{"id":504,"date":"2026-04-09T22:32:00","date_gmt":"2026-04-09T22:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=504"},"modified":"2026-04-09T10:41:54","modified_gmt":"2026-04-09T10:41:54","slug":"colpire-dove-piu-nuoce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=504","title":{"rendered":"Colpire dove pi\u00f9 nuoce"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Da <a href=\"https:\/\/www.finimondo.org\/library\/colpire-dove-piu-nuoce-2613\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.finimondo.org\/library\/colpire-dove-piu-nuoce-2613\">Finimondo<\/a>, 7.05.2022<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>Le catene da spezzare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Raggiungi le lunghe macabre radici morbose che l\u2019aratro dimentica,<br>Scopri le profondit\u00e0; lascia che i lunghi viticci pallidi consumino tutto per scoprire il cielo; ora niente va bene<br>A parte gli specchi d\u2019acciaio della scoperta &#8230;.<br>E le magnifiche enormi albe del tempo,<br>Dopo che saremo morti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Robinson Jeffers, <em>The broken Balance<\/em> (1929)<\/p>\n\n\n\n<p>Il poeta americano che ha scritto queste righe era un uomo che non amava la vita in societ\u00e0. Era troppo innamorato della bellezza della natura selvaggia per inchinarsi davanti alle misere realizzazioni della civilt\u00e0 umana, preferendo la libert\u00e0 solitaria ad una vita in compagnia degli orrori, dei genocidi e delle devastazioni avvenuti, che considerava segni peculiari della civilt\u00e0. Definiva filosofica la sua poesia, che \u00e8 stata un\u2019importante fonte di ispirazione per il risveglio ecologico degli anni 60, un \u00abdisumanesimo\u00bb: \u00abDobbiamo decentrare le nostre menti da noi stessi \/ Dobbiamo disumanizzare un po\u2019 i nostri punti di vista e diventare pi\u00f9 saldi \/ Come la roccia e l\u2019oceano di cui siamo fatti\u00bb. Questi richiami risuonano ancora oggi, nelle foreste oscure e nelle valli remote, e forse perfino nei corridoi delle citt\u00e0-prigioni dove pi\u00f9 nulla ci collega alla realt\u00e0, a parte le merci inebetenti. E se c\u2019\u00e8 un ostacolo che ancora ci impedisce di voler demolire tutto per non prolungare l\u2019attesa morbosa che ci attanaglia, un ostacolo da rimuovere con urgenza, dobbiamo sicuramente volgerci verso i famigerati miti del progresso, una convinzione del passato che la storia umana avanzi inesorabilmente verso maggiori libert\u00e0 e felicit\u00e0. Ormai \u00e8 diventato impossibile ignorare che i grandi ecosistemi stanno crollando, o che l\u2019appiattimento e la dipendenza prodotti da un secolo di industrialismo a tappe forzate ci stanno stritolando, e in effetti \u00e8 sempre dietro la stessa tromba sfiatata del progresso che si schiera ogni adesione alla civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Giacch\u00e9 una nuova causa a cui aderire ci apre le sue braccia, una nuova prospettiva si delinea infine per l\u2019umanit\u00e0, una nuova era si preannuncia in pompa magna: la <em>transizione ecologica<\/em> che far\u00e0 fronte al cambiamento climatico. L\u2019ennesima appassionata battaglia politica voltegger\u00e0 contro il pessimismo, quello che acquisisce vigore ogni qualvolta si fanno i conti con la realt\u00e0 delle cose anzich\u00e9 col loro doppio digitale. La transizione energetica, le nuove tecnologie, la dematerializzazione, il rinverdimento dei processi produttivi hanno gi\u00e0 i loro profeti, mentre i capitani chiamati alla riscossa per dirigere le operazioni hanno gi\u00e0 preso posto a bordo. Infine, non mancano che le masse, ancora alquanto riluttanti. Perch\u00e9, malgrado l\u2019adesione entusiasta di folle di consumatori, rimangono la disillusione e il disincanto generati da un mondo ricoperto dal velo tecnologico, da un\u2019artificializzazione esacerbata del mondo sensibile e da una negazione del vivente, che non determinano per forza di cose la produzione di un nuovo consenso cos\u00ec semplice. Nessuno stupore che tale disincanto si possa manifestare allora in tutte le direzioni, e non necessariamente quelle pi\u00f9 gratificanti per l\u2019individuo, rivolgendosi magari a mitiche nostalgie di un\u2019approssimativa et\u00e0 d\u2019oro, o al risveglio del fanatismo religioso, fino ad evocazioni pi\u00f9 militaresche che auspicano un\u2019accelerazione verso la fine del mondo e l\u2019apocalisse finale.