La notte tra il 7 e l’ 8 aprile 6 ordigni incendiari sono stati posizionati su 4 mezzi pesanti e sulle centraline di due gru all’interno del cantiere per la costruzione di un tecno-polo dell’istituto di studi superiori Sant’Anna. Non è possibile conoscere gli effettivi danni causati vista la totale ignoranza da parte dei media a riguardo, certo danni ci sono stati potendo vedere le colonne di fumo ergersi in lontananza.
Libertà per Alfredo Cospito e per tutti i prigionieri della guerra sociale.
All’alba del 25 marzo abbiamo attaccato con un ordigno incendiario l’abitazione in cui risiedono il preside del Politecnico di Atene, Panayiotis Tsanakas, e un agente della polizia antisommossa nel quartiere di Zografou. Le nostre ricerche sul capo spia della cricca accademica del Politecnico ci hanno rivelato una coincidenza al tempo stesso singolare e poeticamente suggestiva. Una spia e un poliziotto che lavorano e vivono insieme: un’immagine quantomeno commovente.
«Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati» (Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945)
E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza. Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto. Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio. Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli. Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.
Martedì pomeriggio, ignoti hanno dato fuoco a dei cavi in diversi punti della linea ferroviaria che collega Mühldorf a Freilassing. Il traffico ferroviario sulla linea è stato quindi sospeso. La polizia ipotizza che si tratti di un atto a sfondo politico e sta verificando eventuali collegamenti con altri incendi dolosi.
Sospeso il traffico passeggeri tra Mühldorf e Freilassing
Secondo quanto riferito dalla questura dell’Alta Baviera meridionale, inizialmente era stato rilevato un guasto all’impianto elettrico. Quando la polizia federale ha verificato la segnalazione, ha scoperto cavi bruciati o fusi all’interno dei canali di scorrimento in diversi punti lungo i binari. I danni sono stati evidentemente causati intenzionalmente. A seguito dell’incendio doloso, gli impianti di segnalazione hanno smesso di funzionare. Il traffico passeggeri tra Mühldorf e Freilassing è stato quindi sospeso.
Un recente testo1 che delinea un percorso per lo sviluppo di capacità d’azione conclude che anche lo “studio delle vulnerabilità del dominio” richiede attenzione. Se esiste una capacità di distruzione, allora sorge spontanea la domanda su come indirizzarla in modo che colpisca dove fa più male. Immaginiamo cosa potrebbe comportare un approccio di questo tipo rivolgendo lo sguardo a un pilastro centrale del potere globale e della controinsurrezione: l’“industria della difesa” statunitense.
Gli anarchici e gli altri ribelli presenti negli Stati Uniti si trovano in una posizione privilegiata per colpire la macchina da guerra nordamericana: gli anni ’60 sono stati segnati da un prolungato sconvolgimento sociale, guidato principalmente da questo obiettivo, e negli anni successivi gli anarchici hanno occasionalmente superato la semplice opposizione alla guerra, arrivando ad attaccarla. L’attuale genocidio in Palestina ha acuito le tensioni sociali contro il militarismo statunitense, ma le azioni degli anarchici, al momento, hanno avuto un impatto limitato sui loro obiettivi e non hanno contribuito in modo significativo a far sì che il militarismo entrasse nell’immaginario popolare come qualcosa che può essere attaccato. Cosa potrebbe consentire agli anarchici di sferrare attacchi più significativi e di affinare una qualità d’azione che vada oltre il simbolico? A questo proposito, merita di essere discussa la proposta avanzata da “Frammenti per una lotta insurrezionale contro il militarismo e il mondo che ne ha bisogno”2: concentrarsi su attacchi ben ideati che prendano di mira i punti deboli della produzione e delle infrastrutture belliche.
Appena conclusa una settimana di scioperi studenteschi, questa è una rivendicazione di una serie di azioni dirette protrattesi nel corso degli ultimi due anni, incluse tre azioni notturne. Parti dell’infrastruttura dell’Università Concordia sono state distrutte in vari siti. Secondo le loro stesse stime, questi attacchi hanno causato all’università danni per centinaia di migliaia di dollari.
Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 2026, un’associazione di benefattori/rici antispecisti/e ha incendiato una quindicina di camion frigoriferi del macello Paris Terroirs (ex Guy Harang) a Houdan.
