{"id":607,"date":"2026-05-09T04:45:16","date_gmt":"2026-05-09T04:45:16","guid":{"rendered":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=607"},"modified":"2026-05-08T16:45:28","modified_gmt":"2026-05-08T16:45:28","slug":"la-foresta-dellagire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=607","title":{"rendered":"La foresta dell\u2019agire"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Da <a href=\"https:\/\/avisdetempetes.noblogs.org\/files\/2021\/04\/Avisdetempetes40.pdf\"><em>Avis<\/em> <em>de<\/em> <em>temp\u00eates<\/em><\/a> n.40, 15.4.21<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">In ordine sparso<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u00abSuggeriamo perci\u00f2, in Italia e fuori, a tutti coloro che vogliono molestare, fino a fiaccarlo, il nemico, la guerriglia autonoma e per ordine sparso; di piccole entit\u00e0 pi\u00f9 difficilmente raggiungibili e identificabili\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">\u201cNon molliamo<em>\u201d<\/em>, gennaio 1927<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 giunto il momento di provare a tornare sulle ipotesi organizzative, sul rifiuto o l\u2019assenza delle stesse, nella piccola galassia di individui, di piccoli gruppi, di vari progetti differenti, di costellazioni conflittuali, che si riconoscono nella lotta per l\u2019anarchia, una lotta certo dai metodi pi\u00f9 variegati, ma che si svolge qui e ora. Una lotta che pone al centro il problema della <em>distruzione<\/em>. Distruzione di quanto ostacola la libert\u00e0 e l\u2019anarchia, anzich\u00e9 la sua gestione. Distruzione di ci\u00f2 che opprime, sfrutta e devasta, piuttosto che un\u2019educazione popolare di coloro che aderiscono, pi\u00f9 o meno coscientemente, a ci\u00f2 che opprime, sfrutta e devasta. Distruzione di tutto ci\u00f2 che media, di tutto ci\u00f2 che sopprime l\u2019autonomia a favore della dipendenza, pi\u00f9 che la creazione di piccoli isolotti alternativi negli interstizi del dominio. Le discussioni che ci allontanano da questa distruzione e dal nostro modesto contributo ad essa; le discussioni che non si interrogano su come incoraggiare la distruzione, su come contribuire a creare condizioni materiali e soggettive che favoriscano la distruzione, ci conducono solo al ristagno della paralisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 detto, intendiamoci bene. La distruzione non \u00e8 solo questione di fuoco, di sabotaggio, d\u2019insurrezione o di armi. Se da un lato la distruzione comprende la soppressione materiale delle strutture e delle persone autoritarie, dall\u2019altro implica una critica corrosiva dei rapporti sociali che sostengono, favoriscono e riproducono tali strutture, fino a toccare le nostre stesse responsabilit\u00e0, i nostri compromessi, le nostre rinunce, che sono altrettanti mattoni dell\u2019edificio sociale da demolire. La distruzione non \u00e8 tanto un <em>affare di guerra<\/em>, dove sono tracciate le linee di demarcazioni tra amici e nemici; ci\u00f2 di cui stiamo parlando va ben oltre un tale schema probabilmente troppo facile per spiegare l\u2019eternit\u00e0 dell\u2019oppressione e dello sfruttamento nel calvario della storia umana. Inoltre la distruzione, come fatto materiale violento, non \u00e8 riducibile al semplice atto della distruzione (che essa si esprima contro le cose o contro gli uomini, da questo punto di vista non fa alcuna differenza: l\u2019atto di distruggere comporta comunque l\u2019uso della violenza \u2014 offensiva o difensiva, giustificata o meno, in fondo si tratta di questioni che ognuno e ognuna deve risolvere da s\u00e9, senza le stampelle che qualche ideologia, sistema filosofico o convinzione religiosa possa offrire). Occorrono non solo braccia, ma anche testa; non solo una preparazione mentale, ma anche cuore; non solo uno sforzo e una convinzione individuali, ma forse anche il sostegno di chi abbiamo vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che rimette sul tavolo la questione di un\u2019ipotesi organizzativa \u00e8 per l\u2019appunto il soffio che vogliamo dare alla distruzione. \u00c8 il primo passo da fare. Per parlare di organizzazione, bisogna prima mettersi d\u2019accordo in quale prospettiva, con quale scopo, per quale progettualit\u00e0, intendiamo dotarci di strumenti organizzativi. A ben pensarci, ogni individuo \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un\u2019organizzazione. Lo stesso dicasi per ogni nucleo di affinit\u00e0. Ma ci\u00f2 di cui vorremmo parlare \u00e8 una dimensione supplementare, pi\u00f9 ampia, che si interroga sui possibili legami organizzativi tra gli individui, i gruppi di affinit\u00e0, le variegate e differenti costellazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in quale prospettiva? Sicuramente non quella di \u00abcostruire una forza\u00bb per pesare nel dibattito pubblico, n\u00e9 di avere una rappresentanza anarchica nelle lotte e nei movimenti sociali. L\u2019ipotesi organizzativa di cui vorremmo discutere in reciprocit\u00e0, non \u00e8 n\u00e9 un\u2019ambasciata che rappresenti gli interessi del piccolo mondo anarchico, n\u00e9 un\u2019agenzia interinale in cerca di nuove reclute, n\u00e9 un centro di divertimento aperto a coloro che non sanno cosa fare della propria vita e dei propri dilemmi, n\u00e9 un club di discussioni filosofiche per promuovere la chiacchiera infinita, n\u00e9 un\u2019assemblea in cui tutto ruota attorno a una celebrazione collettiva che eclissa l\u2019affinit\u00e0 e l\u2019autonomia individuale, n\u00e9 una chiesa dove si va in cerca di conforto recitando i testi sacri, e neppure una impresa di demolizione in cui discutere solo di materiali, di tecniche, di specializzazione a oltranza e di esecuzioni ripetitive.