, Frangoulis, Zackie, Lambros Fountas, Kamran, Mangos…

Le/i combattenti che passano al contrattacco, che rispondono ai colpi dello Stato, non sono né sovrumani né inconsapevoli del pericolo. Sono la collega di lavoro, il compagno di banco a scuola, il vicino che hai salutato ieri. Li/e avrai visti alzare la voce contro il capo durante qualche giornata di lavoro, chiedere affitti più bassi e quartieri più vivibili, lottare contro il femminicidio e contro gli omicidi degli sbirri. Sicuramente vi sarete uniti/e durante qualche sciopero. Sono quelli/e che, quando s’infuriano per l’ingiustizia e la violenza, trasformano la loro rabbia in ostinazione e in un piano d’azione. Stendono mappe, tracciano percorsi e cercano telecamere.

Riempiono bottiglie di benzina, si avvicinano con calma e danno fuoco ai commissariati. È così che sono nati il dicembre 2008 e, prima ancora, il novembre 1973. Con tenacia e organizzazione. Con una lotta collettiva contro l’ingiustizia.

Il nostro attacco è stato una risposta diretta all’escalation di violenza da parte della polizia durante il corteo del 6 dicembre, a 17 anni dall’omicidio dello studente Alexis Grigoropoulos per mano degli sbirri Korkoneas e Saraliotis.

“[…]Al termine del corteo pomeridiano, intorno alle 20:05, un gruppo di circa 400 persone, armate di bastoni e maschere antigas, ha attaccato violentemente la polizia antisommossa all’incrocio tra le vie Panepistimiou ed Emmanouil Benaki. […]”.

Queste sono alcune delle informazioni diffuse dalla polizia greca (ELAS) e riprodotte senza alcuna critica dal 90% dei media, dai giornali di centro-sinistra (news247.gr) a quelli di estrema destra vicini al governo (Proto Thema). Non importa quanti video mostrino il contrario, ovvero l’attacco violento della celere contro il corteo, l’uso di armi chimiche e il pestaggio selvaggio anche di manifestanti già arrestati.

Ai media: riprodurre integralmente i comunicati della polizia ellenica nell’attuale situazione e contesto non è semplicemente un lavoro giornalistico imperfetto. È una scelta consapevole di sostegno e complicità nella barbarie. Ogni epoca ha il suo processo di Norimberga e ogni processo di Norimberga ha il suo Streicher.

La scelta della polizia di vietare il corteo del 6 dicembre con termini inequivocabili, con gravi feriti e arresti, non è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Questo percorso ha inizio dai giorni della pandemia e dalla gestione delle manifestazioni di quel periodo, per concludersi con lo scioglimento con condizioni limitative del corteo in memoria del compagno anarchico Kyriakos Xymitiris.

Il vento sta cambiando e i segnali preannunciano tempesta.

Potremmo essere tentati/e di vedere questo inasprimento della repressione come la tipica gestione dello Stato da parte della destra. Non sarebbe difficile. La mutilata Repubblica Greca, anche prima della sua attuale spoliazione totale, non era famosa per i suoi “solidi contrappesi istituzionali” né per le sue “sane istituzioni democratiche”. Il regime greco è perfettamente in linea con una formazione capitalista in cui i vertici sono costituiti da contrabbandieri, armatori e mafiosi, mentre i livelli inferiori sono occupati da figure subalterne come Frapes, Magerias e Semertzidou.

Tuttavia, la crisi politica ed economica sta attraversando l’Occidente “liberale” in senso verticale e orizzontale.

Negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e nel Regno Unito, i governi formali cambiano, ma le politiche rimangono invariate. Profitti per pochi/e, povertà per molti/e e sostegno a tutti i costi del genocidio in Palestina. Alla povertà si accompagna la violenza dei padroni e della polizia. Il modello di redistribuzione del secondo dopoguerra è morto e la possibilità di esportare le contraddizioni interne nel Terzo Mondo si è ridotta. La “fuga in avanti” capitalista, il futuro che ci stanno preparando, è quello di andare a combattere – cioè a morire – per la patria.

Dobbiamo affrontare questa situazione cupa, sia politicamente che praticamente, perché se il nemico dovesse vincere, non ci sarà alcuna retrovia sicura. Insieme alla testardaggine e alla volontà di lottare, dobbiamo reinserire nel nostro vocabolario i termini “organizzazione”, “strategia” e “tattica”. Colpiamo i padroni e i loro scagnozzi e proteggiamo le lotte sociali/di classe dalla repressione.

IL SANGUE SCORRE, L’INSURREZIONE CHIAMA.

SOLIDARIETÀ CON GLI/LE IMPUTATI/E PER IL CASO AMPELOKIPI

IL PARTIGIANO ARMATO KYRIAKOS XYMITIRIS È SEMPRE PRESENTE NELLE NOSTRE LOTTE

Anarchici

[Originale uscito su Indymedia Atene]