{"id":304,"date":"2026-02-11T16:00:31","date_gmt":"2026-02-11T16:00:31","guid":{"rendered":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=304"},"modified":"2026-03-11T19:57:06","modified_gmt":"2026-03-11T19:57:06","slug":"alcune-banalita-di-base-sul-corteo-del-31-gennaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/?p=304","title":{"rendered":"ALCUNE BANALIT\u00c0 DI BASE SUL CORTEO DEL 31 GENNAIO"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Da <a href=\"https:\/\/gancio.cisti.org\/event\/alcune-banalita-di-base-sul-corteo-del-31-gennaio\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/gancio.cisti.org\/event\/alcune-banalita-di-base-sul-corteo-del-31-gennaio\">Gancio<\/a>, 06.02.26<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"474\" height=\"316\" src=\"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/files\/2026\/02\/th-470671228-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-308\" srcset=\"https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/files\/2026\/02\/th-470671228-1.jpg 474w, https:\/\/ispiraazione.noblogs.org\/files\/2026\/02\/th-470671228-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/figure>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>1. La migliore eredit\u00e0 che la tradizione dei centri sociali poteva lasciare ai pi\u00f9 giovani, \u00e8 una rabbiosa celebrazione del suo funerale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il 31 gennaio \u00e8 stato diverse cose allo stesso tempo. Un corteo massivo e trasversale, la ricomposizione tardiva dei vari pezzi di una sinistra antagonista in crisi, schiacciata dalla morsa tra l\u2019avanzare della destra reazionaria e l\u2019imbecillit\u00e0 politica assoluta del fronte progressista, un colpo di coda della lunga esperienza dei centri sociali che \u00e8 ormai in procinto di chiudersi. Colpo di coda di una traiettoria che nel centro sociale torinese ha conosciuto certamente una delle sue espressioni pi\u00f9 conflittuali, ma che appare presa da tempo in una parabola di declino inarrestabile. Non stiamo scrivendo queste righe per scagliarci contro i cascami di quell\u2019entit\u00e0 che viene definita Movimento, per rilevarne limiti o errori. Piuttosto, ci preme dire con nettezza quello che abbiamo visto nella giornata del 31 oltre allo svolgimento prevedibile di un corteo nazionale dei centri sociali, della sinistra diffusa, di quell\u2019area sociale che si \u00e8 raccolta intorno alla battaglia per la difesa della Sumud Flottilla.<br>In piazza a Torino c\u2019erano migliaia di giovani che non appartengono a collettivi, strutture o realt\u00e0 militanti. C\u2019erano ragazze e ragazzi appena ventenni, in molti casi ancora pi\u00f9 giovani, che alla fine di Corso San Maurizio, all\u2019avvicinarsi della svolta verso gli sbarramenti di polizia, si sono travisati, hanno formato con decisione un blocco nero, si sono preparati a combattere. Hanno attaccato la polizia, hanno resistito alle cariche, le hanno respinte avanzando e retrocedendo, metro per metro, per ben due ore. Non sono cose che si vedono tutti i giorni. Queste compagne e questi compagni gravitano nel mondo della politica radicale, si sono forse affacciati in strada per la prima volta con le proteste per la Palestina, e hanno sentito un richiamo irresistibile a venire a Torino.<br>Perch\u00e9? In molti casi si tratta di persone che per ragioni anagrafiche non hanno neppure vissuto in prima persona la storia dell\u2019Askatasuna o di qualche altro centro sociale, ma hanno comunque risposto a un appello che non \u00e8 quello dell\u2019opposizione al governo, di un preciso discorso politico sull\u2019economia di guerra o i tagli ai servizi pubblici, ma la promessa di un\u2019esplosione di rabbia, di una rivolta, di un evento che ribalti i rapporti di forza almeno per la durata di un giorno.