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente \u00e8 sempre pi\u00f9 facile dire ci\u00f2 che non si vuole che parlare di ci\u00f2 che si vuole. Tanto pi\u00f9 che, in un dibattito come quello che proponiamo, la scelta delle parole pu\u00f2 rivelarsi rapidamente un ostacolo alla comprensione reciproca, un certo termine rischia di colpire \u2014 pi\u00f9 o meno inutilmente \u2014 la sensibilit\u00e0 di qualcuno, gli artifici della grammatica possono indurre a fantasticare di calcoli sulla cometa e castelli tra le nuvole. Ma arretrare davanti a un rischio del genere, anzich\u00e9 accettare i limiti di qualsiasi espressione linguistica (in qualche modo, ci si avviciner\u00e0 comunque a dire ci\u00f2 che intendiamo e, paradossalmente, talvolta non dire nulla rende meglio ci\u00f2 che si intende dire), significherebbe abbandonare un terreno magari rischioso, ma non sterile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 parlare oggi di una ipotesi organizzativa? Riassumiamo velocemente, a rischio di ripetere ci\u00f2 che altri hanno gi\u00e0 detto altrove, e probabilmente meglio, alcuni tratti del tempo in cui agiamo. Innanzitutto, ci sembra che pi\u00f9 il dominio avanza, pi\u00f9 i sistemi si estendono e si espandono, pi\u00f9 si (ri)affacciano dei fattori di instabilit\u00e0. Una instabilit\u00e0 che si esprime ad ogni livello: dalla vita individuale passando per i traballanti equilibri geopolitici e i nuovi settori economici disgreganti fino al clima del pianeta che dobbiamo abitare. Il treno del progredire dell\u2019addomesticamento del vivente avanza a tutta velocit\u00e0, sempre pi\u00f9 veloce, ma ogni sasso sulle rotaie, ogni granello di sabbia, provoca riverberi sempre pi\u00f9 forti alla macchina lanciata a tutta velocit\u00e0. Ormai da diversi decenni, e in modo sempre pi\u00f9 determinante, i grandi pianificatori, dall\u2019economista che prevede modelli a dieci anni fino allo scienziato che pontifica sullo stato del mondo futuro, sono costretti ad ammettere di avere notevoli problemi a fare previsioni che possano fungere da modello. Che troppi fattori, troppi cambiamenti rapidi, troppi imprevisti perfino, inducono ad una modellizzazione a medio e lungo termine. L\u2019esempio facile e attuale \u00e8 ovviamente la pandemia da Covid19, che ha portato gli Stati a confinare miliardi di persone, a frenare gli apparati produttivi, a sostituire in tutta fretta le classiche valvole di sfogo della pace sociale (dalle attivit\u00e0 sportive alle preghiere collettive, dalla frequentazione dei bar alle attivit\u00e0 culturali) con protesi e surrogati telematici.<\/p>\n\n\n\n<p>Le instabilit\u00e0 provocano ovviamente cambiamenti significativi nei rapporti sociali. Confusione e paranoia si avvicendano con la nostalgia di uno Stato sociale o di un mondo uniforme su basi rigide o religiose; perdita di significato e sensazione di obsolescenza della vita stessa dialogano \u2014 per contrasto \u2014 con spettri della fine del mondo, la guerra civile, la catastrofe finale. Le instabilit\u00e0 possono trasformare un piccolo pretesto, un piccolo dettaglio, in una formidabile esplosione \u2014 in tutti i sensi, intendiamoci bene, non solo nel senso di esplosioni di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 cos\u2019ha a che fare con gli anarchici? Da un lato, niente. Indipendentemente dalle condizioni e dalle epoche, gli anarchici restano i nemici di ogni autorit\u00e0, indipendentemente da quale forma assuma. Si agiteranno, e forse agiranno, in tempi di democrazia come in tempi di dittatura, in tempi di emergenza climatica come in tempi di guerra civile, in tempi di pacificazione sociale come in tempi di rivoluzione. Dall\u2019altro lato, tutto. Poich\u00e9 le condizioni in cui cerchiamo di agire, e in cui, fatalmente, viviamo, influenzano fortemente ci\u00f2 che facciamo, ci\u00f2 che pi\u00f9 attira la nostra attenzione, ci\u00f2 che fa cristallizzare le nostre ostilit\u00e0 e\u2026 come possiamo concepire di organizzarci. Sarebbe stupido ritenere che organizzarsi in un regime democratico sia esattamente lo stesso che organizzarsi sotto una dittatura militare. Certo, ci sono continuit\u00e0 \u2014 in particolare, la continuit\u00e0 dell\u2019autorit\u00e0 \u2014 che occorre comprendere e sottolineare, ma esistono anche differenze. Ecco perch\u00e9 i giochi non sono ancora fatti e i modi di organizzarsi dipendono dalle nostre progettualit\u00e0, che a loro volta non si inscrivono nell\u2019etere assoluto, ma nelle condizioni reali dello scontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Tempi di instabilit\u00e0, sicuro, ma anche tempi di uno sviluppo terribilmente rapido nel dominio. La raffinatezza della sorveglianza che vediamo progredire giorno dopo giorno \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg, perch\u00e9 questa sorveglianza \u00e8 possibile solo grazie alla riproduzione, nel suo insieme, del mondo cui partecipiamo. La sorveglianza tecnologica non sarebbe possibile senza l\u2019onnipresenza di apparecchi tecnologici, anche nella tasca di ciascun cittadino. Di fronte a questa avanzata, che fa saltare una barriera dietro l\u2019altra e assomiglia pi\u00f9 ad una valanga mentre acquisisce forza che all\u2019acqua del mare dalla lenta risalita, alcune ipotesi organizzative, cos\u00ec come alcuni modi di agire, rischiano davvero di diventare non solo obsoleti, ma del tutto inadeguati alle reali condizioni dello scontro. Se noi rifiutiamo, per