Attaccando la logistica dello sfruttamento animale, essi/e colpiscono gli ingranaggi dello specismo e del capitalismo.
I maiali, come tutti gli altri animali, non vogliono far parte di questa società mortifera!
Nella notte tra il 28 e il 29 marzo, degli atti di resistenza hanno infiammato il territorio della Meuse, da decenni preda degli avvoltoi del nucleare, in risposta alla chiamata per una “primavera nera” e a un’offensiva contro Cigéo. Con le nostre azioni, esprimiamo anche la nostra solidarietà a/lle nostri/e compas in Germania, che stanno attualmente subendo un’importante ondata repressiva a seguito di coraggiosi attacchi contro l’industria nucleare nel loro territorio. I nostri pensieri e le nostre azioni sono rivolti anche ai/lle compas della Greci prigionieri/e per il caso di Ambelókipi e in memoria del combattente anarchico armato Kyriakos Xymitiris.
Quella notte, a Demange-aux-Eaux, sono apparsi messaggi di rabbia e di avvertimento: “Treni nucleari: valle minacciata!”; mentre delle civette dispettose hanno sabotato l’alimentazione elettrica della stazione atmosferica di Houdelaincourt, vicino a Bure, con il fuoco: un impianto dell’ANDRA, tra i più moderni di Francia, definito “di eccellenza”, che lo scorso autunno ha aderito al Global Atmospheric Watch, un progetto scientifico internazionale di monitoraggio che mira a farci credere che i nucleocrati si preoccupino dell’evoluzione del clima e che la scienza ci salverà. Ai camici bianchi piace osservare e misurare le catastrofi che essi stessi provocano.
Il silenzio è pericolo, il buio inebria il rischio. È l’angoscia a generare il vuoto, la sensazione di trovarsi sul ponte dove si guarda giù e si nota l’abisso, dove non si distoglie lo sguardo dal baratro che si apre davanti al mondo: ma è proprio in momenti come questi che si tende a sentirsi vivi, senza mediatori di ogni risma. Strepiti di industrie o stillicidio di dispositivi, come il chiacchiericcio democratico, sono insopportabili perché l’immaginazione, la sedizione, la sensibilità, la riflessione e il sogno ad occhi aperti vengono appiattiti e sostituiti dal continuo bombardamento di informazioni, messaggi, suoni da notifica, imposizioni a consumare e richiami all’ordine della guerra. La megamacchina fagocita, la schiavitù dormiente indossa invisibili catene e la sentita impotenza asseconda continui massacri e genocidi.
La catena di comando può esistere solo grazie alla gerarchia. La gerarchia si basa sulla netta distinzione e separazione tra chi esegue e chi ordina. L’anello debole di questa catena è la comunicazione fra di essi, materializzata da sinistri strateghi e armatissimi soldati. Interrompendo questa, nulla più potrebbe continuare. Disertare lo scontro frontale e colpire ai fianchi permette di sottrarsi alle logiche simmetriche della guerra, sempre svantaggiose per chi insorge. Quando si batte il passo con gli ordini è sempre un corpo sociale o una massa di persone che obbedisce, quando invece subentra il desiderio di rottura con il potere, i piccoli gruppi e gli individui possono agire in maniera libera, colpendo dove più li aggrada, rispondendo soltanto alla loro coscienza e alle loro idee. Pensare al potere e alla sua tracotanza come qualcosa di monolitico e inesorabile non permette agli individui di concepire degli attacchi che possono aprire brecce e crepe nel tempo dell’oppressione, ma esse potrebbero fare immaginare ciò che pare impossibile ora. E se un blackout ponesse le basi per esprimere le proprie tensioni ribelli? E se il silenzio del potere facesse sentire solo il rumore del caos? E se una vetrina sfondata generasse l’idea di bruciare tutti i soldi di questo mondo? E se un traliccio di alta tensione cadesse e il buio delle necropoli rendesse possibile l’aura dei sogni reconditi mai espressi?