<br>Dall\u2019esperienza dello scontro si esce trasformati e aperti a nuove possibilit\u00e0: quello che la politica di movimento pu\u00f2 fare \u00e8 lasciare il campo libero perch\u00e9 tali possibilit\u00e0 prendano corpo e spazio.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><strong>2. Il vittimismo non serve a nulla, bisogna esprimere una narrazione dei fatti che ne restituisca la potenza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Basta vergognarsi di esistere. I fascisti esprimono le proprie idee con una virulenza senza freni, sono all\u2019offensiva scatenata in tutti i campi e a tutte le latitudini. Dall\u2019altra parte la sinistra \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 pura di un moralismo impotente che costituisce l\u2019altra faccia dei rigurgiti fascisti, quella che per decenni ha ceduto loro terreno, per vigliaccheria e stupidit\u00e0, preparandone la vittoria. Alla sinistra per\u00f2 non basta essere sconfitta, vuole trascinarsi tutti gli altri nel suo amore morboso per la sconfitta e l\u2019impotenza. Per questa ragione al primo accenno di rabbia e di insorgenza si abbandona a condanne isteriche e incoerenti: o rimuove la realt\u00e0 della sollevazione, o lancia anatemi furiosi. Di fronte a questo bombardamento di menzogne, bisogna conservare un po\u2019 di lucidit\u00e0.<br>Chi \u00e8 sceso in piazza non \u00e8 una vittima della violenza della polizia, che \u00e8 una realt\u00e0 costante e spietata, ma ha deciso con coraggio di affrontare questa violenza, di prepararsi per farlo, di restituirla al mittente per quanto possibile. Cerchiamo di rendere dignit\u00e0 a questa condotta, quella della ribellione aperta, che \u00e8 l\u2019atto politico per eccellenza, da cui nasce tutto. Le ragioni per la sommossa sono innumerevoli: si accumulano sul lavoro, per strada, in famiglia, all\u2019universit\u00e0, durante un controllo di documenti. Sono nelle condizioni insopportabili che viviamo tutti giorni, in un futuro catastrofico che viene propinato con cinismo alle nuove generazioni. In Corso Regina sono iniziati gli scontri senza che le prime linee del corteo, difese da scudi e caschi, fossero neppure ancora arrivate. In molti, per strizzare l\u2019occhio a sinistra, faranno leva sul vittimismo, sottolineeranno la violenza della polizia in piazza, si spingeranno fino a distorcere i fatti raccontando di un corteo inerme che all\u2019improvviso e senza motivo \u00e8 stato caricato a freddo dalle forze dell\u2019ordine.<br>A chi c\u2019era tutto questo non pu\u00f2 che suonare ridicolo. Quello che abbiamo provato vedendo i celerini di spalle, vedendo i loro mezzi in fiamme, non pu\u00f2 essere rappresentato nella celebrazione della sconfitta, e forse non pu\u00f2 essere rappresentato affatto. Dalla volont\u00e0 di reagire e dall\u2019intensit\u00e0 della sommossa, pu\u00f2 nascere una potenza politica all\u2019altezza del presente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3. La frattura tra chi difende questa societ\u00e0 e chi si rivolta, \u00e8 una guerra di mondi. Non c\u2019\u00e8 nessun linguaggio o logica comune.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cOra parlano di lui e scrivono di lui, lo psicologo, il sociologo, il cretino. E parlano di lui e scrivono di lui, ma lui rimane sempre clandestino\u201d<br>G.Manfredi, Dagli appennini alle bande<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cIl silenzio \u00e8 minaccioso, \u00e8 estraneit\u00e0 che si accumula, non d\u00e0 segni comprensibili, alla fine esplode [\u2026] Vogliono farci parlare. Ma noi non abbiamo nulla da dire nei loro luoghi delegati. La loro politica, la loro cultura, sono autodelazioni. Noi facciamo silenzio. Silenzio minaccioso dell\u2019estraneit\u00e0, dell\u2019assenteismo, del rifiuto, dell\u2019appropriazione spontanea, latenza di una nuova esplosione che si prepara\u201d<br>Collettivo A\/Traverso, Alice \u00e8 il diavolo<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 