ragioni non solo operative, ma anche di cuore, di accompagnare il dominio nel suo slancio tecnologico bloccando sempre pi\u00f9 le nostre attivit\u00e0 nel mondo virtuale, con ci\u00f2 non vogliamo insistere davanti ad ostacoli invalicabili, ma trovare percorsi pi\u00f9 sconosciuti, meno individuabili, pi\u00f9 furtivi ed agili. Sapere dove si trova il nemico \u00e8 una cosa, non avvicinarlo attraverso percorsi che ora pu\u00f2 sorvegliare 24 ore su 24 giorno \u00e8 un\u2019altra cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Se i nostri barometri indicano importanti instabilit\u00e0 meteorologiche, le nostre mappe di ieri ci servono ancora per orientarci. Non per copiarle, n\u00e9 per seguirle ciecamente, ma per farvi affidamento al fine di spianarci la strada. Cos\u00ec, le parole che abbiamo ritrovato in una pubblicazione italiana del 1927 riecheggiano in noi. \u00abIn ordine sparso\u00bb, cio\u00e8 colpendo il nemico nei suoi punti nevralgici e tentacolari, senza lasciarsi obnubilare dalle cittadelle di potere che lui agita davanti ai nostri occhi. <em>Sparso<\/em>, \u00e8 agire senza formare colonne compatte, senza costruire accampamenti permanenti e indifendibili; \u00e8 agire rompendo ogni simmetria nello scontro. Il suggerimento non \u00e8 affatto nuovo, ma pi\u00f9 la megamacchina si espande, pi\u00f9 acquisisce senso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGuerriglia autonoma\u00bb \u2014 evocavano nel 1927 \u2014 da intendere come una lotta offensiva di lunga durata, una lotta che non si vuole ridurre ad una bravata, ma che cerca di prolungare le ostilit\u00e0. Una guerriglia, in effetti, in un territorio ormai interamente occupato dal nemico, dal mostro tecnologico. Ma non una guerriglia nel nome di un partito, o di una classe, no, una guerriglia \u00abautonoma\u00bb, cio\u00e8, che trovi le proprie ragioni di agire in se stessa, che non cerca alcuna rappresentazione (perch\u00e9, cosa sarebbe la rappresentazione, se non il riconoscimento da parte dell\u2019altro allo scopo di domarlo o inquadrarlo meglio?). Senza l\u2019intenzione di riprendere oggi il termine di \u00abguerriglia\u00bb per definire forzatamente l\u2019insieme delle attivit\u00e0 che rendono possibile l\u2019attacco e l\u2019offensiva, poich\u00e9 ci\u00f2 potrebbe portare a ridurre gli individui con le loro diversit\u00e0 a \u00abguerriglieri\u00bb, creando una nuova gabbia che distilla l\u2019uso di un metodo da una identit\u00e0 ben riduttiva. Infine, per logica si arriva all\u2019<em>informalit\u00e0<\/em>, vale a dire al rifiuto di strutture fisse, di una rappresentanza pubblica, di sigle perenni, ecc.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Un progetto organizzativo<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u00abI gruppi d\u2019attacco sono autonomi e indipendenti, una garanzia affinch\u00e9 la creativit\u00e0 sovversiva non possa essere ridotta a schema unilaterale e fisso, oltre ad essere la miglior difesa dai tentacoli della repressione e la migliore situazione immaginabile per restare agili e imprevedibili. Soltanto a partire da una tale autonomia, \u00e8 immaginabile ed auspicabile il coordinamento informale e agente; un coordinamento che coincida con delle prospettive e dei progetti condivisi. I piccoli gruppi di fuoco non sono separati dall\u2019insieme delle attivit\u00e0 rivoluzionarie, ne fanno parte. Nuotano come pesci nell\u2019oceano della conflittualit\u00e0 sociale. L\u2019arcipelago dei gruppi di lotta autonomi lancia una guerra diffusa che sfugga ad ogni controllo, rappresentazione e accerchiamento da parte del dominio\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">\u201cSalto<em>\u201d<\/em>, agosto 2014<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 darsi che questo sentimento sia condiviso da altri, o forse no. Abbiamo l\u2019impressione che da qualche tempo, nel contesto francese da dove parliamo, ci sia un riemergere, o piuttosto una comparsa, di pratiche d\u2019attacco diffuse e continue, sparse ed agili. \u00c8 chiaro che non tutti i sabotaggi e gli attacchi saranno stati realizzati in una prospettiva di anarchia, n\u00e9 da anarchici. Gli anarchici non sono gli unici ribelli. Ma che un certo agire anarchico, multiforme ma tenace, abbia cominciato a colpire in modo pi\u00f9 specifico le infrastrutture del potere, ci sembra sia pi\u00f9 una constatazione che un mero auspicio. E questo agire si sta sviluppando in modo informale, senza centralit\u00e0, sotterraneamente, sul filo di desideri e scelte individuali e di incontri di affinit\u00e0. Ma tutto questo pu\u00f2 anche scontrarsi con una mancanza di costanza, di approfondimento, di progettualit\u00e0 pi\u00f9 ampie, di progetti pi\u00f9 incisivi. Allora la domanda da porsi, a nostro avviso, non \u00e8 tanto \u00abcome diventare pi\u00f9 forti\u00bb, e neppure \u00abcome diventare pi\u00f9 efficaci\u00bb, ma sapere se vogliamo, e possiamo, allargare il nostro sguardo, guardare pi\u00f9 lontano e magari anticipare le condizioni di uno scontro forse ancor meno favorevoli. Diciamo \u00abancor meno\u00bb, nel senso che dopo gli anni 70 si ha pi\u00f9 la tendenza a dire che le tensioni sovversive si sono ritrovate piuttosto a giocare in difesa (spesso con coraggio e tenacia, questo \u00e8 certo), con pochi echi negli strati sociali pi\u00f9 ampi e con una generale mancanza di progettualit\u00e0 a medio termine. C\u2019\u00e8 da dire che, negli ultimi anni, la stagnazione \u00e8 stata interrotta a pi\u00f9 riprese. Le ipotesi relative all\u2019insurrezione e alla rivolta pi\u00f9 o meno delineatesi negli ultimi anni