Il decadimento e la morte di questa società possono far nascere qualcosa di tutt’altro. Pensiamo ad un cancro, un insieme di cellule informi e non codificabili dal sistema stesso, le quali non collaborano e si oppongono al suo regolare funzionamento. Il carcinoma trova sulla sua strada i linfonodi, i quali lo bloccano e come servi, uniti nell’organicità e comunicanti fra loro proteggono il sistema. Talvolta, per via di un malfunzionamento, il cancro si diffonde come disordine e non permette più al Leviatano di mantenersi. E se si immaginasse il linfonodo come un’antenna, una telecamera, uno smartphone, un registratore, un datacenter o un traliccio che raccoglie, controlla e scambia una quantità enorme di dati e informazioni, le cellule cancerose, anonime e anomale, incarnerebbero ciò che porta morte al sistema.
Se la notte prendesse le sembianze dello stupore e la solitudine della luna incendiasse le idee chiare, per infliggere il silenzio a questa società dell’orrore basterebbero solo qualche conoscenza, strumenti alla portata di chiunque e tante meravigliose collere senza capi né servi.
Raggiungi le lunghe macabre radici morbose che l’aratro dimentica, Scopri le profondità; lascia che i lunghi viticci pallidi consumino tutto per scoprire il cielo; ora niente va bene A parte gli specchi d’acciaio della scoperta …. E le magnifiche enormi albe del tempo, Dopo che saremo morti.
Robinson Jeffers, The broken Balance (1929)
Il poeta americano che ha scritto queste righe era un uomo che non amava la vita in società. Era troppo innamorato della bellezza della natura selvaggia per inchinarsi davanti alle misere realizzazioni della civiltà umana, preferendo la libertà solitaria ad una vita in compagnia degli orrori, dei genocidi e delle devastazioni avvenuti, che considerava segni peculiari della civiltà. Definiva filosofica la sua poesia, che è stata un’importante fonte di ispirazione per il risveglio ecologico degli anni 60, un «disumanesimo»: «Dobbiamo decentrare le nostre menti da noi stessi / Dobbiamo disumanizzare un po’ i nostri punti di vista e diventare più saldi / Come la roccia e l’oceano di cui siamo fatti». Questi richiami risuonano ancora oggi, nelle foreste oscure e nelle valli remote, e forse perfino nei corridoi delle città-prigioni dove più nulla ci collega alla realtà, a parte le merci inebetenti. E se c’è un ostacolo che ancora ci impedisce di voler demolire tutto per non prolungare l’attesa morbosa che ci attanaglia, un ostacolo da rimuovere con urgenza, dobbiamo sicuramente volgerci verso i famigerati miti del progresso, una convinzione del passato che la storia umana avanzi inesorabilmente verso maggiori libertà e felicità. Ormai è diventato impossibile ignorare che i grandi ecosistemi stanno crollando, o che l’appiattimento e la dipendenza prodotti da un secolo di industrialismo a tappe forzate ci stanno stritolando, e in effetti è sempre dietro la stessa tromba sfiatata del progresso che si schiera ogni adesione alla civiltà.
A marzo, nessuno di noi morirà (marzo 2010, Daphne – Lambros Fountas, guerrigliero anarchico caduto in uno scontro con le forze dell’ordine) – (marzo 2026, periferia di Roma – Sara Ardizone e Sandro Mercoliano, compagni anarchici uccisi da un’esplosione)
In ottobre, nessuno di noi morirà (ottobre 2024, Ampelokipi, Atene – Kyriakos Xymitiris, guerrigliero anarchico ucciso da un’esplosione)
In maggio, nessuno di noi morirà (maggio 2025, Salonicco – Snizanna Paraskevaidou, caduta in un’esplosione durante un attacco a una banca)
In questo modo la storia continua. Attraverso le lotte della nostra gente, semplici, quotidiane. Come Lambros, come Kyriakos, come Snizanna, come Sandro e Sara e tante altre persone che hanno perso la vita nell’azione diretta. Con determinazione, con la nostra rabbia e la nostra memoria, siamo scesi in strada all’alba del 10 marzo, la data in cui il guerrigliero rivoluzionario anarchico Lambros Fountas è caduto combattendo sotto il fuoco della polizia a Daphne 16 anni fa, e abbiamo attaccato la casa di un poliziotto a Kaisariani con un ordigno incendiario.
Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori.
Rivendichiamo l’attacco incendiario a bassa potenza del 12 febbraio agli uffici dell’azienda israeliana NILIE LUXURY APARTMENTS MG in via Ermou 1 nel centro della città.