<br>Nel mondo che conosciamo, n\u00e9 gli squilibri dei mercati mondiali, n\u00e9 le guerre in corso e a venire, n\u00e9 i populismi moderni o i fantasmi divini devono far deviare la megamacchina dalla corsa di velocit\u00e0 in cui \u00e8 impegnata. La transizione energetica dovr\u00e0 compiersi con le buone o con le cattive, la terra dovr\u00e0 essere percossa, trafitta e stritolata ancor pi\u00f9, come mai prima, al fine di estrarvi tutte le materie prime e i metalli necessari per la perpetuazione di questa civilt\u00e0 mortifera. Le fabbriche dovranno funzionare a pieno regime per inondare il mondo coi loro motori elettrici, i loro circuiti stampati, i loro semiconduttori e i loro nanomateriali. Il fanatismo dei crociati del progresso non \u00e8 disposto a ritrarsi davanti a niente e a nessuno. Costruiranno dighe per far fronte all\u2019aumento del livello dei mari. Erigeranno nuove centrali nucleari e copriranno la superficie della terra con pannelli solari e pale eoliche per garantire il flusso continuo della corrente elettrica. Svilupperanno procedimenti di rilevamento dei gas responsabili dell\u2019effetto serra per sostituire i \u00abpolmoni del pianeta\u00bb che sono incessantemente tagliati, rasati e devastati. Tuttavia, di fronte alle forze che si stanno scatenando, tutta la loro ingegnosit\u00e0 e la loro folle fiducia in soluzioni di tipo tecnico serviranno solo a prolungare l\u2019agonia. Non faranno che rendere sempre pi\u00f9 improbabile un radicale cambiamento di rotta verso una prospettiva di libert\u00e0 e di autonomia, all\u2019interno di un cambiamento climatico ormai irreversibile. \u00ab<em>Nature bats last<\/em>\u00bb, la nature si sta comunque giocando la sua ultima carta.<br>Davanti a questa vera e propria macchina da guerra, al cui servizio le trombe del progresso continuano ad affermare che la felicit\u00e0 e la libert\u00e0 si realizzeranno <em>contro la natura<\/em>, sottomettendola indefinitamente agli imperativi della societ\u00e0 umana, altri continuano a sussurrare qui e l\u00e0 che la libert\u00e0 pu\u00f2 solo esistere <em>nella<\/em> natura. Che l\u2019autonomia non sar\u00e0 mai compatibile con la dipendenza tecnologica, quale che sia. Che le catene da spezzare sono quelle che la societ\u00e0 ci ha imposto di forza nel nome del nostro bene, per la nostra sicurezza, la nostra sopravvivenza o il nostro comfort. Un bene di cui conosciamo ormai l\u2019incommensurabile prezzo da pagare, a cominciare da quello della nostra libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Colpire dove pi\u00f9 fa male<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se qualcuno ti colpisce con un pugno, non puoi difenderti efficacemente colpendo il suo pugno: non puoi ferirlo in questo modo. Per vincere il combattimento, devi colpirlo dove pi\u00f9 gli fa male. Il che significa schivare il suo pugno e colpire le parti vulnerabili del corpo dell\u2019avversario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br><em>[&#8230;] attaccare il sistema \u00e8 come colpire un pezzo di gomma. Un colpo di mazza pu\u00f2 frantumare la ghisa, dato che \u00e8 rigida e friabile. Ma si pu\u00f2 martellare un pezzo di gomma senza procurargli alcun danno, dato che \u00e8 flessibile. Ci\u00f2 contribuisce inizialmente a far scemare la protesta fino a farle perdere forza ed impeto. E il sistema rimbalza all\u2019indietro.<br>Ecco perch\u00e9, per colpire il sistema dove pi\u00f9 gli possa nuocere, occorre selezionare le questioni che gli impediscono di rimbalzare e per cui combatter\u00e0 ad oltranza. Ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno non \u00e8 scendere a compromessi col potere, bens\u00ec di una lotta all\u2019ultimo sangue.