sono state talvolta persino confermate, come all\u2019emergere di alcuni movimenti eterogenei, che si raccoglievano attorno a un certo rifiuto, superando le divisioni delle categorie sociali, con una carica piuttosto esplosiva (vedi i Gilet gialli). Ma anche l\u2019ipotesi che non escludeva che un \u00abimprevisto\u00bb potesse sparigliare le carte e far saltare le dighe del pacificazione sociale, come \u00e8 accaduto in Cile, dove le proteste contro l\u2019aumento delle tariffe del trasporto urbano (una lotta tutto sommato abbastanza \u00abbanale\u00bb) sono sfociate in una vasta rivolta, grazie anche alle mani calorose che hanno cambiato la situazione dando alle fiamme le stazioni della metropolitana \u2014 facendo piombare la capitale cilena in un caos che ha dato vita ad un\u2019esplosione di rabbia forse senza precedenti in quel paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 qui che entriamo nel campo dell\u2019ipotesi organizzativa. Non ci si organizza per piacere, ci si organizza con un determinato obiettivo, al fine di realizzare una certa cosa. In tal senso, un\u2019ipotesi organizzativa attuale non dovrebbe corrispondere a una volont\u00e0 di crescita infinita, ma ad una pi\u00f9 o meno precisa progettualit\u00e0 di attacco. Per questo pensiamo che ogni sperimentazione, sempre sul terreno dell\u2019informalit\u00e0 (sotterraneamente), con dei coordinamenti tra individui e gruppi autonomi, possa contribuire ad approfondire i sentieri che decideremo di percorrere in un prossimo futuro. Un coordinamento non \u00e8 un modello prefissato che funziona sempre secondo le stesse \u00abregole\u00bb. Si adatta e prende forma in base al motivo per cui si decide di dargli vita. Ci\u00f2 detto, un coordinamento sarebbe possibile solo in presenza di determinate condizioni materiali. Si tratti di precise conoscenze, di discussioni di fondo, di affinit\u00e0, nulla \u00e8 da trascurare. E se le condizioni materiali dovessero mutare improvvisamente (e durevolmente)? Da qui la necessit\u00e0 di riflettere e discutere di un\u2019ipotesi organizzativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa fare se la volont\u00e0, lo sforzo, l\u2019entusiasmo incontrano sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 nel superamento degli ostacoli che ci separano dal nemico che vogliamo colpire? Come fare a sviluppare una progettualit\u00e0 che guardi oltre la pubblicazione di un giornale, la realizzazione di un\u2019azione, o l\u2019apertura di uno spazio? Un\u2019ipotesi \u00e8 appunto l\u2019organizzazione informale, cos\u00ec da mettere insieme parti che, prese separatamente, non hanno lo stesso peso o le stesse possibilit\u00e0. Sarebbe una sorta di amplificatore dei nostri raggi d\u2019azione \u2014 qualsiasi essi siano. In una simile ipotesi organizzativa, pur esistendo una divisione di compiti (non tutti possono fare tutto allo stesso tempo), non deve comunque esserci alcuna gerarchia. Ciascuno contribuisce alla realizzazione del progetto, che si articola in tutti i settori (logistica, azioni, approfondimento, diffusione delle idee, cure, autodifesa contro la repressione, ecc.). Potremmo argomentare che le cose siano gi\u00e0 cos\u00ec. Siamo d\u2019accordo, ma c\u2019\u00e8 pochissimo collegamento organizzativo \u2014 sempre informale \u2014 tra ciascuno di essi. Questa potrebbe essere la prima cosa su cui riflettere oggi, pur mantenendo rigorosamente la necessaria compartimentazione. L\u2019affinit\u00e0 su cui si basa un tale progetto organizzativo non \u00e8 l\u2019affinit\u00e0 che caratterizza i rapporti individuali. \u00c8 pi\u00f9 legata alla condivisione del progetto che alla reciproca conoscenza di ciascun individuo. Questo \u00e8 anche il motivo per cui i percorsi possono separarsi quando il progetto \u00e8 realizzato, o addirittura non pi\u00f9 condiviso da tale compagno o tale gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensare, quindi, un tessuto organizzativo che rafforzi l\u2019autonomia di ciascuna delle sue parti, e che si basi, fondamentalmente, sui gruppi di affinit\u00e0. Poi pensare a come questo tessuto, agile per natura, possa fornire un sostegno in tempi meno favorevoli, pi\u00f9 difficili. Se un tale tessuto \u00e8 destinato a favorire \u00able condizioni materiali e soggettive della distruzione\u00bb, deve effettivamente esserlo nel senso pi\u00f9 ampio. Se c\u2019\u00e8 bisogno di imparare, di esercitare lo sguardo e il braccio, di saper camuffare i propri passi \u2014 senza questo, qualsiasi progetto di attacco cadrebbe nell\u2019improvvisazione pi\u00f9 assoluta \u2014 e che tutto ci\u00f2 dipende, in primo e in ultimo luogo, dalle scelte, dai desideri e dagli sforzi individuali, c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra dimensione da esplorare e da costruire. Raccogliere informazioni, mantenere i contatti, avere agganci locali, comunicare discussioni e dubbi fra le diverse costellazioni, organizzare una logistica, condividere conoscenze, provvedere a rifugi e a punti di riposo\u2026 fa tutto parte di ci\u00f2 che ci sarebbe \u00abda guadagnare\u00bb costruendo, o approfondendo, i tessuti organizzativi esistenti e potenziali. La sfida \u00e8 avanzare in questa direzione senza creare centri, senza costruire punti fissi, senza instaurare una divisione prestabilita di compiti (che altrimenti diventerebbero \u00abruoli\u00bb, riducendo la ricchezza degli individui e rendendo pi\u00f9 complicata la reciproca fecondazione cos\u00ec importante se si parte dalla prospettiva di stimolare, rafforzare ed arricchire l\u2019autonomia di ciascuna e ciascuno).