possibile ricomporre la cesura tra chi era in piazza in modo offensivo e chi, appartenendo ai mondi dell\u2019opinione pubblica, culturale e della classe politica ha dato semplicemente prova di impotenza, servilismo e demenza (senile). L\u2019alterit\u00e0 dell\u2019esperienza dei primi, nei confronti delle vilt\u00e0 dei secondi \u00e8 troppo profonda perch\u00e9 possa esserci un qualche tipo di comprensione, inutile tentare di dibattere, le giustificazioni girerebbero soltanto a vuoto. Non c\u2019\u00e8 uno stesso linguaggio ma non c\u2019\u00e8 neppure una stessa realt\u00e0. Ci\u00f2 che fa infuriare tremendamente il mondo progressista di un establishment che non ha pi\u00f9 alcun residuo di credito morale, intellettuale, ma neppure un banale senso della decenza, \u00e8 l\u2019indisponibilit\u00e0 di questa generazione al dialogo, a intendersi, a sprecare parole inutili. Si tratta di un silenzio minaccioso che contraddistingue i movimenti sovversivi, ciclicamente, da molto tempo, ma che ritorna oggi con prepotenza. Un\u2019opacit\u00e0 e un silenzio minaccioso che fanno saltare la macchina neutralizzante del riformismo consegnandola alla sua natura fascista, costringendola ad abbracciare apertamente i toni isterici della peggiore retorica poliziesca: manganelli, ordine, condanne unanimi e santa inquisizione.<br>Eppure, come si fa a parlare con chi permette un genocidio in mondovisione, con chi nega l\u2019evidenza del collasso etico ed esistenziale, prima che biofisico, di questa civilizzazione, con chi copre di smalto colorato un disastro che si approfondisce ogni giorno di pi\u00f9? Come si fa a parlare con chi falsifica il significato delle parole fino a cancellarlo del tutto? La verit\u00e0 \u00e8 che questa societ\u00e0 non ha nulla da offrire e che, prima di tutto, non ha da offrire alcun senso che renda la vita degna, non ha risorse soggettive che non siano quelle della rapacit\u00e0, del privilegio, del nichilismo pi\u00f9 immorale e pi\u00f9 vigliacco. Allora lo spaccato di affetti, emozioni, solidariet\u00e0 e forza collettiva che si sprigiona in una giornata come quella del 31, \u00e8 bene che non la capiate. Continuate pure a ricamarci sopra racconti inverosimili e classificazioni talmente stupide a cui solo voi riuscite a credere. Cercheremo di essere sempre da un\u2019altra parte rispetto a dove ci cercate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3 bis. L\u2019identikit di chi si ribella, la catalogazione dei soggetti in campo, \u00e8 un lavoro di polizia che va rifiutato, da chiunque provenga. Allontanarsi da questa logica \u00e8 un\u2019elementare misura di igiene, e di strategia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cLo sforzo di identificarci secondo le logiche collaudate di due secoli di controrivoluzione si ritorce risibilmente e ignobilmente su chiunque vorrebbe imprigionarci in una formula, per consegnarci pi\u00f9 agevolmente alle mura del carcere\u201d<br>Provocazione, 1974<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Se i maldestri tentativi di stampa, politica, autoproclamati intellettuali da cortile, tendono tutti a dare un profilo, fissare un soggetto responsabile degli scontri, approfittiamo della loro scemenza e custodiamo l\u2019opacit\u00e0 che questa ci garantisce. Giornalisti e opinionisti vari fonderanno i pochi neuroni che hanno in testa nel tentativo di \u201ccapire questi ragazzi\u201d, di \u201cisolare i violenti dal resto del corteo\u201d o di lanciarsi in stantie e maldigerite letture sulla psicologia della folla. Saremo anche stretti tra chi prover\u00e0 ad attaccarci addosso etichette altrettanto fastidiose e, sopratutto, figlie dello stesso modo di intendere il mondo: \u201cin piazza c\u2019era il grande fronte contro il governo meloni\u201d, \u201cecco finalmente manifestarsi il nuovo e vero soggetto politico (dopo i maranza, la Gen Z, gli ecologisti, la convergenza