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ted Kaczynski<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema conta pi\u00f9 che mai sulle sue capacit\u00e0 elastiche di difesa. Concedere all\u2019occorrenza nuovi diritti flessibili, anche integrando le minoranze, con la soppressione d\u2019altro canto di quelli pi\u00f9 arcaici e recuperando qualsiasi slancio inizialmente sovversivo che non sia possibile sradicare: \u00e8 una delle strade raccomandate dal progetto tecnologico in via di sviluppo nei paesi occidentali. In altri continenti (come in Asia o in America del Sud), lo stesso progetto pu\u00f2 perfino assumere tratti pi\u00f9 apertamente autoritari, tanto che i conflitti non cessano di esplodere tra i diversi modelli, tra le differenti modalit\u00e0 di gestione e di sviluppo del potere tecno-industriale. Oggi tali conflitti scoppiano in periferia, ma domani potrebbero spuntare anche altrove.<br>Opporsi alle sole forme che essi assumono senza intaccarne la sostanza, non ha perci\u00f2 molto senso. Al massimo, ci\u00f2 porter\u00e0 solo acqua al mulino di uno dei modelli in conflitto, come il fatto di denunciare superficialmente il controllo tecnologico di cui si serve lo Stato cinese o l\u2019attuale foga guerrafondaia della Russia, facendo supporre che il controllo capillare in vigore su questo versante e le sue molteplici \u00aboperazioni anti-terroriste ed umanitarie\u00bb attraverso il pianeta siano comunque la cosa <em>meno peggiore<\/em> da auspicare. Certo, non si pu\u00f2 ragionevolmente affermare che combattere in un territorio dominato da uno Stato onnipresente e super-equipaggiato sia equivalente a combattere in un territorio controllato da uno Stato meno aggiornato. Ma questo non impedisce che in ciascuno dei due casi, una delle insidie \u200b\u200bmortali da evitare \u00e8 quella di partecipare volontariamente, con le nostre stesse lotte, al riaggiustamento in corso o alla sistemazione del dominio (la cui caricatura risiede sicuramente alle nostre latitudini nelle lotte a favore di tecnologie pi\u00f9 inclusive garantite dallo Stato). Ecco perch\u00e9 \u00e8 il caso di prestare pi\u00f9 attenzione, cercando di <em>colpire dove pi\u00f9 nuoce<\/em>, dove il sistema possa riprendersi meno facilmente rimbalzando all\u2019indietro per riconquistare meglio il controllo in seguito. In breve, non dobbiamo solo renderci incontrollabili o ingovernabili, ma essere in grado di puntare direttamente ai suoi angoli morti facendo uno sforzo di analisi e di progettualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><br>In diverse occasioni, negli scritti come nei mormorii, negli scambi e nelle osservazioni, le \u00abinfrastrutture critiche\u00bb sono state identificate come uno dei punti vulnerabili, perch\u00e9 irrorano con dati ed energia, come vene, il corpo della societ\u00e0 e suoi organi. Vene che possono essere tranciate, anche da piccoli gruppi dotati di mezzi piuttosto rudimentali. \u00c8 questo che ci mostra la continuit\u00e0 dei sabotaggi di antenne e ripetitori in diversi paesi europei, con una notevole intensit\u00e0 in alcune regioni come l\u2019Occitania in cui, a partire dall\u2019inizio dell\u2019anno, queste vere e proprie torri di controllo della societ\u00e0 tecnologica hanno sub\u00ecto diversi assalti calorosi a Tolosa (12 gennaio), Renneville (18 gennaio), Lacroix-Falgarde (26 febbraio) o Carbonne (31 marzo), con oltre una decina di strutture di telefonia mobile ridotte in cenere dallo scorso anno nella zona. Per non parlare del fatto che ci\u00f2 ha indotto gli operatori a dover affrontare alcuni rompicapo tecnici, tipo: come sostituire adeguatamente un traliccio troppo danneggiato e pericolante con antenne provvisorie, senza ritardare ulteriormente il ritorno alla normalit\u00e0?<br>Un altro esempio di arterie indispensabili a questa societ\u00e0 iper-connessa \u00e8 dato dalla fibra ottica, attraverso cui corrono i dati che fanno funzionare questo mondo e che \u00e8 anch\u2019essa oggetto di tagli dolosi e talvolta coordinati in aperta campagna\u2026 quando non a pochi metri da un commissariato, come \u00e8 successo a Quimper lo scorso gennaio, allorch\u00e9 sono stati incendiati due armadi di telecomunicazione. E infine, non possiamo dimenticare altre strutture sempre pi\u00f9 prese di mira che garantiscono la continuit\u00e0 del flusso di energia elettrica, quella che fa girare le braccia delle macchine, quella che accende le luci che nascondono le stelle, quella che assicura <em>che tutto funzioni e che tutto vada avanti.