<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, un tessuto organizzativo informale \u00e8 un tessuto vivo, non un \u00abinvolucro ermeticamente chiuso\u00bb. Si estende attraverso e sulla base delle affinit\u00e0, in tutti i sensi. Se ha le caratteristiche implicite di qualsiasi percorso di lotta (discrezione, compartimentazione, autonomia), non sigilla le porte, lasciando che tutto si basi sulla miriade di affinit\u00e0 individuali. Qualcuno potrebbe argomentare che questo non sia \u00abefficace\u00bb, che i risultati non si vedranno, che un tale modo di concepire l\u2019auto-organizzazione non offra garanzie \u2014 ma a nostro avviso, anche se un tale metodo organizzativo \u00e8 pi\u00f9 lento, va anche pi\u00f9 a fondo, oltre ad essere il miglior baluardo contro ogni tendenza verso la gerarchia.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Sentieri da esplorare<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u00abSparare prima degli altri, e pi\u00f9 velocemente, \u00e8 una virt\u00f9 da Far West, buona per un giorno, dopo bisogna sapere usare la testa, ed usare la testa significa avere un progetto. E l\u2019anarchico non pu\u00f2 essere soltanto un ribelle, ma deve essere un ribelle munito di un progetto. Deve cio\u00e8 unire il cuore e il coraggio con la conoscenza e l\u2019avvedutezza dell\u2019azione\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Alfredo M. Bonanno<\/p>\n\n\n\n<p>Nel cuore dei nemici dell\u2019ordine esistente \u00e8 radicata una forte credenza. Essa ha assunto molteplici sembianze nel corso degli ultimi secoli, caratterizzati dal frenetico sviluppo del capitalismo industriale, ma la sua sostanza \u00e8 sempre la stessa. La crescita del capitalismo, l\u2019estensione, il radicamento e l\u2019approfondimento del dominio avrebbe un limite, scontrandosi con un ostacolo finale, soccombendo alle sue contraddizioni. Per alcuni, la concentrazione del capitale finir\u00e0 col soffocare la concorrenza e far\u00e0 quindi collassare il capitalismo sotto le proprie contraddizioni. Per altri, sar\u00e0 il prosciugamento delle risorse energetiche come la benzina a segnare la fine del tecnomondo. Altri ancora sostengono che gli equilibri degli ecosistemi siano stati cos\u00ec turbati, che il crollo della vita sulla terra cos\u00ec come pensiamo di conoscerla sia inevitabile. Queste credenze, che contengono una speranza \u2014 anche cupa \u2014 che tutto questo merdaio conoscer\u00e0 inevitabilmente una fine, fanno venire in mente una credenza assai diffusa dopo la Seconda guerra mondiale: mai pi\u00f9 genocidi. Cinquant\u2019anni dopo, sullo stesso suolo europeo, le epurazioni etniche hanno ritmato una guerra civile nell\u2019ex Jugoslavia. Altrove nel mondo, neanche mezzo secolo dopo \u00e8 emerso il volto oscuro dell\u2019umanit\u00e0. Mai pi\u00f9 genocidi, mentre gli Stati si dotavano di un armamentario nucleare capace di perpetrare mille volte il genocidio attuato dai nazisti. La storia non segue una traiettoria rettilinea, non ci sono superamenti definitivi. La possibilit\u00e0 del genocidio marcer\u00e0 sempre al fianco dell\u2019essere umano. Troppi compagni e compagne percepiscono la stessa rivoluzione \u2014 anche quando \u00e8 intesa come un lungo processo di trasformazione \u2014 come un superamento definitivo, l\u2019avvento del regno della libert\u00e0, come se, in nuce e in potenza, non fosse tutto <em>costantemente possibile e presente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Detto questo, anche se le instabilit\u00e0 che il dominio sta attraversando non sono affatto \u00abmortali\u00bb per il sistema, ci\u00f2 non significa che sarebbe inutile riflettervi e anticipare, per quanto \u00e8 possibile, i possibili scenari, molto diversi, che si profilano all\u2019orizzonte del tecnomondo lanciato a tutta velocit\u00e0. Tutti questi scenari hanno caratteristiche di continuit\u00e0 e di rottura, e nessuno esclude definitivamente l\u2019altro. Ad esempio, il deterioramento climatico a cascata pu\u00f2 dare luogo sia ad una felice rottura della societ\u00e0 concentrazionaria, che ad un\u2019accelerazione dell\u2019artificializzazione del vivente e perfino a guerre civili. Una rivolta confusa ma massiccia pu\u00f2 aggiornare una dittatura militare, ma anche far vacillare le basi del vivere-insieme (inclusa l\u2019ideologia del cittadino) per dare luogo a conflitti etnici, religiosi, clanici,\u2026 o ad ampi esperimenti di autogestione e di mutuo soccorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Se in superficie, \u00e8 soprattutto la calma piatta che sembra regnare in un\u2019Europa pacifica in molle decadenza da-vanti alle altre potenze mondiali, non possiamo permetterci di escludere tali scenari dal nostro immaginario. Tuttavia, in alcune parti del mondo, alcune aree si stanno desertificando a causa dell\u2019aumento delle acque. Altrove, milioni di persone sono costrette ad abbandonare i luoghi in cui sono nate a causa di contaminazioni diventate mortali. Alcuni moti sono scaturiti \u2014 anche se non \u00e8 il loro solo \u00abrisultato\u00bb, e per fortuna \u2014 da atroci guerre civili. E anche sul continente europeo, mentre stiamo scrivendo \u2014 \u00e8 in corso in Ucraina una guerra di trincea. Nello stesso tempo, in Irlanda del Nord, le tensioni montano ancora e fanno aleggiare lo spettro di una ripresa delle ostilit\u00e0 tra le diverse parti coinvolte. In Germania, non passa settimana senza sentire che \u00e8 stato smantellato l\u2019ennesimo gruppo di neonazisti che si prepara, si arma, si addestra, si coordina e pianifica, o che interi paesi si apprestano a dare la caccia ai rifugiati. In Grecia, in piena crisi economica, si \u00e8 palesato il vecchio spettro della guerra civile che contrappone \u00abla destra\u00bb e \u00abla sinistra\u00bb, prima d\u2019essere messo in condizione di non nuocere dalle abili strategie distensive condotte da un governo detto di estrema sinistra. Tutto ci\u00f2 cova costantemente sotto la placida superficie dei paesi europei.