delle lotte, gli operai della conoscenza, gli operai della logistica, i giovani, il precariato\u2026)\u201d tuoneranno dall\u2019alto dei loro palazzi occupati che puzzano di vecchio. Non fa differenza che questo alacre e ridicolo lavoro di identikit sia teso a reprimere, rinchiudere e demonizzare, oppure comprendere le ragioni, spiegare, recuperare e \u2013 perch\u00e9 no? \u2013 curare. Respingiamolo. Chi insorge \u00e8 parte di un popolo che manca, di una potenza anonima e non classificabile che si definir\u00e0 solo per la strategia politica e la consistenza etica che saremo capaci di organizzare. Quando e come sono solo affari nostri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4. Il ritorno delle sommosse \u00e8 sempre il ritorno dell\u2019organizzazione autonoma per bande<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Qualche amico si parla, gruppuscoli si creano e si rendono anonimi. La polizia viene attaccata ben prima che la testa con gli scudi giunga in prossimit\u00e0 delle prime camionette. Per due ore si continua ad attaccare a gruppi, ci si sposta, si prova ad aggirare gli ostacoli, a prendere alla sprovvista. Dinamica inusuale in questo paese ma che si \u00e8 gi\u00e0 presentata in altri occasioni. Anzi, si potrebbe quasi azzardare che quando qualcosa succede, accade proprio in queste forme. Bande appaiono e scompaiono, le abbiamo viste nell\u2019autonomia post 68, a Genova all\u2019inizio di questo millennio, e poi ancora il 15 ottobre a Roma e nelle piazze contro il lockdown. Pi\u00f9 il tempo passa pi\u00f9 le bande rimangono orfane di una tradizione politica pesante come un macigno, figlia di quel Movimento Operaio sconfitto gi\u00e0 50 anni fa, che rende il terreno dopo le cariche simile alle sabbie mobili. Per qualcuno questo \u00e8 un lutto, una sventura caduta dal cielo durante la marcia gloriosa e secolare verso il socialismo, per noi \u00e8 aria pura.<br>Mentre il viale centrale di Corso Regina era molto affollato, le vie laterali sgombre offrivano interessanti prospettive di attacco. Sicuramente dal punto di vista tattico molto \u00e8 migliorabile. Ma non importa, il tempo \u00e8 dalla nostra parte. Impareremo dai nostri errori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4. bis Non ci sono agitatori esterni ma la consapevolezza di una posta in gioco internazionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cC\u2019erano i francesi, spagnoli e greci\u201d. \u201cI violenti vengono da mezza Europa\u201d. Per tanti tra politici e giornalisti uno dei punti centrali della vicenda \u00e8 proprio questo: le presenze non italiane ai cortei. Un misto confuso di dietrologia (gli infiltrati), di deliri su modelli organizzativi para-militari, usato per spiegare un dato tutto sommato semplice. L\u2019accumulo di esperienze dei cicli di sollevazioni passate, in giro per il mondo, contribuisce spontaneamente a tessere una rete di contatti e amicizie che supera i confini nazionali. \u00c8 qualcosa di cos\u00ec strano? Una delle recriminazioni che va per la maggiore contro i protagonisti delle rivolte, \u00e8 quella di cercare uno sfogo effimero e istintivo alle proprie frustrazioni esistenziali, senza preoccuparsi di costruire una prospettiva politica.<br>Ma l\u2019opportunit\u00e0 che momenti simili si trasformino in forza politica solida e durevole, dipende proprio dalla sedimentazione strategica di esperienze, relazioni e tecniche. Il fatto che l\u2019internazionalismo sia diventato anche per la sinistra una parolaccia o un\u2019accusa criminalizzante, \u00e8 solo un\u2019altra spia del suo stato di sclerosi avanzata. Sarebbe ridicolo denunciare la catastrofe in corso se non si ha l\u2019ambizione di organizzarsi come forza mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5. La rivolta fa saltare il tavolo perch\u00e9 inceppa la macchina infernale di sinistra e destra, il dispositivo controrivoluzionario