<\/em> Attacchi che hanno colpito stazioni di trasformazione, tralicci dell\u2019alta tensione o armadi di media tensione, causando spesso interruzioni di corrente, alcuni effimeri ed altri pi\u00f9 lunghi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A monte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo. Quelli che di notte sognano nei recessi polverosi delle loro menti, si svegliano di giorno per scoprire la vanit\u00e0 di quelle immagini: ma quelli che sognano di giorno sono pericolosi, perch\u00e9 possono mettere in pratica i loro sogni ad occhi aperti, per renderli possibili.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>T. E. Lawrence<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le 2.40 di luned\u00ec 4 aprile 2022. Nell\u2019industria <em>STMicroelectronics<\/em> di Crolles, nell\u2019Is\u00e8re, le macchine si fermano, poi le batterie di emergenza intervengono per ripristinare l\u2019illuminazione, mentre le procedure di sicurezza vengono innescate. L\u2019azienda, la cui produzione \u00e8 assicurata 24 ore al giorno, \u00e8 temporaneamente bloccata, il che non \u00e8 un\u2019inezia, in quanto <em>STMicro<\/em> \u00e8 uno dei principali attori mondiali nel settore della produzione di semiconduttori, elementi di base dell\u2019industria tecnologica, settore che con la pandemia da Covid e i problemi di catene logistiche sta attraversando difficolt\u00e0 a livello mondiale, con una penuria di semiconduttori che ha rallentato la ripresa economica. L\u2019origine del blocco di questa industria cos\u00ec strategica \u00e8 in un sito dell\u2019alta tensione posto un po\u2019 pi\u00f9 lontano, a Froges. Nel recinto di quella stazione elettrica, \u00abalcuni elementi di cablaggio molto precisi sono stati bruciati su un trasformatore\u00bb, coinvolgendo \u00aball\u2019avvio le linee interrate ad altissima tensione (225.000 volt) che collegano il sito al trasformatore della <em>STMicro<\/em> a Crolles. Sul posto sono state vergate alcune scritte col simbolo dell\u2019anarchia che prendono di mira la societ\u00e0 <em>ST Microelectronics<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u20191.44 di marted\u00ec 5 aprile. Le luci si spengono nelle citt\u00e0 di Crolles e Bernin. Nell\u2019importante zona industriale, la corrente \u00e8 stata tagliata. Decine di imprese all\u2019avanguardia non sono pi\u00f9 alimentate, e presso i due giganti della <em>Silicon Valley<\/em> di Grenoble, <em>STMicroelectronics<\/em> e <em>Soitec<\/em> (rispettivamente con 4300 e 1700 dipendenti), la produzione di semiconduttori e chip elettronici \u00e8 totalmente ferma. Il blocco \u00e8 stato provocato dall\u2019incendio doloso di otto linee da 20.000 volt e di una da 225.000 volt sotto il ponte di Brignoud, che attraversa il fiume Is\u00e8re tra Villard-Bonnot e Crolles. L\u2019incendio \u00e8 durato diverse ore e ha indebolito la struttura del ponte, importante punto di passaggio per gli automobilisti e i lavoratori della zona industriale del <em>Gr\u00e9sivaudan<\/em>. Nella zona, sia internet che la telefonia sono stati interrotti. L\u2019indomani vengono installati alcuni generatori di emergenza, una linea elettrica provvisoria viene portata fino alla <em>Soitec<\/em> per ripristinare una parte della corrente, il che non impedisce il crollo in borsa delle azioni della <em>STMicro<\/em> e della <em>Soitec<\/em>.