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Lo scatenamento della libert\u00e0<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u00abRivoluzionari anarchici, diciamolo a voce alta: non abbiamo speranze che nel diluvio umano; non abbiamo avvenire che nel caos\u2026 il Disordine \u00e8 la salvezza, \u00e8 l\u2019Ordine. Cosa temete dal sollevamento di tutti i popoli,dallo scatenamento di tutti gli istinti, dallo scontro di tutte le dottrine?\u2026 Esiste, in verit\u00e0, disordine pi\u00f9 spaventoso di quello che vi riduce, voi e le vostre famiglie, a un pauperismo senza rimedio, a una mendicit\u00e0 senza fine? Esiste confusione di uomini, di idee e di passioni che possa esservi pi\u00f9 funesta della morale, della scienza, delle leggi e delle gerarchie di oggi? Esiste guerra pi\u00f9 crudele di quella della concorrenza in cui avanzate senza armi? Esiste morte pi\u00f9 atroce di quella per inazione che vi \u00e8 fatalmente riservata?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Ernest C\u0153urderoy<\/p>\n\n\n\n<p>Va detto che alcune condizioni, alcuni pretesti o anche alcune azioni potrebbero far precipitare le cose. Ma precipitare verso cosa? Verso la rivoluzione sociale e la trasformazione libertaria dei rapporti sociali? Se nulla \u00e8 impossibile, non per questo \u00e8 pi\u00f9 probabile. Un imprevisto cambiamento nell\u2019ordine europeo provocherebbe anzitutto disordine, e il disordine \u2014 ci\u00f2 non dispiaccia ai cuori troppo ottimisti \u2014 non \u00e8 di per s\u00e9 sinonimo di trasformazione libertaria. Si pu\u00f2 affermare che la libert\u00e0 \u00e8 un fattore di disordine. Che essa distrugge ci\u00f2 che la ostacola, scuotendo cos\u00ec l\u2019ordine stabilito. \u00abNon ci sar\u00e0 pi\u00f9 rivoluzione finch\u00e9 non scenderanno i cosacchi\u00bb, diceva Ernest C\u0153urderoy, amareggiato per la sconfitta delle insurrezioni proletarie a Parigi a met\u00e0 del XIX secolo. Aveva ragione: la libert\u00e0 porta il disordine, ed \u00e8 nel disordine che tutto pu\u00f2 essere sperimentato. Dalle cose pi\u00f9 turpi alle cose pi\u00f9 belle. Tutto qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Se siamo disposti ad accettare l\u2019ignoto, se siamo pronti a <em>scatenarelalibert\u00e0<\/em>, possiamo finalmente allontanarci dal <em>gauchisme <\/em>che malgrado tutto abbiamo ereditato. Possiamo allora dire addio alle entit\u00e0 fantasmatiche che dovrebbero perseguire gli stessi scopi di emancipazione (la classe, gli oppressi, i poveri, ecc.) per rivolgerci completamente agli individui, con le loro contraddizioni, le loro scelte, le loro responsabilit\u00e0. Possiamo dire addio agli schemi che ci informano che occorre elevare le coscienze prima di scatenare le ostilit\u00e0. Possiamo dire addio ai determinismi che ci hanno illuso, circa il fatto che il fratello proletario non sparerebbe mai sul suo simile, ma prima contro il padrone (nonostante tutte le flagranti negazioni al riguardo che la storia ci ha sbattuto in faccia). Possiamo dire addio al ruolo dei messia, che porterebbero la luce in un mondo di tenebre, che alcune teorie rivoluzionarie vorrebbero farci giocare \u2014 fino al punto di farci trucidare da una popolazione reazionaria come \u00e8 successo a Pisacane e ai suoi compagni nel 1857.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Scatenare la libert\u00e0<\/em>, \u00e8 accettare l\u2019imprevisto che il di-sordine porta con s\u00e9. \u00c8 accettare che sebbene la libert\u00e0 non sempre sia benigna, potendo anche assumere un volto sanguinario, la esigiamo <em>comunque<\/em>. Non vogliamo una libert\u00e0 priva di rischi, n\u00e9 pretendiamo dalla libert\u00e0 che ci conferisca prima degli attestati di buona vita e di morale. Perch\u00e9 non sarebbe libert\u00e0, ma addomesticamento camuffato con abiti libertari, il miglior terreno perch\u00e9 il germe dell\u2019Autorit\u00e0 ricominci a crescere \u2014 come \u00e8 successo a molte insurrezioni imbrigliate, oltre alla reazione, dagli stessi rivoluzionari, magari per umanesimo, allo scopo di frenare ogni \u00abeccesso\u00bb e di mantenere la rotta sul paradiso promesso dell\u2019autogestione.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, per coloro che non temono il disordine pi\u00f9 della continuit\u00e0 della marcia radiosa e mortifera del progresso tecnologico, non si tratta pi\u00f9 tanto di pesare nella bilancia dei rapporti sociali e degli equilibri politici, si tratta di <em>far deragliare il treno<\/em>. Di far saltare le dighe che trattengono le acque stagnanti in pieno marciume. E a nostro avviso, un modo adatto per tentare di contribuirvi (ben sapendo che non siamo i soli a giocare e che contano pure altri fattori), \u00e8 rivolgere lo sguardo verso ci\u00f2 che sostiene e mantiene il sistema \u2014 le sue arterie: le infrastrutture di energia, telecomunicazioni e trasporti, su cui si basa ormai buona parte della vita economica, politica e sociale. Ma senza garanzie, senza prima assicurarsi che ci sia una massa critica sufficiente per affrontare una rottura nelle telecomunicazioni o nell\u2019energia, perch\u00e9 sarebbe come riciclare l\u2019a-poco-a-poco d\u2019altri tempi (presa di coscienza \u2013 scaramucce \u2013 sommosse \u2013 insurrezione \u2013 rivoluzione, con la freccia del determinismo storico puntata da sinistra a destra), un\u2019ipotesi che si pu\u00f2 ora scartare definitivamente dal cuore delle metropoli europee. Ma rifiutando anche di seguire una logica che ci trasformerebbe in esperti tecnici capaci di far piombare il mondo nell\u2019oscurit\u00e0, per poi stare ad osservare, a distanza di sicurezza, quello che succede; scartando l\u2019ipotesi del \u00abcolpo fatale\u00bb che provochi un blackout generalizzato (un po\u2019 troppo simile per i nostri gusti all\u2019illusione della \u00abGrande Sera\u00bb da XX secolo o al \u00abcolpire il cuore dello Stato\u00bb degli anni 70).