che sta portando al potere i fascisti in tutto l\u2019Occidente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo in un\u2019epoca storica di controrivoluzione scatenata. Chiusa una lunga sequenza di sommovimenti e insurrezioni che hanno scosso il mondo a pi\u00f9 riprese, almeno fino al 2019, lo spettacolo che ci si presenta \u00e8 piuttosto desolante. Una sudditanza assoluta della sinistra all\u2019agenda del capitalismo cibernetico e ultra-liberale, condita dal disprezzo ostentato verso chiunque non si pieghi alle ragioni del progresso, del mercato o della ragione democratica, ha preparato inesorabilmente la vittoria a mani basse della peggiore destra fascista. Il disprezzo per l\u2019arretratezza e l\u2019irrazionalit\u00e0 di chi si rivolta, che si tratti di automobilisti con il gilet giallo, di agricoltori o di renitenti alla sorveglianza sanitaria, \u00e8 stato un ingrediente decisivo nel preparare questa vittoria. Al punto che la destra &#8211; oggi al governo &#8211; \u00e8 riuscita a vestirsi, nel corso dei decenni, delle bandiere dell\u2019alternativa, della protesta, appropriandosi perfino della parola \u201crivoluzione\u201d.<br>A forza di voler incarnare il fronte del Bene e dell\u2019Ordine, la sinistra \u00e8 l\u2019unica responsabile delle derive fasciste in corso e del loro costante rafforzamento. Non solo: il richiamo a compattarsi in un campo antifascista ben allineato e ragionevole, in nome dell\u2019argine alla peste bruna e al pericolo autoritario, alimenta ancor pi\u00f9 un circolo vizioso in cui sinistra e destra si sostengono mutuamente nella propria funzione controrivoluzionaria.<br>Non \u00e8 nulla di storicamente inedito: la destra avanza spavalda, la sinistra esprime la sua natura di difesa conformista nell\u2019ordine e di normalizzazione istituzionale. Il risultato \u00e8 che qualsiasi discorso politico che voglia intervenire nella sfera pubblica, presa dentro questa macchina controrivoluzionario viene immediatamente schiacciato, reso incomprensibile. Oppure viene riassorbito in uno dei due poli. In tal senso le forme di ribellione di strada, attaccate da tutti i fronti e da tutte le parti, sono un gesto che serve a mostrare in superficie l\u2019ovvia solidariet\u00e0 tra tutte le componenti della macchina di governo e di propaganda, tra tutte le versioni della sfera pubblica. Portando alla luce del sole la falsa alternativa tra fascisti e progressisti, che le piazze per la Palestina avevano evidenziato solo in parte, le rivolte mostrano la possibilit\u00e0 di un\u2019opposizione politica effettiva, di pratiche e comportamenti che, sebbene ancora embrionali, liberano lo spazio per qualcosa di meglio. Qualcosa di pi\u00f9 serio e di pi\u00f9 entusiasmante, che ci ostiniamo a chiamare possibilit\u00e0 rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5. bis. Solo la rivolta di piazza ha una qualche forza di risposta ai fascisti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo detto che la sinistra ha costruito il consenso dei fascisti per decenni. Ora ci troviamo di fronte alla situazione paradossale in cui questi personaggi indicano nell\u2019attacco alla polizia e nel disordine di piazza un favore oggettivo alla repressione, che loro stessi sostengono a gran voce. Inutile sprecare fiato per replicare a questi miserabili. Sottolineiamo solamente alcune costanti storiche che sono sotto gli occhi di chiunque non sia del tutto accecato. Nel 2020, in seguito all\u2019omicidio di George Floyd, abbiamo visto un\u2019esplosione di rabbia violenta scuotere la citt\u00e0 di Minneapolis e gli USA di Trump. Ci\u00f2 ha portato all\u2019incendio di commissariati, mezzi della polizia, all\u2019attacco e al saccheggio diffusi. Il mondo democratico e progressista, in America e a tutte le latitudini, si \u00e8 affannato a far passare per un \u201cmovimento pacifico\u201d quello che, secondo qualsiasi testimonianza credibile, \u00e8 stato a tutti gli effetti un moto insurrezionale. Neutralizzazione, rimozione e repressione si bilanciano nell\u2019impresa di cancellare la possibilit\u00e0 sovversiva che balena in questi momenti.