<br>E comunque il ritorno alla normalit\u00e0 non sar\u00e0 immediato, giacch\u00e9 \u00abl\u2019industria dei semiconduttori \u00e8 molto sensibile ai problemi elettrici\u2026 Il riavvio della produzione richiede tempo, perch\u00e9 \u00e8 necessario ispezionare tutte le macchine e riattivarle alla bisogna. Cosa che pu\u00f2 richiedere giorni, o anche settimane. Le stanze bianche, utilizzate in particolare nei processi di produzione dell\u2019industria di semiconduttori, dipendono soprattutto da sistemi di ventilazione filtrata e da diversi sensori (temperatura, umidit\u00e0, ecc.) per assicurare un livello molto basso di concentrazione di particelle e di polveri sospese nell\u2019aria, che occorre essere in grado di ricalibrare in particolare quando vengono riavviati. Per non parlare delle impostazioni delle stesse macchine di produzione, che devono garantire la combinazione di un alto livello di qualit\u00e0 ed una produzione di volume, producendo al contempo in una scala molto piccola, dell\u2019ordine del nanometro\u00bb. La valutazione dei danni \u00e8 ancora in corso, ma pare siano quantificati in \u00abdecine di milioni di euro\u00bb, solo per i due giganti dei semiconduttori. Il vicepresidente della <em>Soitec<\/em> ha anche tenuto a precisare che \u00abGli incidenti degli ultimi due giorni sono avvenuti all\u2019esterno delle societ\u00e0. Tutti riconoscono che siamo un\u2019industria strategica per il Paese ma vediamo che oggi alcuni atti dolosi, alcuni attacchi riescono a colpire questo settore. La ridondanza delle fonti di energia non \u00e8 stata sufficiente a proteggerci dato che i malfattori hanno attaccato tutte le linee dell\u2019alimentazione elettrica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le 15.30 di mercoled\u00ec 13 aprile. In 380 aziende del settore delle tecnologie digitali e situate in un\u2019importante tecnopoli dell\u2019agglomerato di Grenoble, <em>Innovall\u00e9e<\/em>, la corrente viene tagliata. Un totale di 10.000 clienti tra individui, istituzioni e imprese vengono privati \u200b\u200bdell\u2019elettricit\u00e0 in 6 comuni. L\u2019origine del blocco temporaneo \u00e8 in quello che sembra essere un nuovo sabotaggio: all\u2019interno della cinta di una centrale elettrica ad alta tensione di <em>Enedis<\/em>, un\u2019installazione collocata tra edifici aziendali e l\u2019A41, nel cuore della tecnopoli, un incendio \u00abverosimilmente criminale\u00bb ha messo fuori uso \u00abuno dei due gruppi del sito, la cui funzione \u00e8 di trasformare l\u2019alta tensione in media tensione (20.000 volt)\u00bb. Secondo <em>Enedis<\/em>, \u00abla corrente sarebbe stata molto rapidamente ripristinata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi sabotaggi non hanno ovviamente mancato di suscitare le dichiarazioni patetiche delle autorit\u00e0, accompagnate da appelli ad avere pi\u00f9 mezzi affinch\u00e9 la polizia possa acciuffare le persone che la stampa ha definito nell\u2019occasione \u00absabotatori inafferrabili\u00bb, non senza aggiungere che \u00abc\u2019\u00e8 un rimprovero che non pu\u00f2 che essere indirizzato ai gruppuscoli anarchici sospettati di essere all\u2019origine delle ultime due azioni dirette contro questo vasto sito di alta tecnologia che \u00e8 diventato il <em>Gr\u00e9sivaudan<\/em>: la mancanza di coerenza nella linea di quella che reputano una lotta nobile. Tuttavia, la cosa pi\u00f9 importante resta di gran lunga altrove: \u00e8 il fatto che anche le pi\u00f9 grandi industrie, particolarmente sorvegliate e considerate strategiche, possono essere sabotate. Un fatto e un suggerimento operativo che tutti coloro che sognano di giorno di mettere realmente e concretamente i bastoni fra le ruote a ci\u00f2 che devasta questo mondo e sfrutta la vita potranno forse apprezzare: <em>colpire a monte per colpire dove pi\u00f9 nuoce.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>[<em><a href=\"https:\/\/avisdetempetes.noblogs.org\/files\/2022\/04\/Avisdetempetes52.pdf\">Avis de temp\u00eates<\/a><\/em>, n. 52, 15\/4\/2022]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Finimondo, 7.05.2022 Le catene da spezzare Raggiungi le lunghe macabre radici morbose che l\u2019aratro dimentica,Scopri le profondit\u00e0; lascia che i lunghi viticci pallidi consumino tutto per scoprire il cielo; ora niente va beneA parte gli specchi d\u2019acciaio della scoperta &#8230;.E le magnifiche enormi albe del tempo,Dopo che saremo morti. 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