<\/p>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 giusto affermare che agiamo prima di tutto \u2014 e di fatto, anche dopo \u2014 per noi stessi, per <em>praticare <\/em>la libert\u00e0 invece di sognarla, tuttavia non \u00e8 tutto qui. La libert\u00e0 \u00e8 totale, non sopporta ostacoli, vuole dispiegare le sue ali: ecco perch\u00e9 pu\u00f2 andare alla ricerca, o anche scontrarsi, con l\u2019insurrezione, lo scatenamento di massa di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ipotesi organizzativa attuale ha interesse a camminare con le proprie gambe. Da un lato, favorendo le condizioni per l\u2019attacco \u2014 che comprenda davvero <em>tutto<\/em>, perch\u00e9 le sue condizioni coincidono con la vita stessa \u2014 e dall\u2019altra, anticipando, preparandosi, organizzandosi per essere in grado di prolungare le ostilit\u00e0 (contro ogni potere, vecchio o emergente), anche in un momento di maggiore instabilit\u00e0, di disordine generalizzato (che pu\u00f2 assumere sia la fisionomia di un declino dello Stato e di conseguenza una autorganizzazione spontanea della sopravvivenza; sia quello di un conflitto generalizzato tra mille frazioni diverse, sconvolgendo le carte geografiche e politiche degli Stati in decomposizione o in ricostruzione).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel disordine, le regole tacitamente in vigore stanno sempre meno in piedi, soprattutto quando la situazione si prolunga. Chiedersi cosa poter fare in una simile situazione non \u00e8 peregrino, una domanda che \u00e8 stata posta anche molto recentemente, per esempio ai rivoluzionari in Siria che vedevano la rivolta sprofondare verso la guerra civile. Tuttavia, se un tale scenario fa paura, siamo certi che questi timori siano davvero i nostri, e non siano instillati dallo Stato? Abbiamo forse paura della libert\u00e0, ovvero, dell\u2019assenza di regole fisse? Agire al di fuori della legge quando \u00e8 la legge statale a regnare \u00e8 una cosa, ritrovarsi in una situazione di assenza di qualsiasi legge (tranne quella della libert\u00e0 intesa come libert\u00e0 di agire \u2014 e della forza bruta) \u00e8 un\u2019altra. Ma il nostro vero posto, come anarchici, come nemici di qualsiasi ordine stabilito, non \u00e8 proprio in una situazione del genere? Non dovremmo sentirci pi\u00f9 a nostro agio da \u00ab<em>Banditen<\/em>\u00bb, come le autorit\u00e0 naziste definivano i resistenti italiani che attaccavano?<\/p>\n\n\n\n<p>Senza ottimismi fuori posto, n\u00e9 timori inculcati dal traboccare di pace sociale, possiamo gi\u00e0, nelle battaglie di oggi, organizzarci per le possibili battaglie di domani. Perch\u00e9, se proseguiamo sulla via dell\u2019attacco alle arterie del dominio, e senza alcuna garanzia, possiamo tuttavia essere sicuri di due cose. Innanzitutto, che lo Stato non lo apprezza affatto ed \u00e8 consapevole (sempre pi\u00f9) della propria vulnerabilit\u00e0 da questo lato. Prima o poi reagir\u00e0 di conseguenza, e sarebbe un peccato dover fermarsi per una mancanza di previsione, di preparazione e, s\u00ec, di organizzazione (intesa come supporto e sostegno, e non come entit\u00e0 rappresentativa o politica) su un percorso cos\u00ec buono. In secondo luogo, se per una ragione o per l\u2019altra (una coincidenza di fattori, una moltiplicazione di fuochi di rivolta, un caso imprevisto), <em>funzionasse<\/em>, che le braccia delle macchine-robot si blocchino, che i computer si spengano in certi spazi \/ tempi, che il controllo capillare del territorio non sia pi\u00f9 assicurato; quindi, se <em>funzionasse<\/em>, sarebbe un peccato limitarsi a sdraiarsi per guardare le stelle, cos\u00ec come sarebbe decisamente sciocco credere che le masse di sfruttati, abituate e intossicate dalla dipendenza da un\u2019autorit\u00e0 e dalle macchine e non desiderose di autonomia, farebbero lo stesso. Quindi, se ci\u00f2 <em>funzionasse<\/em>, potremmo gi\u00e0 immaginare, progettare e prepararci per essere fra quelli che portano la libert\u00e0, nel proprio cuore e nelle proprie pratiche, in seno al disordine. Per affrontare non solo lo Stato, ma anche altre entit\u00e0 di autorit\u00e0 che non tarderanno a formarsi per ripristinare il controllo di una zona, per instaurare l\u2019ordine (anche nelle vesti di un ordine cosiddetto rivoluzionario), per soffiare sulle braci dell\u2019odio religioso, settario e \u00abrazziale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco alcune immense sfide per coloro che oggi si pongono la questione organizzativa, e che si ritrovano orfani dei modelli del passato resi obsoleti dallo sviluppo del do-minio e dalle credenze ereditate da lotte eclissatesi sotto l\u2019avanzata delle tecnologie. Ma il nostro tempo buio in cui nessun colpo, neppure un\u2019insurrezione di massa, sembra fondamentalmente riuscire ad turbare la marcia forzata della messa-in-gabbia tecnologica del mondo e della devastazione del pianeta e della vita, \u00e8 quello in cui viviamo. Se possiamo pur sempre sbattere la porta dietro di noi, possiamo anche vivere a fondo, intensamente, risolutamente: toccare la libert\u00e0 con le nostre lotte, far vibrare l\u2019amore contro la metallica freddezza del mondo, sentire sulla pelle la vicinanza complice di altri con cui si condivi-dono alcuni percorsi, cantare con tutto il cuore la gioia di una vita di ribellione contro i salmi della rassegnazione e della sub-vita.