<br>L\u2019esito politico della cancellazione e del recupero della sommossa \u00e8 oggi sotto gli occhi di tutti. Mascherarla da opposizione pacifica non ha impedito al trumpismo di ritornare con ancora pi\u00f9 forza: addomesticare la rottura non \u00e8 solo controproducente, ma pericoloso. Tuttavia i fatti del 2020 non sono stati inutili, perch\u00e9 \u00e8 piuttosto chiaro che la memoria della rivolta non \u00e8 estranea alle forme di resistenza che appaiono oggi contro l\u2019occupazione militare di molte citt\u00e0 e i rastrellamenti fascisti dell\u2019ICE. Proprio a Minneapolis lo scenario di guerra civile, sempre pi\u00f9 aperto, ha portato gi\u00e0 ad alcune uccisioni a sangue freddo. Persone che hanno ostacolato in prima linea gli arresti, cercando di intralciare le operazioni di polizia e violando la legge, hanno dato l\u2019esempio di una resistenza coraggiosa ed efficace. In un contesto di irrigidimento della violenza repressiva e della reazione, \u00e8 tanto pi\u00f9 palese che il coro democratico non serve a nulla.<br>Lasciamo al lettore soltanto due domande: chi scende in strada a rischio della propria vita nella strade di Minneapolis, assomiglia di pi\u00f9 alle ragazze e ai ragazzi che hanno avuto il coraggio di affrontare la polizia a Torino, o ai commentatori perbenisti che li condannano da casa? Se la rete di organizzazione e solidariet\u00e0 che si struttura intorno alle rivolte, invece di cedere al ricatto di un ritorno alla normalit\u00e0, perfezionasse i propri mezzi e si organizzasse per durare, siamo sicuri che un processo di trasformazione pi\u00f9 radicale e profondo sarebbe un\u2019opzione cos\u00ec assurda? Noi, dal nostro, sappiamo che quando il fascismo ha avuto battute di arresto \u00e8 stato proprio quando le rivolte sono esplose, quando invece \u00e8 intervenuta la sinistra il fascismo ha trionfato. Weimar docet. Sempre nella storia e ancora oggi, il contrario di destra non \u00e8 sinistra, ma rivoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5. ter. La teoria del complotto degli infiltrati \u00e8 un\u2019operazione di polizia all\u2019altezza dei tempi, quindi del tutto inverosimile e di pessima fattura.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente gli infiltrai esistono, i gruppi rivoluzionari ne hanno scoperti e allontanati in un\u2019infinit\u00e0 di occasioni e si potrebbero citare moltissimi episodi. In nessun caso, \u00e8 davvero avvilente ribadirlo, gli \u201cinfiltrati\u201d possono determinare l\u2019esito di un corteo, raggrupparsi in alcune centinaia con una chiara ed evidente disposizione allo scontro, prendere con naturalezza le prime linee e costringere tramite strumenti di controllo psichico molto sofisticati il resto del corteo a seguirli, supportarli, non abbandonare la piazza. Questo era ovvio nel 2001 a Genova, lo era nel 2011 a Roma, lo \u00e8 ne 2026 a Torino. Peraltro il 31 gennaio \u00e8 stata una di quelle occasioni in cui lo scollamento tra chi ha praticato in prima persona lo scontro e il resto dei manifestanti era minima, quasi nessuno \u00e8 scappato, quasi tutti hanno capito le ragioni di quanto avveniva. Chi pensa che dinamiche del genere siano imputabili all\u2019infiltrazione ha il cervello devastato dalla perenne esposizione all\u2019istupidimento mediatico e alle tecnologie digitali, e fin qui si potrebbe affrontare la cosa con una compassionevole tolleranza. Invecchiare bene non \u00e8 dato a tutti.<br>Il problema \u00e8 che la denuncia degli infiltrati, quando attecchisce, crea fantasmi collettivi che hanno favorito in molti casi il lavoro poliziesco, portando ad atteggiamenti di sospetto e delazione. Sarebbe bene che per senso del ridicolo e per prudenza, se non per lucidit\u00e0, la si smettesse con queste scempiaggini.