L’azienda in questione che è stata fondata nel 2021 si occupa di costruzione, ristrutturazione, studio e gestione immobiliare. Ha acquistato almeno 16 edifici ed è di proprietà di due israeliani.
All’alba del 20 marzo ignoti sono riusciti a introdursi in una fabbrica appartenente ad Archer, filiale di LPP-Holding che collabora con il colosso israeliano Elbit Systems, notoriamente tra i principali fornitori di armamenti usati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza e nella guerra contro Iran e Libano, provocando un incendio che ha distrutto un capannone, propagandosi anche agli uffici amministrativi. L’attacco è stato poco dopo rivendicato da Earthquake Faction, che si definisce “una rete clandestina internazionalista che prende di mira siti chiave, fondamentali per l’entità sionista. Il nostro obiettivo è distruggere dall’interno ogni ramo dell’impero, con qualsiasi mezzo efficace“.
Riportiamo la traduzione di un manifesto dall’Europa del Nord. Perché la morte in azione di due compagni non smetta mai di spronarci ad agire ora per l’anarchia… Fino all’ultimo istante.
“che mille mani impugnino le armi, anche soltanto per ricordarli…”
Pur non condividendo alcune affermazioni e posizioni, pubblichiamo questo estratto del nr. 3 della rivista anti-tech Garden come contributo al dibattito sulle azioni contro le infrastrutture.
* Il titolo è una citazione della poesia “The second coming” di W.B. Yeats, che nella rivista precede l’articolo qui tradotto.
Alla fine di questo numero [non in questa traduzione, NdT], i lettori troveranno un elenco delle sottostazioni elettriche più critiche degli Stati Uniti. Queste informazioni sono state ottenute con mezzi legali a disposizione di chiunque disponga di una connessione Internet e del tempo necessario per mettere insieme i vari pezzi. Gli strumenti utilizzati a tale scopo saranno indicati alla fine dell’elenco, così che chiunque possa verificarne o incrociarne le informazioni. Anzi, lo incoraggiamo vivamente.
Siamo certi che l’elenco sia accurato e affidabile. Se queste sottostazioni venissero danneggiate e i trasformatori dell’alta tensione venissero distrutti, la maggior parte, se non tutto il Paese, verrebbe immerso in un blackout caotico della durata di almeno dodici mesi. Crediamo che questo segnerebbe l’inizio di una vera rivoluzione anti-tecnologica. Crediamo che questa rivoluzione sia possibile. Crediamo che sia necessaria. Crediamo che sia l’unica lotta che conti.
+++ Sabotaggio: diversi fori praticati nel gasdotto LNG appena completato a Brunsbüttel +++ Camion bruciato nella miniera di Welzow +++ In fiamme un cementificio a Berlino, i dipendenti sono temporaneamente esonerati dal lavoro+++ Decine di persone sabotano la cava di ghiaia a Langen vicino a Francoforte +++ Un incendio vicino a Monaco distrugge una cava di ghiaia insieme a un hangar, un edificio adiacente e diversi nastri trasportatori +++
Sembra che gli atti di sabotaggio nella lotta contro la distruzione della natura si stiano diffondendo. Per lo meno, sempre più ambienti discutono apertamente se le vecchie forme di protesta non abbiano ormai fatto il loro tempo, dato che sono chiaramente inefficaci e portano solo a processi e sanzioni. In un numero sempre maggiore di dibattiti si percepisce un tono di urgenza e chi si stupisce se, data l’impossibilità di cambiare il corso catastrofico degli eventi, sempre più persone ricorrono a mezzi più coerenti? Mentre la stragrande maggioranza dei gruppi ambientalisti e climatici sta lavorando per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e quindi fare pressione sui politici, con mezzi legali o illegali, la gravità della situazione attuale ha portato molti a considerare un’altra opzione: il sabotaggio, l’idea di interrompere il corso degli eventi e causare destabilizzazioni. È chiaro e ovvio chi sia responsabile della continua distruzione del pianeta, chi ne tragga profitto e chi renda la vita sempre più impossibile a tutti gli esseri viventi su questo pianeta: in primo luogo l’industria dei combustibili fossili, le compagnie petrolifere e plastiche, le aziende militari, i produttori farmaceutici e di fertilizzanti, le industrie chimiche, del cemento e dell’acciaio e gli operatori minerari. Responsabilità chiare, ostilità chiare. Vogliamo fare appello a questi attori, influenzare la loro coscienza, richiamare simbolicamente l’attenzione sul loro ruolo? Oppure sabotare la loro attività per porre fine alle loro azioni? Queste sono domande fondamentali che devono essere poste e affrontate nelle lotte, perché da un lato sono il punto di partenza per decidere come vogliamo agire (quantitativamente o qualitativamente?) e dall’altro indicano come vogliamo affrontare le forze autoritarie in generale (cooperare con chi detiene il potere e il suo apparato, compresi polizia e stampa, o affrontarli su tutti i livelli?).