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">La foresta dell\u2019agire<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>\u00abAscoltatemi dunque! Fate che il vostro passo sia cadenzato e leggero come quello d\u2019un danzatore, ed entrate con me nella foresta\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Renzo Novatore<\/p>\n\n\n\n<p>A passi leggeri, entriamo a nostra volta nella foresta. La foresta in cui poterci incontrare al riparo da spie tecnologiche, dove poter, al prezzo di un piccolo sforzo, attraversare ancora ampi spazi senza che la nostra immagine sia ripresa da obiettivi e dove poter, cosa niente affatto trascurabile, ascoltare il nostro respiro, bagnare i nostri piedi, sentire i nostri corpi vibrare all\u2019unisono con la nostra mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la foresta di oggi non \u00e8 tanto un\u2019entit\u00e0 geografica, ma forse prima di tutto uno spazio mentale creato e ricreato costantemente, alcuni ambienti potrebbero essere pi\u00f9 propizi di altri \u2014 tutta la questione risiede, alla fin fine, in ci\u00f2 che vogliamo fare, e con quale prospettiva facciamo quel che facciamo. Anche il richiamo della foresta \u00e8 quindi un\u2019esortazione a non aver paura di abbandonare i luoghi troppo esposti, a fuggire dal chiuso dei vicoli in cui ci ritroviamo bloccati, a prendere il largo quando le dighe erette fanno ristagnare le acque. A ciascuna e ciascuno le proprie valutazioni (restare nelle metropoli oppure no, esplorare le zone pi\u00f9 periferiche della societ\u00e0 industriale oppure no), ma osiamo scegliere, per quanto \u00e8 possibile, il nostro terre-no di lotta con tutto ci\u00f2 che comporta (perch\u00e9 \u00abla vita\u00bb e \u00abla lotta\u00bb sono tutt\u2019uno), senza rimanere agganciati, pi\u00f9 per forza d\u2019inerzia che per scelta, a quanto \u00e8 diventato impraticabile, desolante, soffocante. <em>Non<\/em><em>c\u2019\u00e8<\/em><em>un<\/em><em>al<\/em><em>di<\/em><em>fuori<\/em>, ma ci sono terreni pi\u00f9 favorevoli di altri per lottare e respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre foreste sono sogni di piccoli gruppi di sabota-tori con bottiglie piene nel proprio zaino, luoghi di scambio dove poter dormire tranquillamente, scrupolosi passeggia-tori notturni muniti di seghe e tenaglie, con notti trascorse a guardare le stelle per chiarirsi le idee, fonti di ispirazione cui abbeverare i nostri cuori lacerati da tanto disgusto e tanta oppressione, briganti che depredano carovane mercantili, accampamenti invisibili da dove partire all\u2019assalto. La foresta, \u00e8 il mondo sotterraneo in cui tocchiamo la libert\u00e0 nel nostro agire. Per trovarla, non c\u2019\u00e8 nessuna freccia che indichi il percorso. I suoi alberi e i suoi ruscelli si stagliano davanti ai nostri occhi mentre camminiamo, camminando. Andando in avanti. Verso l\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le nostre foreste sono sotto attacco. Alcune forze ostili le occupano sempre di pi\u00f9 per setacciarne ogni metro quadrato. Dal momento che non sono territoriali, che non sono entit\u00e0 da difendere, non ci facciamo intrappolare in una battaglia di difesa. Noi le portiamo con noi, queste foreste, in tutto ci\u00f2 che facciamo. I nostri scontri saranno sempre furtivi \u2014 compagni, il tempo dell\u2019ultima battaglia, in fondo a una radura circondata da scogliere, senza vie di fuga, non \u00e8 ancora arrivato. Ma per non ritrovarci in una simile situazione \u2014 o almeno non troppo presto, sarebbe una disdetta \u2014 \u00e8 necessario camminare, adesso, trovare i rifugi solidali, condividere le carte, scambiare le nostre bussole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Avis de temp\u00eates n.40, 15.4.21 In ordine sparso \u00abSuggeriamo perci\u00f2, in Italia e fuori, a tutti coloro che vogliono molestare, fino a fiaccarlo, il nemico, la guerriglia autonoma e per ordine sparso; di piccole entit\u00e0 pi\u00f9 difficilmente raggiungibili e identificabili\u00bb \u201cNon molliamo\u201d, gennaio 1927 Forse \u00e8 giunto il momento di provare a tornare sulle &hellip; <a href=\"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=607\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">La foresta dell\u2019agire<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":21010,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[229,230],"class_list":["post-607","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized","tag-avis-de-tempetes","tag-organizzazione-anarchica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/607","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/21010"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=607"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/607\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":613,"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/607\/revisions\/613"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=607"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=607"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=607"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}