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>6. Precisazione terminologica sul significato del coraggio e della vigliaccheria.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una tra le espressioni pi\u00f9 odiose dello stravolgimento linguistico spudorato ed orwelliano che caratterizza il discorso pubblico, \u00e8 quella che evoca per bocca di molti politici e giornalisti la questione del coraggio. Siamo abituati a un uso del vocabolario in cui ogni parola \u00e8 usata per significare il suo opposto: la pace \u00e8 il regno dell\u2019economia di guerra, l\u2019economia verde intossica il pianeta e la civilt\u00e0 consiste nella sottomissione, nell\u2019indifferenza alle sofferenze altrui, nel camminare dritti mentre ogni tipo di ingiustizia e violenza viene perpetrata ad un passo da noi. Se non fossimo cos\u00ec regolarmente educati a un simile uso del linguaggio, ci sarebbe da rimanere attoniti a sentire pennivendoli da quattro soldi e ministri che dall\u2019alto dei loro scranni definiscono vigliacchi i ragazzi che erano in piazza sabato. Fa ribollire il sangue. Proviamo a rendere l\u2019immagine: qualcuno che affronta per ore, tra lacrimogeni sparati ad altezza uomo e cariche continue, a rischio della sua incolumit\u00e0 e di finire in prigione, le forze di polizia armate e iper-equipaggiate di uno Stato, si pu\u00f2 chiamare codardo. I mercenari che agiscono nell\u2019impunit\u00e0 assoluta per difendere l\u2019ordine sono invece un esempio di coraggio, ugualmente lo sono gli imbrattacarte e i politicanti che dispensano sentenze morali senza aver mai affrontato un rischio in vita loro. Basterebbe soffermarsi su questo paragone e riflettere sui termini, per dare la misura di quanto non capiate un cazzo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>6. bis Chiamare l\u2019episodio dello sbirro a terra un esempio di \u201cviolenza selvaggia\u201d vuol dire non sapere cosa sia la violenza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un celerino finisce a terra mentre cerca di strafare durante una carica. Il resto del plotone lo lascia indietro senza pensarci due volte. Alcuni manifestanti lo prendono a calci per pochi secondi e nella concitazione riceve anche un colpo di martello sulla schiena, del tutto calibrato. Un gesto di autodifesa elementare, misurato, giusto e salutare. Due giorni dopo \u00e8 gi\u00e0 dimesso, quasi incolume, come non sarebbe di certo accaduto se fosse stato preso \u201ca martellate\u201d. Tuttavia questa \u00e8 la versione dei giornali e della narrazione ufficiale: un\u2019aggressione furiosa, ferina, di una violenza spietata che fa inorridire.<br>La mistificazione \u00e8 talmente plateale che parla da s\u00e9, ma val la pena dire poche cose. La prima \u00e8 che a forza di subire, la voglia di vendicarsi e di rendere i colpi \u00e8 il sintomo di un istinto vitale pi\u00f9 che comprensibile. Chi ha colpito l\u2019agente a terra, intralciandolo mentre si lanciava con trasporto nel pestaggio dei manifestanti, ha difeso s\u00e9 stesso e gli altri. E va ringraziato. Alla pari di tutti coloro che hanno distribuito maalox, aiutato chi avevano accanto, protetto in ogni modo il resto del corteo. Il cittadino qualunque che si indigna per le poche bastonate ricevute dallo sbirro \u00e8 vittima di un\u2019identificazione masochistica con il proprio carnefice, il suo problema \u00e8 psicopatologico prima che politico.<br>In un momento storico in cui si usa la parola \u201crivoluzione\u201d per riferirsi alle cose pi\u00f9 bislacche, al punto che persino il capo del governo ha apostrofato i manifestanti di sabato come \u201cpseudo-rivoluzionari\u201d, ci spiegherete in quale rivoluzione i tutori dell\u2019ordine non hanno ricevuto, come minimo, una buona dose di bastonate.