Nei giorni che precedono l’inizio del processo, previsto per il 1° aprile presso la Corte d’Appello di Atene, invitiamo x compagnx di tutto il mondo a partecipare, per lottare collettivamente per i nostri compagni Marianna Manoura, Dimitra Zarafeta, Dimitris, Nikos Romanos e per il rilascio di A.K., nonché per difendere la memoria del nostro compagno Kyriakos Xymitiris.
Il nostro sostegno e la nostra solidarietà non sono negoziabili e nella battaglia che stanno affrontando – questa volta in tribunale – saremo al loro fianco.
Manifestazione di solidarietà venerdì 27/3, ore 19:00 in Piazza Syntagma (Atene, Grecia)
Manifestazione di solidarietà (inizio del processo) mercoledì 1/4, ore 8:30, Corte d’Appello di Atene
LIBERTÀ PER X COMPAGNXMARIANNA MANOURA, DIMITRA ZARAFETA, DIMITRIS, NIKOS ROMANOS AND A.K.
Rivendichiamo la responsabilità degli attacchi incendiari contro le abitazioni dei membri dell’unità MAT (polizia antisommossa) in via Athanaton 12 a Sepolia, il 9 febbraio, dove risiede Andreas Poligenis, in via Teas 4-6 a Kaisariani il 24 febbraio, nonché all’abitazione di un poliziotto dell’unità OPKE (Unità di Prevenzione e Repressione del Crimine) in via Deligianni 18 a Exarcheia il 7 marzo. Dedichiamo queste azioni alla memoria del nostro compagno anarchico e membro di Lotta Rivoluzionaria Lambros Fountas, caduto in uno scontro armato a Dafni il 10 marzo 2010. Lambros era un combattente esemplare che ha portato avanti la lotta multiforme con l’obiettivo della rivoluzione sociale. Ha partecipato a ogni aspetto dell’azione anarchica, dalle assemblee, alle marce, agli scontri con le forze di repressione, fino alla lotta armata rivoluzionaria.
Un’economia circolare fondata sulla morte e sulla distruzione
Alla luce della crisi climatica, delle devastazioni causate dall’estrattivismo e delle aggressioni imperialiste, un impianto di produzione di asfalto di una delle più grandi imprese mondiali di costruzioni e infrastrutture che va in fiamme parla da sé. Desideriamo tuttavia spendere alcune parole sulle nostre motivazioni e sull’azienda in questione. VINCI/EUROVIA è ben più di un semplice produttore di asfalto e cemento. Questa azienda incarna tutto ciò che disprezziamo e che rende questo mondo un luogo di oppressione, sofferenza e miseria: autostrade, aeroporti, dighe, prigioni di espulsione, centrali nucleari, materiale bellico, oleodotti e gasdotti, sfruttamento minerario, ecc.
Chiunque voglia saperlo ne è consapevole: la biosfera sta soffocando sotto il peso grigio della civiltà. Nel prossimo futuro, molte regioni del pianeta diverranno inabitabili a causa del nostro stile di vita e della nostra economia imperialista. Lotte senza precedenti per la ripartizione degli habitat e delle risorse sembrano inevitabili. L’attuale escalation dei conflitti militari e la guerra senza quartiere condotta contro i migranti nelle strade delle metropoli americane o alle frontiere esterne dell’UE sono già cupi presagi di ciò che ci attende. È già mezzanotte meno cinque. Il sistema capitalistico globale, in una fase avanzata, sta subendo una profonda trasformazione. La guerra sta diventando la nuova normalità e la natura che ancora rimane viene sfruttata solo come fonte di materie prime da saccheggiare prima che lo facciano altri.