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa si pu\u00f2 fare dopo una giornata come quella del 31? Una volta che l\u2019evento si \u00e8 chiuso, ci sono almeno due atteggiamenti possibili verso il suo lascito.<br>Si potrebbe dire \u201cabbiamo scherzato\u201d, cercare di rendere pi\u00f9 digeribile l\u2019intensit\u00e0 e la violenza di qualcosa che ci scavalca, che \u00e8 pericoloso e potrebbe comportare delle conseguenze impreviste. Conseguenze non soltanto in termini penali o repressivi, ma anche di scompaginamento o crisi di forme organizzative note, di impossibilit\u00e0 a riprodurre i modi di azione politica che abbiamo seguito fino al giorno prima. Le alleanze politiche all\u2019insegna dell\u2019unanimismo si incrinano, la propaganda nemica fende il consenso grazie alla demonizzazione delle pratiche pi\u00f9 offensive, ci si trova in una condizione scomoda. La prima opzione comporta il tentativo di ricomporre questo consenso nella ricostruzione di un\u2019unica grande famiglia, di riportare l\u2019esperienza dello scontro \u2013 in quanto ha di pi\u00f9 disturbante \u2013 a una narrazione edulcorata e rassicurante che vada bene per tutti i palati. La tattica della ricomposizione ex post, cercando di ricucire gli strappi, tenta di ridimensionare l\u2019attacco alla polizia, di enfatizzare le violenze verso i manifestanti, di rioccupare il ruolo dei \u201cbuoni\u201d nella battaglia comune dell\u2019opposizione alle politiche governative. \u00c8 una tattica che trover\u00e0 &#8211; a fatica &#8211; qualche sostegno in una parte del mondo intellettuale e politico, ma dubitiamo che possa andare molto lontano. Le immagini del disordine sono ancora troppo vivide negli occhi di tutti. Il peggio \u00e8 che un atteggiamento del genere crea uno scollamento paralizzante in chi quel momento lo ha vissuto, e si ricorda bene quanto poco ci sia stato di \u201cdifensivo\u201d nell\u2019esplodere della rabbia collettiva.<br>Un secondo modo di reagire corrisponde invece a una scommessa: pi\u00f9 rischiosa, perch\u00e9 avere contro tutte le voci, tutte le opinioni, non \u00e8 mai una posizione comoda. Ma anche pi\u00f9 autentica e appassionante. Dire alle ragazze e ai ragazzi che hanno combattuto in strada che quel che \u00e8 accaduto \u00e8 una cosa seria, che la distruzione ha una sua razionalit\u00e0 politica, che si pu\u00f2 credere nell\u2019intensit\u00e0 di quell\u2019esperienza e organizzarla in possibilit\u00e0 concreta e generale. Abbiamo parlato della resistenza contro l\u2019ICE in America, che rappresenta almeno in parte un\u2019immagine del nostro futuro pi\u00f9 prossimo, all\u2019insegna di guerra civile e crudelt\u00e0 fascista. L\u2019incontro tra i gesti di opposizione di strada, in aperta sfida alla polizia, le reti di supporto e organizzazione popolare, e un possibile intensificarsi del conflitto, rappresentano un\u2019indicazione seminale dei nostri compiti futuri.<br>Chi ha vissuto la piazza del 31, chi si rende conto dello stato del mondo in cui vive e della portata del suo disastro, sa che non pu\u00f2 aspettarsi nulla da alleanze politiche istituzionali, tutele giuridiche, movimenti d\u2019opinione. Solo credendo fino in fondo all\u2019impatto della sommossa, alle amicizie che vi si intrecciano, alla chance che si trasformi in un potenza rivoluzionaria, ci si pu\u00f2 rendere immuni all\u2019epidemia di stupidit\u00e0 e di cinismo che sembra aver contagiato i nostri contemporanei.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201c\u2026di fronte a questa facciata di marmo, se continuiamo a picconare, forse si trova un filone d\u2019oro. Forse \u00e8 questa la rivoluzione\u201d<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. La migliore eredit\u00e0 che la tradizione dei centri sociali poteva lasciare ai pi\u00f9 giovani, \u00e8 una rabbiosa celebrazione del suo funerale. Il 31 gennaio \u00e8 stato diverse cose allo stesso tempo. 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